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Grecia, stretta del regolatore contro l’abuso dei bonus: smantellata rete da 1,5 milioni nelle scommesse online

In Grecia cresce l’attenzione sul fenomeno dell’abuso dei bonus nelle scommesse online, un fronte che il regolatore ha deciso di presidiare con maggiore intensità dopo alcuni casi emblematici emersi negli ultimi mesi. L’ultimo, in ordine di tempo, arriva da Patrasso e offre una misura concreta della portata del problema: le autorità hanno smantellato un’organizzazione criminale composta da 43 persone, accusata di aver sfruttato in modo sistematico i meccanismi promozionali delle piattaforme di betting, ottenendo profitti illeciti superiori a 1,5 milioni di euro.

Al centro dell’indagine ci sono pratiche ormai note nel settore, ma difficili da arginare senza strumenti adeguati. I membri del gruppo avrebbero utilizzato decine, se non centinaia, di account fittizi o intestati a terzi per aggirare i limiti imposti dalle piattaforme. Tra le tecniche contestate figurano il cosiddetto “bonus abuse”, ossia l’utilizzo ripetuto delle offerte promozionali attraverso identità multiple, e forme di arbitraggio delle scommesse, rese possibili proprio dalla disponibilità di una rete ampia di account.

Secondo quanto emerso, il sistema si basava anche sull’acquisto di dati identificativi di terzi, utilizzati per registrazioni di massa sui siti di gioco, creando così l’apparenza di utenti distinti e legittimi. Un meccanismo che mette in evidenza non solo la vulnerabilità di alcune offerte promozionali, ma anche i limiti dei controlli nei processi di registrazione.

Il quadro normativo greco, almeno sulla carta, è piuttosto chiaro: ogni giocatore può detenere un solo account, all’interno del quale devono essere tracciate tutte le operazioni, dalle scommesse ai flussi finanziari, fino ai dati identificativi. Proprio su questo principio si fonda l’azione della Commissione ellenica per il gioco (EEEP), che ha deciso di rafforzare le attività di vigilanza.

Negli ultimi mesi, l’autorità ha intensificato le ispezioni sugli operatori autorizzati, con controlli mirati sulle condizioni dei bonus, sulle procedure di verifica dell’identità e sui sistemi di monitoraggio delle transazioni sospette. L’obiettivo è duplice: da un lato intercettare comportamenti anomali da parte degli utenti, dall’altro verificare che le società adottino strumenti realmente efficaci per prevenire gli abusi.

Dalla Commissione fanno sapere che il monitoraggio è costante e che ogni segnale riconducibile alla creazione di account multipli viene analizzato con attenzione. Nei casi in cui emergano violazioni, possono scattare sanzioni amministrative, ma non si esclude il ricorso alla giustizia penale per le situazioni più gravi, come quella emersa a Patrasso.

Un passaggio rilevante riguarda proprio la responsabilità degli operatori. Il regolatore sottolinea come non sia sufficiente intervenire a valle, ma sia necessario progettare offerte promozionali e sistemi di controllo che siano, fin dall’origine, meno esposti a manipolazioni. In altre parole, la prevenzione passa anche dal design dei prodotti.

Nonostante il rafforzamento delle attività di enforcement, resta però un limite strutturale: l’assenza di un sistema integrato di condivisione dei dati in tempo reale tra autorità, operatori e istituti bancari. Un gap che rende più complessa l’individuazione tempestiva dei comportamenti fraudolenti e che, secondo diversi osservatori, rappresenta uno dei prossimi nodi da sciogliere per rendere più efficace la regolazione del settore.

Redazione Jamma
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