Tra i risultati rivendicati e le occasioni mancate, il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha indicato nel rapporto tra calcio e scommesse uno dei nodi irrisolti degli ultimi anni. Nel suo intervento ha ricordato come non sia stato possibile ottenere l’introduzione di una quota pari all’1-2% del fatturato delle scommesse da destinare al calcio, misura già adottata in diversi Paesi europei.
Gravina ha inoltre citato tra le riforme rimaste incompiute l’abolizione del divieto di sponsorizzazione da parte delle aziende di betting e l’introduzione di strumenti fiscali di sostegno al settore.
Il presidente federale ha poi allargato il discorso alle difficoltà strutturali del movimento: «Il calcio italiano vive una crisi d’identità», ha affermato, denunciando una visione troppo concentrata sugli interessi dei singoli club e incapace di sviluppare una prospettiva di sistema.
Tra le principali preoccupazioni anche il tema degli stadi. A pochi anni da Euro 2032, Gravina ha parlato di una situazione di «forte apprensione», avvertendo che un eventuale ritardo nelle infrastrutture non rappresenterebbe un danno soltanto per la FIGC ma per la reputazione dell’intero Paese.
Nel suo bilancio, Gravina ha ricordato i successi ottenuti sul piano sportivo e istituzionale, dalla vittoria degli Europei del 2021 al rafforzamento del ruolo internazionale della Federazione, senza nascondere però le delusioni per le mancate qualificazioni ai Mondiali e per le riforme che, a suo giudizio, il sistema non è riuscito a realizzare.







