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Bingo, Cangianelli (EGP-Fipe): “Settore fermo da 20 anni, serve rilancio dopo il riordino”

All’Italian Gaming Expo & Conference 2026 in corso a Roma, il panel “Il futuro del bingo in Italia: dopo il riordino, il rilancio” ha acceso i riflettori su uno dei nodi più delicati del settore: la necessità di ripensare un comparto che, pur avendo mantenuto nel tempo la propria cornice concessoria, oggi mostra l’urgenza di un profondo aggiornamento industriale, commerciale e regolatorio. Tra gli interventi più significativi, quello di Emmanuele Cangianelli (in foto), presidente di EGP-FIPE Confcommercio, che ha delineato con chiarezza le criticità del sistema e le possibili direttrici per restituire centralità e sostenibilità al bingo in Italia.

Nel suo intervento, Cangianelli ha posto l’accento su un dato di fondo: il modello delle sale bingo, nato nel 2007, è rimasto sostanzialmente invariato per quasi vent’anni. Un assetto che, secondo il presidente di EGP-FIPE Confcommercio, non appare più pienamente coerente con la realtà attuale del mercato. Il punto non riguarda soltanto il numero delle concessioni, ma anche la loro dimensione rispetto a un sistema che nel frattempo è cambiato nei consumi, nella domanda e nelle modalità di fruizione dell’intrattenimento.

Da questo punto di vista, la questione normativa si intreccia strettamente con quella economica. Per Cangianelli, il riordino non può limitarsi a una semplice cornice legislativa, ma deve necessariamente tener conto della sostenibilità effettiva delle sale, del loro posizionamento e della loro capacità di generare ricavi oltre il prodotto bingo in senso stretto.

Uno dei passaggi centrali del suo ragionamento riguarda proprio l’evoluzione del format. Le sale, ha spiegato, non possono più essere considerate solo luoghi dedicati a un’unica offerta di gioco. Molte strutture hanno già introdotto servizi e attività complementari, dalla ristorazione agli spazi per un intrattenimento più ampio, in alcuni casi anche privo di vincita in denaro. È in questa direzione che, secondo Cangianelli, va costruito il rilancio del comparto: la sala bingo deve trasformarsi in un luogo polifunzionale, capace di attrarre pubblici diversi e di ampliare la permanenza e il coinvolgimento dei clienti.

Il punto è decisivo anche sotto il profilo degli investimenti. Se il modello resta ancorato a una concezione superata, la concessione rischia di essere percepita soltanto come un costo. Se invece viene inserita in una prospettiva di offerta più ampia e moderna, può tornare a rappresentare un’opportunità industriale.

Nel suo intervento, Cangianelli ha anche richiamato l’attenzione su un tema tecnico ma fondamentale: non basta ragionare sul numero delle sale, bisogna guardare alla loro reale performance. Esistono infatti differenze molto marcate tra una struttura e l’altra, con sale in cui il bingo rappresenta ancora il cuore dell’attività e altre in cui incide in modo più marginale sull’equilibrio complessivo del business.

Da qui la necessità di affrontare con lucidità anche il tema della concentrazione del mercato e delle eventuali soglie di equilibrio concorrenziale. Il presidente di EGP-FIPE Confcommercio ha richiamato un approccio tecnico, legato anche al diritto antitrust, per sottolineare come il riordino debba evitare distorsioni e tenere conto del peso effettivo degli operatori, senza fermarsi a una lettura formale del numero delle concessioni.

Un altro punto chiave emerso dal panel riguarda la necessità di portare ogni singola sala a un livello di performance compatibile con il break even e con una prospettiva di continuità economica. In questa cornice, Cangianelli ha indicato nell’innovazione uno strumento essenziale, soprattutto per intercettare pubblici più giovani e, più in generale, una platea sempre più abituata a esperienze digitali.

Secondo questa impostazione, il bingo avrebbe persino un vantaggio competitivo rispetto ad altri segmenti del gioco: una parte significativa dell’impianto normativo esiste già e potrebbe consentire interventi evolutivi più rapidi rispetto ad ambiti nei quali la disciplina è ancora lacunosa o aperta a interpretazioni controverse. In altre parole, il settore dispone già di una base regolatoria su cui costruire il cambiamento, a patto che vi sia la volontà di aggiornare concretamente strumenti e modalità operative.

Tra gli spunti più interessanti affrontati da Cangianelli c’è anche quello relativo alla liquidità condivisa o, comunque, a forme di connessione tra sale che possano ampliare la massa critica del gioco. Un’ipotesi che in passato non si è affermata pienamente, probabilmente perché si immaginava un funzionamento più legato a circuiti territoriali o di distretto, ma che oggi potrebbe tornare d’attualità grazie a una diversa maturità tecnologica e regolatoria.

L’idea di consentire alle sale l’accesso a circuiti più ampi potrebbe offrire nuove prospettive soprattutto alle realtà più piccole o periferiche, rafforzando attrattività, montepremi e continuità dell’offerta. Naturalmente, ha lasciato intendere Cangianelli, un simile passaggio richiederebbe un attento lavoro tecnico e giuridico, oltre a una riflessione sul palinsesto e sulle modalità concrete di attuazione. Ma il tema è ormai sul tavolo e appare sempre meno rinviabile.

Il messaggio emerso dal panel dell’IGE è chiaro: il riordino del bingo non può essere un semplice esercizio amministrativo. Per rilanciare davvero il settore serve un disegno che tenga insieme normativa, sostenibilità economica, innovazione tecnologica e trasformazione delle sale in spazi di intrattenimento contemporanei. Nell’analisi di Emmanuele Cangianelli, il futuro del bingo passa proprio da qui: superare un modello rimasto immobile per troppo tempo e costruire un ecosistema più flessibile, più competitivo e più vicino alle nuove abitudini del pubblico.

In questo senso, il rilancio non coincide soltanto con nuove regole, ma con una nuova idea di impresa. Ed è su questo terreno che si giocherà la vera partita del comparto nei prossimi anni.

Redazione Jamma
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