La Malta Gaming Authority (MGA), uno dei regolatori più influenti nel panorama europeo del gioco d’azzardo online, sarebbe stata oggetto di un attacco informatico durato mesi. A rivendicarlo è Lilith Wittmann, sviluppatrice software, esperta di sicurezza informatica e attivista con base a Berlino, nota anche per il suo impegno civico e per essersi definita in passato una “influencer del caos”.
In un messaggio pubblico diretto all’autorità maltese, Wittmann afferma senza mezzi termini di essere riuscita ad accedere ai sistemi della MGA, dichiarando: “Sì, vi ho hackerato, e i dati ottenuti sono stati condivisi con partner media, autorità…”. L’attivista sostiene inoltre che l’operazione avrebbe permesso di raccogliere informazioni su presunti meccanismi di supporto alla criminalità organizzata, accusando l’ente di presentarsi come un “servizio pubblico legittimo” mentre, a suo dire, favorirebbe dinamiche opache nel settore dell’iGaming.
Secondo quanto dichiarato, l’accesso ai sistemi sarebbe proseguito per mesi senza essere rilevato. “Niente – ho avuto accesso per mesi. L’hanno appena capito questa settimana”, ha scritto, lasciando intendere una vulnerabilità significativa nei sistemi di sicurezza dell’autorità maltese.
Wittmann ha anche fatto riferimento alle possibili conseguenze legali del gesto, sottolineando il rischio di una richiesta di estradizione verso Malta, dove potrebbe affrontare fino a dieci anni di carcere per l’accesso non autorizzato a sistemi pubblici. Ha tuttavia aggiunto un elemento di forte pressione: qualsiasi azione da parte delle autorità maltesi, secondo lei, comporterebbe la pubblicazione immediata dell’intero archivio di dati raccolti sul settore iGaming.
L’attivista sostiene che le informazioni ottenute abbiano un valore rilevante per il dibattito pubblico e che, in futuro, il modo in cui sono state acquisite potrebbe essere considerato “una necessità giustificata”. Al momento, però, non ha fornito ulteriori dettagli sui contenuti né sulle tempistiche delle eventuali rivelazioni, invitando a non avanzare richieste di chiarimento fino a nuovo avviso.
La vicenda ha rapidamente generato reazioni contrastanti. Sul profilo dell’esperta sono comparsi numerosi messaggi di sostegno, che lodano il gesto come un atto di denuncia nei confronti di presunte opacità del sistema. Altri commenti, invece, esprimono forte preoccupazione per le implicazioni legali e istituzionali.
Tra le voci critiche, c’è chi sottolinea come un’azione del genere, se confermata nei termini descritti, rappresenterebbe un atto grave: l’intrusione nei sistemi di un’autorità statale di un Paese membro dell’Unione europea e la minaccia di diffusione dei dati vengono letti come elementi incompatibili con i principi dello Stato di diritto. Secondo questa posizione, eventuali irregolarità o condotte illecite dovrebbero essere affrontate attraverso strumenti istituzionali, come indagini giudiziarie, accesso agli atti o commissioni parlamentari, e non tramite iniziative individuali di hacking.
Il caso apre dunque un fronte delicato, che intreccia sicurezza informatica, trasparenza delle istituzioni e limiti dell’azione individuale. Da un lato, emerge il tema della resilienza dei sistemi di un’autorità chiave per il mercato europeo del gioco; dall’altro, si riaccende il dibattito sul ruolo degli attivisti digitali e sui confini tra denuncia e violazione della legge.
Resta ora da capire quale sarà la reazione ufficiale della Malta Gaming Authority e se le autorità europee decideranno di intervenire, sia sul piano giudiziario sia su quello della sicurezza dei sistemi critici legati al settore del gioco online.







