La senatrice Cinzia Pellegrino, Fratelli d’Italia, ha depositato al Senato un’interrogazione che chiede ai ministeri competenti di verificare la legittimità dell’app Chicken Road e dei giochi che condividono la sua meccanica, i crash game. Il testo pone la domanda più immediata: questi giochi rientrano nella definizione di gioco d’azzardo prevista dalla normativa ADM?
È una domanda legittima, ma arriva in ritardo di anni. Aviator, il crash game di Spribe, è in catalogo dei maggiori operatori con licenza ADM verificata. Così come JetX e Spaceman. Il meccanismo del moltiplicatore che cresce fino al crash, con la possibilità di incassare in ogni istante, è già dentro il perimetro regolamentato italiano, già classificato come gioco d’azzardo, già offerto da concessionari che versano le imposte previste dalla legge.
Il Regno Unito ha smesso di porsi la domanda sulla natura giuridica del crash game da tempo. L’ha spostata su un problema diverso: il rischio di riciclaggio che il meccanismo del cash out istantaneo genera per costruzione. Quel problema, non la qualificazione, manca nel testo dell’interrogazione italiana.
Il crash game è già gioco d’azzardo regolamentato, ADM lo ha già stabilito nei fatti
Aviator, JetX e Spaceman non sono eccezioni tollerate ai margini del mercato regolamentato. Sono prodotti in catalogo presso alcuni dei maggiori concessionari italiani, sottoposti agli stessi controlli previsti per slot e giochi da tavolo online, incluso l’uso di algoritmi provably fair che rendono verificabile l’esito di ogni round. ADM non ha mai avuto bisogno di una presa di posizione esplicita sulla natura giuridica del crash game, perché lo ha già trattato come gioco d’azzardo nel momento in cui ne ha autorizzato l’offerta sui siti dei propri concessionari. La domanda posta dall’interrogazione ha già una risposta scritta nei cataloghi dei casinò online italiani.
Chicken Road, il gioco specifico citato nell’interrogazione, si colloca fuori da questo perimetro. Il fornitore, InOut Games, dichiara una licenza Curaçao eGaming rilasciata nel 2024, non una concessione ADM. Il gioco non risulta tra i prodotti offerti dai concessionari italiani autorizzati. È un problema reale, ma è un problema di perimetro dell’operatore, non di natura giuridica del meccanismo. Confondere le due cose porta l’interrogazione a chiedere ad ADM di rispondere su un piano già chiuso, invece di chiederle conto della sorveglianza sui prodotti che restano fuori dal recinto vigilato.
A Londra la domanda sulla natura giuridica è archiviata, il fronte aperto è l’antiriciclaggio del cash out istantaneo
Nell’aprile 2025 la UK Gambling Commission ha pubblicato una valutazione del rischio nazionale che alza da basso a medio il rischio di riciclaggio associato ai casinò online, citando i prodotti a gioco veloce come fattore della revisione. I crash game, per la commissione britannica, non sono più oggetto di discussione sulla loro qualificazione. Sono oggetto di monitoraggio delle transazioni, perché la possibilità di incassare in qualsiasi istante mentre il moltiplicatore cresce produce puntate rapide e frequenti, difficili da distinguere da un tentativo di frazionare somme sospette.
Il 30 ottobre 2025 la UKGC ha sospeso la licenza di Spribe, il fornitore di Aviator, per violazione dei requisiti previsti sull’attività di hosting. La sospensione riguardava un profilo tecnico, non l’antiriciclaggio in senso stretto, ma è arrivata nello stesso ciclo di attenzione regolatoria che aveva già segnalato i crash game come area di rischio elevato. La licenza è stata ripristinata il 30 marzo 2026, dopo cinque mesi. Aviator, il crash game più diffuso al mondo, è rimasto fuori dai siti regolamentati britannici anche dopo il ripristino. Il regolatore inglese ha dimostrato di poter fermare l’operatività di un fornitore di crash game senza mettere in discussione se il crash sia gioco d’azzardo. Quella domanda, per la UKGC, non è più sul tavolo da anni.
L’interrogazione italiana interroga la fase sbagliata del ciclo regolatorio
Se i ministeri competenti rispondono confermando che il crash game rientra nella definizione di gioco d’azzardo, quella risposta non cambierà nulla nella pratica. ADM lo tratta già così. Il rischio che l’interrogazione lascia fuori è quello che il Regno Unito sta già gestendo sui propri concessionari: se il perimetro di vigilanza ADM sui prodotti crash già in catalogo, Aviator, JetX, Spaceman, includa controlli antiriciclaggio calibrati sul pattern specifico del cash out istantaneo, o se quei controlli restino gli stessi previsti per una slot machine tradizionale, dove il ritmo delle puntate è diverso e più lento.
ADM ha già un quadro antiriciclaggio per i concessionari, e lo ha aggiornato di recente. Le linee guida pubblicate il 19 novembre 2024 indicano le categorie di gioco che richiedono vigilanza rafforzata, e citano in modo puntuale betting exchange e poker come aree a rischio più elevato per riciclaggio e finanziamento del terrorismo. I crash game non compaiono in quell’elenco. La UKGC ha isolato i fast-play product come fattore di rischio specifico nell’aprile 2025, cinque mesi dopo l’ultimo aggiornamento italiano. Non è detto che ADM debba copiare la classificazione inglese, ma è il tipo di gap che un’interrogazione parlamentare potrebbe far emergere, chiedendo conto non della qualificazione di un gioco già regolamentato nella sostanza, bensì della capacità di ADM di leggere in tempo reale un comportamento di puntata che un’altra autorità di riferimento ha già isolato come rischio specifico, e che le linee guida italiane più recenti non nominano.
Il paragone non è solo tecnico. Le operazioni sospette nel gioco online italiano vengono segnalate all’Unità di Informazione Finanziaria secondo l’articolo 35 del decreto 231 del 2007, quando il concessionario sa, sospetta o ha motivo di sospettare un tentativo di riciclaggio. Quella soglia di sospetto si costruisce su pattern di comportamento riconoscibili: puntate ripetute, importi frazionati, prelievi immediati dopo il deposito. Il cash out di un crash game, per definizione, produce quel tipo di sequenza decine di volte in una sessione, con una frequenza che nella slot tradizionale non si presenta. Se il modello di rilevazione dei concessionari non distingue tra le due dinamiche, il segnale utile rischia di perdersi nel rumore di un prodotto che per ritmo di puntata ha una struttura diversa da quella per cui quel modello è stato tarato.
Il caso Chicken Road resta un problema a sé, quello di un provider che vende visibilità in Italia appoggiandosi a un linguaggio regolatorio che non gli appartiene, ma è un problema di enforcement sul perimetro, non di definizione del gioco d’azzardo. La domanda da portare al prossimo tavolo di compliance non è se Chicken Road sia legale. È se il monitoraggio transazionale sui crash game già in catalogo, quelli con licenza ADM regolare, sia tarato sulla velocità di cash out che la UKGC ha già isolato come rischio, o sia ancora quello pensato per una slot che gira a un ritmo diverso.







