In occasione della Giornata internazionale della donna, il Servizio Studi della Camera dei deputati ha pubblicato un dossier che raccoglie le principali misure adottate dal Parlamento italiano nelle ultime legislature per promuovere le pari opportunità di genere. Il documento analizza anche l’azione legislativa dell’Unione europea sul tema, con l’obiettivo di fornire un quadro complessivo delle politiche dedicate alla riduzione delle disuguaglianze tra uomini e donne.
Le misure esaminate riguardano diversi ambiti: dalla promozione della presenza femminile nella vita politica e nelle istituzioni alle politiche del lavoro e fiscali, fino agli interventi su istruzione, salute, conciliazione tra vita privata e lavoro e contrasto alla violenza di genere. Nel dossier vengono inoltre evidenziati gli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) finalizzati alla riduzione dei divari di genere nei vari settori economici e sociali.
Sul fronte dell’imprenditoria femminile, i dati mostrano una sostanziale stabilità. Nel 2025 le imprese guidate da donne sono state 1.302.974, pari al 22,7% del totale delle imprese italiane, in lieve diminuzione rispetto al 2024 quando erano 1.307.116. La variazione è pari a -0,32%, mentre nello stesso periodo il numero complessivo delle imprese è sceso da 5.876.871 a 5.849.524.
L’imprenditoria femminile continua a concentrarsi soprattutto in alcuni settori. In testa si conferma il commercio al dettaglio, con oltre 238 mila imprese femminili, pari a circa il 18% del totale. Seguono i servizi alla persona, che superano le 130 mila attività e rappresentano oltre il 10% dell’imprenditoria femminile, e la ristorazione con più di 106 mila imprese. Un peso significativo si registra anche nel comparto agricolo delle produzioni vegetali e animali, con quasi 184 mila imprese guidate da donne.
Se si osserva la presenza femminile in rapporto al totale delle imprese dei singoli settori, il primato spetta ai servizi alla persona, dove oltre il 60% delle attività è gestito da donne. Seguono le attività di assistenza sociale non residenziale, dove la quota femminile supera il 57%.
Permangono invece forti squilibri in altri comparti produttivi. Tra questi, il settore dei lavori di costruzione specializzati, dove la presenza femminile resta molto limitata: le imprese guidate da donne rappresentano appena il 4,4% del totale.
I dati disponibili mostrano come il divario di genere resti evidente anche nella titolarità delle attività economiche: su un totale di 8.325 titolari, 6.532 sono uomini mentre 1.793 sono donne. Un quadro che conferma come la crescita dell’imprenditoria femminile sia ancora una sfida centrale nelle politiche per le pari opportunità.







