HomeAttualitàFrancia, nuove regole per il cloud: obbligo di pubblicare l’impatto ambientale

Francia, nuove regole per il cloud: obbligo di pubblicare l’impatto ambientale

La Francia prepara un nuovo intervento normativo per aumentare la trasparenza ambientale nel settore del cloud computing. Il progetto di decreto, notificato alla Commissione europea l’8 giugno 2026 nell’ambito della procedura TRIS, dà attuazione all’articolo 33 della legge n. 2024-449 del 21 maggio 2024 sulla sicurezza e la regolazione dello spazio digitale (SREN).

La misura riguarda i fornitori di servizi di infrastruttura cloud (IaaS), ai quali sarà richiesto di pubblicare annualmente sul proprio sito internet una serie di informazioni dettagliate sull’impatto ambientale delle attività svolte.

Il decreto introduce l’obbligo di rendere pubblici cinque parametri considerati essenziali per valutare la sostenibilità delle infrastrutture digitali: l’impronta di carbonio, il consumo totale di energia, il consumo totale di acqua, l’indice di efficienza energetica dei data center (PUE) e quello di efficienza idrica (WUE).

L’obiettivo dichiarato dal governo francese è consentire a imprese, amministrazioni pubbliche e utenti professionali di confrontare i diversi fornitori sulla base di dati ambientali standardizzati, affidabili e facilmente accessibili.

Secondo la documentazione allegata alla notifica, il settore digitale è responsabile di circa il 4% delle emissioni globali di gas serra e una quota significativa deriva dai data center. Le autorità francesi sottolineano inoltre che il mercato nazionale dell’IaaS è dominato per il 71% da tre grandi operatori statunitensi: Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud Platform.

La mancanza di dati omogenei e comparabili, evidenzia il governo, favorisce fenomeni di asimmetria informativa e rischi di “greenwashing”, rendendo difficile per i clienti valutare l’effettiva sostenibilità delle diverse offerte presenti sul mercato.

La Francia sostiene che il provvedimento non introduce restrizioni significative alla concorrenza né limita l’accesso al mercato nazionale. I fornitori stranieri potranno continuare a operare normalmente, dovendo soltanto pubblicare le informazioni ambientali richieste. Inoltre, gli indicatori oggetto dell’obbligo sarebbero già raccolti dalla maggior parte degli operatori per esigenze operative, di efficienza energetica e di rendicontazione aziendale.

Secondo Parigi, la misura rappresenta una risposta proporzionata agli obiettivi di tutela ambientale e di informazione dei consumatori, senza imporre standard tecnologici specifici né obblighi di prestazione ambientale.

La notifica è stata trasmessa alla Commissione europea con il numero 2026/0280/FR. Il periodo di standstill terminerà il 9 settembre 2026, data entro la quale gli altri Stati membri e le istituzioni europee potranno formulare eventuali osservazioni sul testo prima della sua definitiva adozione.

Redazione Jamma
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