Si è tenuto oggi a Roma, presso la Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale in Piazza di Monte Citorio, l’incontro dal titolo “Giocare da grandi. Generazioni a confronto tra sogni e realismo”, nuovo appuntamento promosso dall’Osservatorio sul gioco pubblico di SWG. L’evento ha riunito rappresentanti delle istituzioni, esperti e operatori del settore per discutere dell’evoluzione del rapporto tra gioco e società, con particolare attenzione alle differenze generazionali e alle trasformazioni culturali che stanno ridefinendo il modo di vivere il gioco pubblico in Italia.
L’incontro si inserisce nel percorso di analisi avviato nel 2020 dall’Osservatorio “Giocare da grandi”, iniziativa nata con l’obiettivo di approfondire, attraverso un approccio empirico e basato sui dati, le principali dinamiche che interessano il comparto del gioco pubblico. Nel corso degli anni, le rilevazioni e gli studi realizzati dall’Osservatorio hanno contribuito ad alimentare un confronto informato tra istituzioni, studiosi e operatori della filiera, mettendo al centro temi di forte attualità legati al rapporto tra cittadini, tecnologie e intrattenimento.
La tavola rotonda ospitata oggi nella sede romana ha rappresentato anche l’occasione per presentare le più recenti rilevazioni dell’Osservatorio e per avviare una riflessione sulle sfide che il settore si trova ad affrontare in una fase segnata da profondi cambiamenti normativi, culturali e sociali. L’iniziativa è stata promossa da Formiche, Brightstar e SWG, con Urania News nel ruolo di media partner.
Nel corso del dibattito è intervenuta anche Laura D’Angeli, founder dello Studio D’Angeli ed esperta nel settore del gaming, che ha offerto una riflessione sul rapporto tra giovani, rischio e trasformazione digitale dell’intrattenimento. D’Angeli ha osservato come la limitata propensione al rischio degli italiani sia un dato noto anche nel campo economico e finanziario. «Gli italiani – ha ricordato – investono mediamente solo l’11% del proprio patrimonio, contro circa il 30% degli americani». Un atteggiamento che, secondo l’esperta, si riflette anche nel modo in cui le nuove generazioni si rapportano alle scelte economiche e alle opportunità offerte dal digitale.
La dimensione familiare, ha spiegato, gioca un ruolo centrale nella formazione di questo atteggiamento: i modelli comportamentali osservati in casa tendono infatti a essere replicati nella vita adulta. Allo stesso tempo, però, le nuove generazioni vivono in un contesto profondamente diverso rispetto al passato, caratterizzato da una crescente integrazione tra mondo fisico e digitale. «Anche nel settore del gioco – ha osservato – la distinzione tra online e offline è ormai superata: l’esperienza è sempre più omnicanale e fluida».
Per spiegare questa trasformazione, D’Angeli ha citato l’esempio del concerto virtuale di Travis Scott su Fortnite nel 2021, evento che ha mostrato come videogiochi, intrattenimento e dimensione sociale possano fondersi in un’unica esperienza immersiva. «Per molti giovani – ha spiegato – non esiste più una vera distinzione tra partecipare a un evento digitale e vivere un’esperienza nel mondo reale». Questo processo di ibridazione contribuisce a ridefinire il rapporto con l’intrattenimento e con le dinamiche economiche che lo accompagnano.
Proprio questa immersione in ambienti digitali complessi, secondo l’esperta, rende centrale il tema della consapevolezza. La rapidità delle interazioni online – dagli acquisti effettuati in pochi secondi fino alle transazioni finanziarie o alle dinamiche dei videogiochi – produce infatti uno scollamento tra l’azione e la percezione delle sue conseguenze. «Nel mondo digitale – ha spiegato – le decisioni vengono prese in tempi estremamente rapidi, mentre gli effetti si manifestano spesso in un momento successivo». Questo divario temporale può aumentare il livello di rischio, soprattutto per i più giovani.
Un esempio emblematico è quello delle loot boxes nei videogiochi, meccanismo che consente ai giocatori di acquistare contenuti virtuali il cui risultato è casuale. «Funzionano un po’ come le vecchie bustine che si compravano in tabaccheria, ma con una dimensione digitale e immediata», ha spiegato D’Angeli, ricordando come in diversi Paesi queste pratiche siano state assimilate a forme di gioco con elementi di aleatorietà e, in alcuni casi, sottoposte a regolamentazione.
Per questo motivo, secondo l’esperta, il nodo centrale resta quello dell’informazione. «La consapevolezza non può che nascere da una corretta informazione», ha sottolineato, evidenziando come le persone debbano essere messe nelle condizioni di comprendere pienamente i prodotti e le esperienze con cui entrano in contatto, che si tratti di social media, videogiochi o gioco con vincita in denaro.
D’Angeli ha poi affrontato anche il tema della reputazione del settore del gioco, sottolineando come la fiducia dei consumatori sia strettamente legata alla capacità degli operatori di mantenere le promesse fatte e di comunicare in modo chiaro gli strumenti di tutela esistenti. Oggi, ha osservato, esistono numerosi sistemi di player protection, ma spesso vengono comunicati in modo troppo tecnico o con modalità diverse da operatore a operatore, risultando poco comprensibili soprattutto per le nuove generazioni.
Secondo l’esperta, uno dei passaggi fondamentali potrebbe essere la definizione di messaggi informativi più chiari e standardizzati, con slogan e indicatori comuni che rendano immediatamente comprensibili i principi di gioco responsabile e le tutele disponibili per i maggiorenni. Un approccio che potrebbe contribuire non solo a rafforzare la reputazione del comparto, ma anche a prevenire comportamenti problematici attraverso una maggiore consapevolezza dei rischi.







