Nel corso dell’evento “Giocare da grandi. Generazioni a confronto tra sogni e realismo”, in svolgimento presso l’Hotel Nazionale – Sala Capranichetta in Piazza di Monte Citorio a Roma, è intervenuto Giuseppe Carrus, professore ordinario di Psicologia Sociale all’Università Roma Tre, che ha analizzato il tema della propensione al rischio e delle aspettative delle nuove generazioni alla luce dei dati presentati dall’indagine SWG illustrata in apertura da Riccardo Grassi. Carrus ha sottolineato come, dal punto di vista psicologico, la bassa propensione al rischio emersa tra gli italiani non rappresenti una sorpresa, ricordando che numerose teorie ed evidenze empiriche dimostrano come la mente umana sia generalmente più orientata a evitare le perdite che a inseguire il guadagno. “Gli esseri umani tendono ad essere più avversi al rischio che orientati al profitto”, ha spiegato il docente, evidenziando come questa caratteristica sia diffusa in Europa e ancora più evidente nel confronto con contesti come quello statunitense. Tuttavia, accanto a questa tendenza strutturale, Carrus ha richiamato l’attenzione su un fattore che emerge con particolare forza dai dati: la crescente incertezza rispetto al futuro e la conseguente riduzione della fiducia nelle proprie capacità di raggiungere obiettivi, elemento che in psicologia viene definito “autoefficacia”. Quando la percezione di autoefficacia diventa troppo bassa, ha spiegato il professore, le persone finiscono per rinunciare a porsi obiettivi, convinte di non avere le risorse per raggiungerli. Secondo Carrus, questo fenomeno appare particolarmente rilevante tra i giovani e rappresenta un segnale di attenzione anche per il mondo accademico, dove già da tempo si registra una bassa propensione degli studenti italiani a intraprendere percorsi scientifici, spesso percepiti come troppo difficili o fuori dalla propria portata. Il docente ha sottolineato come sia quindi necessario rafforzare percorsi educativi e sociali capaci di restituire fiducia alle nuove generazioni, incoraggiando l’investimento sul futuro e la capacità di progettare obiettivi a lungo termine. Carrus ha inoltre ricordato che, dal punto di vista neurobiologico, il cervello dei giovani – in particolare fino ai 25 anni – è ancora in fase di sviluppo nelle aree deputate al controllo degli impulsi, mentre i sistemi emotivi sono già pienamente attivi: una condizione che rende i giovani generalmente più inclini al rischio. Proprio per questo, ha osservato, il fatto che emerga comunque una forte prudenza anche tra le fasce più giovani rappresenta un dato che merita attenzione e approfondimento. Secondo Carrus, tale fenomeno potrebbe essere legato alle condizioni di incertezza sociale ed economica che caratterizzano l’attuale contesto, ma anche alla crescente pressione competitiva che i giovani percepiscono nel proprio percorso di vita. Il professore ha concluso sottolineando la necessità di ulteriori studi interdisciplinari per comprendere meglio queste dinamiche e individuare strategie utili a rafforzare la fiducia delle nuove generazioni nel futuro.







