La Corte Suprema dei Paesi Bassi ha stabilito che i contratti di gioco conclusi tra i giocatori e gli operatori di gioco online privi di licenza prima del 1° ottobre 2021 non sono automaticamente nulli. La decisione, destinata ad avere un impatto su centinaia di migliaia di giocatori olandesi, restringe in modo significativo la possibilità di ottenere il rimborso delle perdite subite nel periodo precedente all’apertura del mercato regolamentato.
La sentenza, pronunciata il 3 luglio, risponde a una questione interpretativa sollevata dai tribunali di Amsterdam e del Noord-Holland in merito all’applicazione dell’articolo 1 della Legge sui giochi di fortuna (Wet op de kansspelen – WoK), che fino all’entrata in vigore del Remote Gambling Act (KOA Act), il 1° ottobre 2021, vietava l’offerta di giochi online nei Paesi Bassi senza autorizzazione.
I giudici erano chiamati a stabilire se gli accordi stipulati con operatori privi di licenza dovessero essere considerati nulli ai sensi dell’articolo 3:40 del Codice Civile olandese. La Corte Suprema ha escluso questa interpretazione, affermando che né il testo né la struttura della normativa consentono di ritenere che l’assenza della licenza renda automaticamente invalido il contratto concluso con il giocatore.
Secondo la Corte, il legislatore aveva previsto sanzioni di natura amministrativa e penale nei confronti degli operatori che offrivano gioco senza autorizzazione, ma non l’invalidità civile dei contratti stipulati con i clienti.
La decisione, tuttavia, non esclude completamente la possibilità per i giocatori di ottenere un risarcimento. La Corte ha precisato che, in singoli casi, gli accordi potrebbero essere annullati per specifiche ragioni, come l’errore essenziale nella formazione del consenso, oppure potrebbero dare luogo a richieste di risarcimento qualora venga dimostrata una condotta illecita dell’operatore. L’eventuale recupero delle somme perse dovrà quindi essere valutato caso per caso e non potrà più fondarsi sulla presunta nullità automatica dei contratti.
La pronuncia interessa numerose azioni collettive avviate negli ultimi anni contro operatori internazionali che offrivano servizi ai giocatori olandesi prima della regolamentazione del mercato. Tra questi figurano Unibet, all’epoca controllata da Kindred Group e oggi parte di FDJ United, oltre ai marchi Bwin, PartyCasino e PartyPoker del gruppo Entain e 888, oggi operatore con il marchio evoke.
Gli studi legali e le associazioni dei consumatori avevano sostenuto che, essendo il gioco online vietato prima dell’ottobre 2021, tutti i contratti stipulati in quel periodo dovessero essere considerati nulli con conseguente restituzione delle perdite ai giocatori.
Entain ha accolto favorevolmente la decisione della Corte Suprema, affermando che essa conferma la posizione sostenuta dalla società fin dall’inizio del contenzioso: gli accordi conclusi prima del 1° ottobre 2021 sono validi e le perdite storiche non possono essere recuperate sulla base della loro presunta nullità. Secondo il gruppo, la sentenza rende ormai prive di fondamento le richieste di rimborso fondate esclusivamente su tale argomentazione, sia nelle cause individuali sia in quelle collettive.
L’avvocato Benzi Loonstein, promotore di numerose azioni collettive contro operatori senza licenza, ha definito la decisione deludente per molti giocatori, pur riconoscendo che mette fine a un dibattito giuridico che durava da anni. Il legale ha inoltre evidenziato come l’orientamento adottato dalla Corte Suprema olandese sia diverso rispetto a quello seguito dai tribunali di Germania e Austria, dove gli accordi conclusi con operatori non autorizzati sono stati invece considerati nulli.
Le cause sospese in attesa della pronuncia della Corte Suprema potranno ora riprendere seguendo i principi stabiliti dalla sentenza. Tra queste figura anche la richiesta di risarcimento da 75 milioni di euro presentata nel 2025 dall’associazione Dynamiet contro FDJ United per conto di circa 2.500 ex clienti Unibet. Dopo questa decisione, anche tale procedimento dovrà essere fondato su presupposti giuridici diversi dalla semplice nullità dei contratti conclusi prima della regolamentazione del mercato.







