Il contrasto al gioco illegale non può basarsi soltanto su repressione e controlli, ma deve passare anche attraverso un percorso culturale ed educativo capace di coinvolgere soprattutto i più giovani. È il messaggio lanciato dal professor Luigi Caramiello dell’Università degli Studi di Napoli Federico II nel corso della terza edizione degli Stati Generali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in svolgimento nella Sala Angiolillo di Palazzo Wedekind a Roma.
Nel suo intervento, il sociologo ha affrontato il tema del gioco da una prospettiva antropologica e sociale, evidenziando la complessità del fenomeno in una società sempre più dominata dalla dimensione digitale e virtuale.
“Se oggi siamo costretti a utilizzare la distinzione tra gioco legale e illegale è perché il gioco risponde a un bisogno umano profondo, legato al sogno, al rischio e alla possibilità”, ha spiegato Caramiello, sottolineando come non sia possibile negare alle persone la libertà di scegliere come utilizzare il proprio denaro. Allo stesso tempo, però, il docente ha richiamato l’attenzione sui rischi sociali e culturali legati alle forme patologiche del gioco.
Secondo Caramiello, il rapporto tra gioco e società è cambiato radicalmente negli ultimi decenni. “Nella mia generazione si giocava al calcio balilla o al flipper, attività che richiedevano abilità fisiche e presenza reale. Oggi il 90% del gioco è virtuale”, ha osservato, evidenziando come il confine tra gioco, tecnologia e lavoro sia diventato sempre più sfumato.
Il professore ha spiegato che proprio questa trasformazione rende più difficile distinguere il gioco legale da quello illegale, soprattutto online. “Entrare in una sala legale o in un sito illegale non viene percepito immediatamente come qualcosa di diverso”, ha affermato, mettendo in evidenza la necessità di rafforzare non solo i controlli ma anche la consapevolezza culturale dei cittadini.
Per Caramiello il contrasto al gioco illegale deve quindi svilupparsi su due livelli: quello repressivo e quello educativo. “Non basta il dispositivo della proibizione o della criminalizzazione. Occorre costruire un senso etico e civico”, ha dichiarato, proponendo campagne capaci di trasmettere il valore sociale del gioco regolato rispetto ai circuiti criminali.
“Bisogna far capire ai cittadini che, scegliendo il circuito legale, si finanziano servizi pubblici come scuole, ospedali e infrastrutture, mentre il gioco illegale alimenta degrado e criminalità”, ha aggiunto.
Particolare attenzione è stata dedicata ai giovani e alla necessità di promuovere modelli positivi alternativi alla cultura della scommessa facile. Caramiello ha invitato a valorizzare talento, studio e impegno personale come strumenti di realizzazione sociale. “Dobbiamo trasmettere ai ragazzi il messaggio di investire su sé stessi e sulle proprie capacità, non sull’illusione di una vincita improbabile”, ha concluso.
L’intervento del docente della Federico II si inserisce nel dibattito degli Stati Generali Adm dedicato al ruolo della regolamentazione, della prevenzione e della cultura nella lotta al gioco illegale e alla tutela delle fasce più vulnerabili della popolazione.







