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Ippica, 51,9 milioni di raccolta a giugno 2026: +10,6% in due anni, entrate fiscali quasi dimezzate

Il mercato delle scommesse ippiche in Italia continua a crescere nei volumi di gioco, ma produce sempre meno entrate fiscali. È questa la fotografia che emerge dai dati di giugno 2026, che confermano un trend positivo della raccolta ormai consolidato da due anni, ma mettono in evidenza un cambiamento strutturale nelle preferenze degli scommettitori e negli equilibri economici del comparto.

Nel mese di giugno il movimento complessivo tra scommesse d’agenzia e Ippica Nazionale ha raggiunto i 51,94 milioni di euro, con un incremento del 3,25% rispetto ai 50,3 milioni registrati nello stesso mese del 2025 e del 10,6% rispetto ai 46,9 milioni del giugno 2024. Un risultato considerato soddisfacente anche alla luce del calendario, caratterizzato quasi esclusivamente da riunioni in notturna, tradizionalmente meno performanti rispetto alle giornate diurne.

A sostenere la crescita è ancora una volta la Quota Fissa, ormai diventata il motore dell’intero comparto. A giugno ha generato 46,71 milioni di euro, pari a circa il 90% dell’intera raccolta della rete d’agenzia. La crescita è stata del 3,7% rispetto al 2025 e addirittura del 13% nell’arco di due anni. Determinante il contributo del palinsesto complementare, che da solo vale oltre 44,5 milioni di euro e continua a rappresentare la formula preferita dagli scommettitori italiani grazie a un’offerta ampia e continua durante tutta la giornata.

Di segno opposto l’andamento delle altre modalità di gioco. Il Totalizzatore mantiene sostanzialmente gli stessi livelli del 2025, con una raccolta di 3,94 milioni di euro, pur restando inferiore ai valori registrati nel 2024. Più marcata invece la flessione dell’Ippica Nazionale, scesa a 3,79 milioni di euro, con un calo di circa il 13% sia rispetto al 2025 sia rispetto al 2024. Una contrazione che, almeno in parte, è spiegata dalla prevalenza delle riunioni serali, durante le quali molti punti vendita chiudono prima dello svolgimento delle corse.

Il dato che più colpisce riguarda però il gettito fiscale. Nonostante la raccolta continui ad aumentare, il prelievo complessivo destinato allo Stato e alla filiera ippica è diminuito sensibilmente. A giugno 2026 gli incassi fiscali si sono fermati a 2,08 milioni di euro, contro i 2,3 milioni del 2025 e i 3,47 milioni del 2024.

Alla base di questo fenomeno c’è la progressiva riduzione dell’aliquota media di prelievo, passata dal 7,39% del 2024 al 4,57% del 2025 fino al 4% del giugno 2026. Ancora più evidente il calo dell’aliquota applicata alla Quota Fissa, scesa dal 4,96% di due anni fa all’attuale 1,76%.

È il cosiddetto “paradosso fiscale”: gli italiani scommettono di più, ma lo Stato e il settore ippico incassano meno. Una dinamica che riflette anche il cambiamento delle abitudini del pubblico. I giocatori, soprattutto quelli più giovani, prediligono infatti le giocate semplici e immediate come vincente e piazzato a quota fissa, mentre mostrano sempre meno interesse verso Totalizzatore, Tris, Trio e le altre scommesse cosiddette esotiche, percepite come più complesse e meno competitive rispetto ad altri prodotti di gioco.

L’analisi della Quota Fissa evidenzia inoltre un altro elemento destinato ad alimentare il dibattito. Le corse disputate negli ippodromi italiani hanno raccolto 23,45 milioni di euro, mentre quelle estere hanno totalizzato 23,26 milioni. In termini percentuali significa che il 50,2% della raccolta resta legato agli ippodromi nazionali, mentre il restante 49,8% viene generato dalle corse internazionali.

Si tratta di una perfetta divisione del mercato che conferma come il prodotto estero sia ormai parte integrante dell’offerta italiana. Le corse straniere non rappresentano più un semplice completamento del palinsesto, ma una componente essenziale per garantire continuità all’offerta commerciale e mantenere competitiva l’ippica rispetto alle scommesse sportive.

Questa situazione offre però anche uno spunto di riflessione. Se oggi un euro su due giocato a Quota Fissa viene destinato a corse disputate fuori dai confini nazionali, il rischio è che il prodotto italiano perda progressivamente centralità, trasformando le corse estere da supporto del calendario a vero motore della raccolta.

Sul fronte dei singoli ippodromi, Milano San Siro si conferma il punto di riferimento del mercato italiano, risultando primo sia nella raccolta esterna sia nella raccolta effettuata direttamente in ippodromo. Ottimi risultati anche per Agnano Trotto, Garigliano, Cesena e Montegiorgio, che si distinguono per le elevate medie di raccolta per giornata di corse.

Considerando invece il gioco effettuato direttamente negli impianti, San Siro mantiene la leadership con oltre 7.200 euro medi per corsa, seguito da Cesena, Montecatini, Siracusa e Corridonia. Più in difficoltà risultano invece realtà come Pontecagnano, Casarano, Albenga e Treviso, dove la partecipazione del pubblico continua a rimanere contenuta.

I numeri di giugno confermano quindi un settore in trasformazione. La crescita della raccolta dimostra che l’interesse per le scommesse ippiche rimane vivo, ma il mercato si sta spostando sempre più verso prodotti semplici, veloci e caratterizzati da una fiscalità più leggera. Un’evoluzione che impone nuove riflessioni sia sul modello economico della filiera sia sulla capacità dell’ippica italiana di mantenere competitivo il proprio prodotto rispetto a un’offerta internazionale sempre più ampia.

Redazione Jamma
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