Il gioco illegale come “oggetto fluido”, difficile da definire, da misurare e persino da osservare nella sua interezza. È questa l’immagine utilizzata da Marco Piatti di PRISMA durante l’evento “Misurare l’invisibile – Il mercato del gioco non regolato in Italia”, promosso da Fortune Italia e powered by Novomatic Italia, che si e’ tenuto oggi a Roma.
Nel suo intervento, Piatti ha illustrato i risultati della ricerca dedicata al mercato non regolato del gioco in Italia, soffermandosi sia sugli aspetti metodologici sia sulle caratteristiche dei giocatori che si rivolgono ai circuiti illegali. “Il gioco illegale non è totalizzabile”, ha spiegato, sottolineando come non esistano numeri capaci di rappresentare completamente il fenomeno. “È un oggetto che cambia forma, muta in relazione al soggetto che lo osserva e alla prospettiva di osservazione”.
Secondo Piatti, il punto di partenza dello studio è stato il tentativo di concettualizzare il gioco illegale non come elemento separato, ma come componente del mercato complessivo del gioco. Da qui la scelta di utilizzare modelli combinati e metodologie “discretamente sofisticate”, integrate con fattori matematici adattivi e alimentate dai dati messi a disposizione dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Il risultato dell’analisi, ha spiegato, porta a stimare in circa 30 miliardi di euro il valore minimo del mercato illegale. “È un limite inferiore”, ha precisato Piatti, perché una parte consistente del fenomeno resta invisibile e difficilmente intercettabile. In particolare, l’85% del gioco illegale online risulta “molto più sfuggente”, sia per i canali di accesso sia per le modalità operative utilizzate.
Dalla ricerca emerge inoltre un dato rilevante sul profilo dei giocatori: circa 5,5 milioni di italiani giocano sui circuiti illegali, pari a quasi un quarto del totale dei giocatori italiani. Di questi, circa 4 milioni utilizzano prevalentemente il canale fisico, anche se molti alternano fisico e online.
Piatti ha evidenziato come il fenomeno coinvolga fasce sociali molto più ampie rispetto a quanto comunemente si immagini. I giocatori illegali hanno mediamente circa 40 anni, sono spesso lavoratori attivi, con una significativa presenza di laureati e genitori con figli minorenni. La diffusione appare più marcata nelle regioni meridionali, mentre la motivazione prevalente resta quella del divertimento e dell’intrattenimento.
Uno degli aspetti più delicati emersi dalla ricerca riguarda però la consapevolezza degli utenti. Secondo Piatti, circa un terzo dei giocatori che utilizzano circuiti illegali lo farebbe senza piena coscienza della natura irregolare dell’offerta. “C’è un problema di confine”, ha spiegato, perché molti utenti non riescono realmente a distinguere tra mercato legale e illegale.
È proprio questo elemento, secondo PRISMA, che dovrebbe far riflettere anche in prospettiva di revisione del quadro regolatorio del settore. “La regolazione del mercato legale stabilisce confini e condizioni che possono spingere alcuni soggetti, anche inconsapevolmente, verso offerte alternative”, ha osservato Piatti, sottolineando come il mercato illegale riesca spesso ad adattarsi rapidamente alle restrizioni imposte al circuito autorizzato.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre evidenziato come la presenza del gioco illegale possa produrre effetti che vanno ben oltre il settore del gaming. Piatti ha parlato di una vera e propria capacità del fenomeno di alterare dinamiche economiche e sociali dei territori, influenzando perfino il valore immobiliare, le statistiche economiche e le traiettorie di comportamento dei giocatori problematici.
L’evento romano ha riunito rappresentanti istituzionali, operatori e studiosi del comparto per discutere il peso economico del mercato non regolato e il legame sempre più stretto tra illegalità, nuove tecnologie e criminalità organizzata. Un confronto che ha confermato quanto il fenomeno resti difficile da quantificare, ma sempre più centrale nel dibattito sul futuro della regolamentazione del gioco in Italia.







