HomeAttualitàGioco under 25, Poso (ADM): “Non bastano i divieti, serve più educazione”

Gioco under 25, Poso (ADM): “Non bastano i divieti, serve più educazione”

All’Italian Gaming Expo & Conference 2026 in corso a Roma, il panel “Il gioco responsabile e under 25: contesto e strategia d’intervento” ha posto al centro del confronto il delicato passaggio tra il divieto di accesso al gioco per i minori e l’ingresso legale dei giovani nel sistema. Tra gli interventi più rilevanti, quello di Elisabetta Poso (in foto), Dirigente dell’Ufficio Apparecchi da intrattenimento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), che ha sottolineato la necessità di affiancare alle norme un approccio più ampio e strutturato.

Poso ha evidenziato come il momento di transizione tra la minore età e i primi approcci legali al gioco rappresenti una fase particolarmente delicata. Se da un lato il sistema italiano prevede divieti e sanzioni molto stringenti per impedire l’accesso ai minori, soprattutto nel canale fisico, dall’altro i dati dimostrano che una parte dei giovani riesce comunque ad avvicinarsi al gioco prima dei 18 anni.

Nel canale online, ha spiegato, i controlli risultano più rigorosi grazie ai sistemi di verifica dell’identità, mentre nella rete fisica resta centrale il ruolo degli operatori nel far rispettare le regole. Tuttavia, l’inasprimento delle sanzioni, pur necessario, non appare sufficiente da solo a contrastare il fenomeno.

Secondo Poso, è fondamentale affiancare al sistema dei divieti un’azione educativa più incisiva. L’adolescenza, che secondo alcuni studi si estende fino ai 21 anni, è una fase caratterizzata anche da comportamenti di trasgressione delle regole. Per questo motivo, norme rigide devono essere accompagnate da percorsi di informazione e sensibilizzazione, da sviluppare nei contesti più adatti, a partire dalla scuola e dagli ambienti sociali di riferimento.

L’obiettivo è costruire una maggiore consapevolezza nei giovani, rendendoli più preparati ad affrontare un’offerta di gioco che diventa accessibile con la maggiore età.

Un altro punto chiave dell’intervento riguarda il ruolo degli operatori del settore. Nella nuova regolamentazione, ha sottolineato Poso, diventa centrale la loro capacità di intercettare e gestire situazioni a rischio. Questo vale sia per l’online, dove strumenti avanzati come l’intelligenza artificiale possono supportare l’analisi dei comportamenti, sia per il canale fisico, dove il contatto diretto con il pubblico rappresenta un elemento decisivo.

In questo contesto, la formazione e la professionalizzazione degli operatori assumono un’importanza strategica. Fornire strumenti adeguati significa metterli nelle condizioni di riconoscere segnali di disagio, intervenire correttamente e indirizzare i giocatori verso percorsi di prevenzione o cura quando necessario.

Poso ha infine richiamato il concetto di responsabilità collettiva. Il tema del gioco responsabile, soprattutto nella fascia under 25, non può essere affrontato da un solo attore. È necessario un impegno congiunto che coinvolga istituzioni, operatori, famiglie e società nel suo complesso.

Dal confronto emerso al panel dell’IGE appare chiaro che la sfida non è solo normativa, ma culturale. Rafforzare i controlli resta fondamentale, ma senza un investimento parallelo in educazione e prevenzione il rischio è quello di non incidere realmente sui comportamenti. Per questo, come evidenziato da Elisabetta Poso, il futuro delle politiche sul gioco passa da un equilibrio tra regole, consapevolezza e responsabilità condivisa.

Redazione Jamma
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