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Legalità in Gioco, Gnazzi (Novomatic Italia): “La compliance non è un costo, ma la garanzia della legalità”

La compliance non rappresenta un costo per le imprese del gioco legale, ma il presupposto indispensabile per garantire trasparenza, tutela dei giocatori e contrasto all’illegalità. È questo il messaggio lanciato da Raffaele Gnazzi (in foto) di Novomatic Italia nel corso di “Legalità in Gioco”, l’iniziativa promossa dall’On. Mauro D’Attis (FI) e realizzata con una presentazione speciale di Fortune Italia, dedicata al confronto tra istituzioni, imprese e mondo accademico sul futuro del settore del gioco pubblico.

Nel suo intervento, Gnazzi ha chiarito il significato stesso del termine compliance, definendolo come conformità alle norme. Per questo motivo, ha osservato, considerarla semplicemente un costo rappresenterebbe una contraddizione, poiché significherebbe attribuire un’accezione negativa a ciò che costituisce invece il fondamento dell’attività degli operatori autorizzati.

Secondo il rappresentante di Novomatic Italia, le aziende del comparto sostengono quotidianamente importanti investimenti per rispettare gli obblighi normativi. Si tratta sia di costi legati alle certificazioni, come gli standard ISO, le certificazioni sulla parità di genere e quelle dedicate al gioco responsabile, sia di investimenti molto più consistenti destinati alla prevenzione del riciclaggio di denaro, al contrasto delle dipendenze e alla tutela dei giocatori.

Per Gnazzi il vero costo non è quello sostenuto dagli operatori per rispettare le regole, bensì quello generato dalla loro assenza. La mancanza di compliance crea infatti spazi operativi per il mercato illegale, favorendo soggetti che non rispettano alcun obbligo e che possono ottenere vantaggi economici proprio eludendo controlli e prescrizioni.

Da questa situazione nasce, secondo il manager, una vera e propria concorrenza sleale. Da una parte operano imprese sottoposte a rigorosi adempimenti in materia di antiriciclaggio, sicurezza, tutela dei consumatori e responsabilità sociale; dall’altra si sviluppano circuiti illegali privi di regole, che non sostengono alcuno dei costi imposti agli operatori autorizzati. Una disparità che produce inefficienze e penalizza chi investe nella legalità.

Gnazzi ha quindi ricordato come il settore del gioco legale italiano sia nato con la regolamentazione introdotta all’inizio degli anni Duemila per gli apparecchi da gioco, poi estesa alle scommesse e al gioco online. Il gioco, ha sottolineato, è sempre esistito, ma prima dell’intervento dello Stato gran parte del mercato era privo di regole e spesso controllato dalla criminalità organizzata.

Gli operatori concessionari si sono così trovati a collaborare con le istituzioni nella costruzione di un sistema fondato su regole certe, controlli e garanzie, con l’obiettivo di trasferire la domanda di gioco dal circuito irregolare a quello legale, assicurando contemporaneamente la tutela dei giocatori e degli interessi erariali dello Stato.

Proprio per questo motivo, ha spiegato Gnazzi, gli operatori legali partono da una condizione di svantaggio competitivo rispetto a chi agisce nell’illegalità. Una situazione che, a suo giudizio, richiede un intervento del legislatore non attraverso incentivi economici, ma mediante un quadro normativo stabile, equilibrato e capace di non gravare ulteriormente sulle imprese che già rispettano rigorosamente tutte le prescrizioni previste.

Un sistema eccessivamente repressivo nei confronti del comparto legale, ha concluso, rischia infatti di ampliare il divario tra chi opera nella legalità e chi continua ad agire nell’ombra, rafforzando quel “doppio binario” che finisce per favorire il mercato illegale a discapito delle imprese che investono ogni giorno in sicurezza, trasparenza e responsabilità.

Redazione Jamma
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