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Giocare da grandi, Riccardo Grassi (SWG): “Gli italiani hanno pochi sogni e vedono il giocatore soprattutto in chiave negativa”

Nel corso dell’evento “Giocare da grandi. Generazioni a confronto tra sogni e realismo”, in svolgimento presso l’Hotel Nazionale – Sala Capranichetta, in Piazza di Monte Citorio a Roma, Riccardo Grassi, direttore di ricerca di SWG, ha presentato i risultati di un’indagine dedicata agli atteggiamenti degli italiani verso il rischio, i sogni e la percezione del gioco, evidenziando come nel Paese emerga un quadro di forte prudenza e di aspettative limitate sul futuro. Secondo i dati illustrati, gli italiani non sono un popolo particolarmente incline al rischio: la quota di cittadini realmente “propensi al rischio” oscilla tra l’8% e il 15%, stabilizzandosi intorno al 12%, mentre la maggioranza tende a cercare equilibrio e prudenza nelle scelte quotidiane. Solo il 7% degli intervistati dichiara di aver compiuto spesso scelte azzardate nella propria vita. L’indagine ha inoltre evidenziato come il tema dei sogni e degli obiettivi personali appaia oggi ridimensionato: un italiano su dieci afferma di non avere alcun sogno o progetto importante, il 57% dice di averne uno o due, mentre appena il 26% dichiara di avere almeno tre obiettivi rilevanti, dato che scende al 35% tra i giovani, segno di una crescente tendenza a concentrarsi sul breve periodo piuttosto che su progetti di lungo termine. Per il 40% degli italiani i sogni servono soprattutto a dare un senso alla propria vita, mentre il 37% li considera uno strumento per stabilire priorità, ma il 15% li giudica un’illusione o una perdita di tempo, indicatore di una società che fatica a proiettarsi nel futuro. Anche la percezione della possibilità di realizzare i propri obiettivi appare limitata: solo il 57% ritiene realizzabile il sogno di viaggiare, il 51% quello di garantire una formazione di qualità ai figli, mentre appena il 30% dei giovani sostiene che in Italia sia possibile realizzare davvero i propri obiettivi. L’indagine ha analizzato anche il rapporto con il denaro e gli investimenti: in caso di una somma improvvisa di 10 mila euro, il 47% degli italiani la metterebbe da parte, il 27% la investirebbe e il 29% la spenderebbe; con 100 mila euro il 37% li risparmierebbe per imprevisti, mentre il 34% li investirebbe. Sul fronte del gioco, infine, emerge una percezione sociale ancora fortemente negativa: circa l’80% degli intervistati associa al giocatore almeno un’accezione negativa, mentre il 28% considera malata una persona che gioca e perde denaro. Solo una minoranza interpreta il gioco come semplice forma di divertimento o passatempo, segnale – ha sottolineato Grassi – di un clima culturale che continua a guardare al fenomeno del gioco con diffidenza, nonostante la realtà dei comportamenti dei giocatori sia molto più articolata.

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