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Goldman Sachs non aspetta la SEC: perché le banche USA blindano i prediction market prima che esista una legge per farlo

Goldman Sachs, Morgan Stanley, JPMorgan Chase e Bank of America hanno avvisato i dipendenti che rischiano il licenziamento se operano su prediction market legati a finanza e politica. La notizia, riportata da Reuters e Bloomberg il 9 luglio 2026, è stata letta come l’ennesima stretta di compliance su un prodotto finanziario in crescita. La domanda che nessuno sta ponendo è perché quattro tra le banche più sorvegliate al mondo si siano imposte da sole un divieto che nessuna legge sui titoli le obbliga ancora a scrivere. La risposta è che il regime che vieta l’insider trading sulle azioni esiste da ottantaquattro anni ed è stato testato in tribunale in centinaia di casi. Il regime equivalente sugli event contract ne ha undici, non è mai stato usato per un caso di questa portata, e vive sotto un’autorità diversa da quella che sorveglia i titoli. Le banche non stanno rispettando una legge più severa. Stanno anticipando un vuoto che sanno essere temporaneo.

Le banche vietano quello che nessuna legge sui titoli vieta ancora

Goldman Sachs ha comunicato ai dipendenti, tramite memo interno, il divieto di operare su contratti event legati ad aziende specifiche, elezioni, mercati finanziari, dati macroeconomici e geopolitica. Sport ed entertainment restano permessi: un dipendente Goldman può ancora scommettere su chi vince il Mondiale o su chi si aggiudica un Oscar. Le violazioni ripetute possono portare al licenziamento o alla chiusura del conto di trading, e i profitti oltre i 200 dollari ottenuti da operazioni proibite vanno restituiti o devoluti in beneficenza.

Morgan Stanley ha inserito linee guida sui prediction market nel proprio codice di condotta, senza rendere pubblici i dettagli specifici delle restrizioni. JPMorgan Chase non ha introdotto un divieto separato: ha esteso ai prediction market il principio già in vigore sul divieto di operare con informazioni riservate o non pubbliche, la stessa clausola che regola da anni l’uso di dati su fusioni, utili, operazioni di finanziamento o decisioni di policy prima che diventino pubbliche. Bank of America ha ampliato le proprie regole con esempi specifici di operazioni vietate, tra cui eventi legati a singole aziende e dati macroeconomici.

Nessuna delle quattro banche cita, come base del divieto, un obbligo normativo nuovo. Lo motivano come gestione del rischio reputazionale e legale su un prodotto che tratta le stesse informazioni price sensitive di un titolo azionario, senza esserne uno.

L’insider trading sui titoli ha ottantaquattro anni di giurisprudenza, quello sugli event contract undici

La Securities and Exchange Commission persegue l’insider trading sulle azioni attraverso la Rule 10b-5, promulgata nel 1942 sulla base del Securities Exchange Act del 1934 e testata in tribunale in ogni decennio successivo, con una giurisprudenza che copre quasi ogni scenario. Gli event contract non sono titoli. La Commodity Futures Trading Commission rivendica giurisdizione esclusiva su di essi come contratti su commodity e swap, e lo strumento antifrode disponibile è la Regulation 180.1, introdotta nel 2011 con il Dodd Frank Act per vietare frodi e comportamenti ingannevoli su swap e futures.

A marzo 2026 il direttore dell’enforcement CFTC David Miller ha dichiarato che l’insider trading sui prediction market basato su informazioni sottratte è una violazione seria perseguita con priorità. È una dichiarazione di intenti, non un corpo di sentenze. Le banche lo sanno. Un caso mediatico costruito sul trading di un proprio dipendente su un contratto legato a un’operazione della banca stessa non aspetterebbe undici anni di enforcement per diventare un titolo di giornale.

Il Congresso sta indagando lo stesso buco dall’altro lato del mercato

Mentre le banche blindano i propri dipendenti, il Congresso americano indaga se sono gli utenti delle piattaforme a sfruttare lo stesso vuoto. Il 22 maggio 2026 il presidente della House Oversight Committee James Comer ha aperto un’indagine su Kalshi e Polymarket per verificare come le piattaforme controllano l’identità degli utenti e monitorano il trading sospetto. La richiesta arriva dopo che un militare statunitense è stato incriminato dal Dipartimento di Giustizia per aver guadagnato quattrocentomila dollari scommettendo sulla cattura di Nicolás Maduro con informazioni classificate, e dopo che oltre ottanta utenti Polymarket hanno piazzato scommesse nelle ore precedenti agli attacchi USA e Israele contro l’Iran. Comer ha segnalato l’intenzione di proporre una legge che vieti a membri del Congresso e funzionari governativi di operare su prediction market.

Due indagini parallele condividono la stessa struttura. Le banche temono che i propri dipendenti sfruttino informazioni interne sui prediction market. Il Congresso teme che militari e funzionari sfruttino informazioni di stato sugli stessi mercati. In entrambi i casi manca ancora una sentenza, una regola definitiva, un precedente che chiuda la questione. Le banche hanno deciso di non aspettare che qualcuno lo scriva per loro.

L’Italia ha già vissuto la stessa ambiguità, dal lato opposto del tavolo

Il mercato italiano ha affrontato la stessa domanda di fondo, senza un dipendente di banca al centro. A ottobre 2025 l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha inserito Polymarket nella blacklist dei siti da oscurare per gioco pubblico non autorizzato. Il TAR Lazio ha sospeso il provvedimento a dicembre, ma non ha mai stabilito nel merito se un mercato predittivo in cripto attività sia gioco d’azzardo o un prodotto finanziario. Il 10 luglio 2026 ADM ha reinserito Polymarket in blacklist, sulla base dello stesso vuoto giuridico mai colmato da una sentenza.

Negli Stati Uniti il vuoto viene colmato per primo dalle banche, con una policy interna. In Italia viene gestito da un’autorità amministrativa, con un provvedimento che può cambiare direzione più volte in una stagione. In nessuno dei due sistemi un giudice ha ancora stabilito cosa sia, per legge, un event contract. Cambia solo chi si muove prima di quella risposta: un compliance department privato negli Stati Uniti, un’authority pubblica in Italia. Il prodotto sotto esame è lo stesso.

La domanda da portare al prossimo tavolo di rischio

Quattro tra le banche più sorvegliate al mondo hanno deciso che il costo di aspettare la legge è più alto del costo di anticipare la regola. Lo hanno fatto senza attendere una sentenza, un regolamento CFTC definitivo o l’esito dell’indagine del Congresso.

Per un operatore o un fornitore che tratta prediction market, dati di quote o prodotti adiacenti in un mercato ancora privo di una qualificazione giuridica stabile, come quello italiano, la domanda operativa non è se il regolatore arriverà a una classificazione definitiva. È se conviene aspettare che lo faccia, o comportarsi già oggi come se il rischio che Goldman Sachs ha appena prezzato fosse anche il proprio.

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