Il settore bingo italiano si trova davanti a una fase decisiva: tra riforma delle concessioni, innovazione tecnologica e necessità di attrarre nuove generazioni di clienti, gli operatori chiedono regole più stabili e un modello di sala capace di evolversi oltre il tradizionale monoservizio. In questa intervista Alessandro Polo analizza criticità e prospettive del comparto, soffermandosi sul ruolo della tecnologia, sulla convivenza tra retail e digitale e sulla necessità di costruire spazi sempre più orientati all’intrattenimento e alla socialità.
Lei guida Diecimilauno ma è anche proprietario di Zonagioco.it, realtà molto attenta alle dinamiche del retail gaming: che fotografia fa oggi del comparto bingo in Italia?
“Il bingo italiano è ormai un comparto maturo, con oltre 25 anni di storia alle spalle. Nel tempo ci sono stati anche passaggi generazionali della clientela e, nonostante la difficoltà costante di conquistare nuovo pubblico, le sale hanno sempre mantenuto un discreto livello di affluenza.
Il bingo è intrattenimento, socialità, un modo per stare insieme e trascorrere del tempo con amici e persone. Per questo credo che il bingo sia tutt’altro che un settore finito: ha ancora una forte identità e margini importanti di evoluzione”.
Dal punto di vista dell’operatore, la riforma del bingo in presenza può davvero rappresentare un’occasione di rilancio o c’è il rischio che la nuova gara finisca per penalizzare il settore?
“Il bingo oggi è ancora tecnologicamente indietro rispetto ad altri settori del gaming, quindi le possibilità di rinnovamento esistono eccome.
Accanto a questo, però, bisogna fare i conti sia con alcuni vincoli normativi sia con una parte del mercato che ha una visione ancora molto conservativa e poco aperta all’innovazione tecnologica, penso ad esempio alle cartelle virtuali o a strumenti digitali che potrebbero migliorare l’esperienza di gioco.
La nuova gara può rappresentare una grande occasione di rilancio perché finalmente il bingo potrà evolversi verso un modello più moderno e multiservizio, dedicato a un pubblico più ampio”.
Attraverso Zonagioco.it osserva quotidianamente il mercato e i comportamenti dei giocatori: quali sono oggi le principali criticità che allontanano il pubblico dalle sale bingo?
“Il bingo non può più restare un locale monoservizio. Le sale devono offrire molteplici forme di intrattenimento e servizi per il cliente.
Negli ultimi anni molte strutture sono state rinnovate esteticamente, ma dal punto di vista dell’offerta e dei servizi spesso si è rimasti fermi a vent’anni fa.
Le criticità principali, secondo me, sono tre: un prodotto poco rinnovato, le restrizioni normative e la difficoltà di attrarre nuovo pubblico.
Penso ad esempio ai limiti sui pagamenti elettronici, ai distanziometri, agli orari ridotti imposti da alcune amministrazioni locali: tutte misure che hanno inciso pesantemente sulla competitività del comparto”.
Il settore chiede da anni maggiore flessibilità e innovazione di prodotto. Quali novità ritiene indispensabili per rendere il bingo più competitivo rispetto ad altre offerte di gioco e intrattenimento?
“Servono integrazione tecnologica e strumenti digitali che migliorino concretamente l’esperienza in sala, come ad esempio le cartelle elettroniche.
Questo non significa snaturare il bingo, ma renderlo più contemporaneo e vicino alle abitudini attuali dei clienti.
Anche la comunicazione deve evolversi: il bingo non deve essere raccontato soltanto come gioco, ma come esperienza di intrattenimento regolamentato, sicuro e socializzante”.
Molti operatori parlano della necessità di trasformare le sale in spazi multifunzionali. Qual è il modello di sala che immagina per i prossimi anni?
“La sala del futuro deve essere un luogo ibrido: bingo, ristorazione, eventi, sport, intrattenimento e community.
Uno spazio capace di parlare a pubblici diversi in momenti diversi della giornata.
Il punto non è aggiungere attività a caso, ma costruire un’esperienza coerente, dove il bingo resta centrale senza essere necessariamente l’unica ragione per entrare in sala”.
Il rapporto tra gioco fisico e online è sempre più centrale. L’esperienza maturata con Zonagioco.it le consente di avere una visione trasversale: come possono convivere canale retail e digitale senza cannibalizzarsi?
“Retail e digitale possono convivere perfettamente se mantengono ruoli distinti.
L’online offre immediatezza, accessibilità e continuità di utilizzo; la sala fisica invece offre relazione, fiducia, servizio ed esperienza.
Il digitale dovrebbe diventare uno strumento per portare traffico e continuità di relazione con il cliente, non semplicemente per spostarlo fuori dalla sala.
La vera sfida è integrare i canali, non metterli in competizione”.
Uno dei nodi della nuova gara sarà inevitabilmente quello dei costi concessori. Ritiene che il mercato abbia oggi la forza economica per sostenere investimenti importanti?
“Il tema dei costi concessori sarà inevitabilmente centrale.
Oggi il mercato non può essere valutato come se fosse in piena espansione: gli operatori devono già sostenere investimenti importanti in strutture, personale, tecnologia, compliance e sicurezza.
Se il costo delle concessioni assorbe troppe risorse, si rischia di togliere ossigeno proprio agli investimenti necessari per rilanciare il settore.
La sostenibilità economica non è una richiesta di favore, ma una condizione indispensabile per mantenere un mercato legale sano e competitivo”.
Negli ultimi anni il bingo ha dovuto confrontarsi con norme territoriali molto differenti tra loro. Quanto pesa questa instabilità regolatoria sulle strategie degli operatori?
“Pesa moltissimo.
Un operatore pianifica investimenti su orizzonti lunghi, ma spesso si trova a confrontarsi con regole territoriali differenti, distanziometri, limitazioni orarie e interpretazioni normative non uniformi.
Questa frammentazione crea incertezza, scoraggia gli investimenti e genera disuguaglianze tra territori.
Servirebbe un quadro regolatorio più omogeneo, stabile e prevedibile”.
Secondo lei il bingo continua ad avere una funzione sociale e aggregativa distintiva rispetto ad altri giochi pubblici oppure il comparto deve ripensare completamente la propria identità?
“Assolutamente sì.
Il bingo continua ad avere una funzione sociale molto forte ed è un gioco che, per sua natura, non viene considerato ludopatico né associato a dinamiche compulsive.
È uno dei pochi giochi pubblici dove la dimensione collettiva è ancora reale: le persone si incontrano, parlano, condividono tempo ed esperienze in un contesto di intrattenimento e socialità.
Naturalmente anche questa identità deve evolversi: oggi la socialità da sola non basta più se l’esperienza non è moderna, curata e competitiva rispetto alle altre forme di intrattenimento disponibili”.
Guardando al futuro, quale sarà la sfida più importante per gli operatori del bingo: innovazione tecnologica, sostenibilità economica, ricambio generazionale del pubblico o riforma normativa?
“La sfida principale sarà trovare un equilibrio tra sostenibilità normativa, economica e innovazione del prodotto.
Tecnologia e ricambio generazionale saranno fondamentali, ma senza regole stabili e costi sostenibili gli operatori avranno sempre meno margini per investire davvero nel futuro.
Prima bisogna creare un terreno solido; poi il settore potrà innovare e crescere in modo strutturato”.







