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Bingo, Marcotti (FederBingo): “Servono sale certificate e regole stabili per rilanciare il settore”

Il riordino del gioco fisico, la nuova gara bingo, il modello delle “sale certificate” e il rapporto tra retail e digitale: il presidente di FederBingo, Italo Marcotti, affronta in questa intervista rilasciata a Jamma Magazine tutti i temi chiave che stanno ridefinendo il futuro del comparto. Dalla sostenibilità economica delle sale alla necessità di una regolazione nazionale omogenea, fino al ruolo della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) e del modello Piantedosi, Marcotti delinea la visione della federazione per un settore più moderno, controllato e integrato nella strategia pubblica di contrasto all’illegalità.

Presidente Marcotti, il settore del bingo attende da anni una riforma organica: quali sono oggi le urgenze che FederBingo sta portando al tavolo del Governo?

“La priorità è completare il riordino del gioco fisico dentro una cornice nazionale stabile, sostenibile e coerente con gli interessi pubblici affidati al sistema concessorio: legalità, tutela della salute, gettito erariale, contrasto all’illegalità e continuità dell’offerta legale.

FederBingo ha sempre riconosciuto il ruolo centrale di ADM come autorità di regolazione, vigilanza e controllo del comparto. Il sistema concessorio italiano, pur perfettibile, resta uno degli strumenti più avanzati per governare un settore complesso. La presenza dello Stato non è un elemento formale: è il presupposto stesso del gioco legale.

ADM e Governo hanno lavorato e stanno lavorando a un riordino organico. Per quanto ci riguarda, è quello il veicolo naturale dal quale attendiamo le misure necessarie per ridisegnare il settore del gioco fisico. La legge delega fiscale n. 111/2023, che all’articolo 15 contiene i principi per il riordino dei giochi pubblici, è stata prorogata dalla legge n. 120/2025: il termine per l’adozione dei decreti legislativi è oggi il 29 agosto 2026.

In questo quadro, il riferimento al decreto del Ministero dell’Interno del 21 gennaio 2025, adottato ai sensi dell’articolo 21-bis del D.L. n. 113/2018, convertito dalla legge n. 132/2018, è particolarmente importante: introduce linee guida per la prevenzione di atti illegali e situazioni di pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica negli esercizi pubblici. È il cosiddetto modello Piantedosi.

Se quegli standard venissero recepiti nelle regole tecniche della futura gara, potremmo iniziare a parlare di sale bingo certificate: luoghi selezionati, regolati, controllati, nei quali sicurezza pubblica, tutela sanitaria e regolarità dei giochi diventano requisiti verificabili. È questo il salto culturale: non meno Stato, ma uno Stato più presente, più coerente e più capace di distinguere il gioco legale da quello incontrollato o illegale”.

In vista della nuova gara, gli operatori chiedono regole sostenibili e maggiore stabilità. Quali condizioni ritiene indispensabili affinché il bando rappresenti davvero un’occasione di rilancio?

“La gara deve essere concepita come una politica industriale, non come una mera procedura amministrativa. Il bingo è un settore labour intensive e capital intensive: richiede personale, immobili adeguati, investimenti tecnologici, sicurezza, videosorveglianza, formazione, compliance e standard gestionali elevati.

Per questo servono condizioni coerenti con la realtà economica del comparto: durata concessoria adeguata, basi economiche sostenibili, tempi autorizzativi certi e regole territoriali omogenee. Una concessione che richiede investimenti importanti non può avere un orizzonte troppo breve o incerto.

Ma l’equilibrio del bando non può essere misurato soltanto sulla componente economica. Nel nostro settore non esistono semplicemente operatori piccoli o grandi: esistono imprenditori e aziende che, in venticinque anni, hanno saputo sviluppare la propria impresa, investire, assumere personale, garantire continuità, presidiare i territori e contribuire alla tenuta del modello concessorio.

Auspichiamo quindi un bando capace di selezionare gli operatori soprattutto sulla base di professionalità, capacità gestionale, solidità organizzativa, struttura aziendale, compliance e standard oggettivi di affidabilità. La componente economica è certamente rilevante, ma non può essere l’unico criterio selettivo.

Quando lo Stato assegna una concessione non vende semplicemente un titolo: affida a un imprenditore un compito, un ruolo pubblico, una responsabilità verso il sistema legale, verso ADM, verso l’Erario e verso i cittadini. Chi assume questo ruolo deve dimostrare di possedere caratteristiche, competenze e capacità adeguate”.

Il bingo è stato spesso definito uno dei giochi pubblici con maggiore valore sociale e aggregativo. Questo elemento viene ancora riconosciuto dalle istituzioni?

“Quando richiamiamo l’origine culturale del bingo, cioè la sua evidente vicinanza alla tombola, percepiamo spesso negli interlocutori istituzionali un cambio di prospettiva. La tombola, nella tradizione italiana, non è mai stata vissuta come puro azzardo: è relazione, socialità, tempo condiviso, intrattenimento popolare.

Il bingo nasce dentro questa dimensione. Da oltre vent’anni le sale bingo italiane sono luoghi di aggregazione regolati, presidiati e riconoscibili. Oggi il modello si è evoluto: le sale sono sempre più gaming hall moderne, multiprodotto, tecnologiche, con servizi accessori e standard di sicurezza elevati. FederBingo non contrasta questa evoluzione, la sostiene.

Questa trasformazione però non deve cancellare l’identità del bingo. Il bingo deve continuare a caratterizzare la sala, perché è il prodotto che più di altri porta con sé una componente sociale, relazionale e di intrattenimento. È un gioco a bassa intensità, con tempi di permanenza lunghi, spesa media contenuta e una modalità di partecipazione collettiva che lo distingue da altri segmenti del gioco pubblico.

Per questo diciamo che il bingo è più vicino all’intrattenimento che all’azzardo. Naturalmente resta un gioco pubblico regolato, sottoposto alla vigilanza di ADM e inserito nel sistema concessorio dello Stato. Ma la sua natura concreta, il comportamento dei clienti, la permanenza in sala e la socialità che genera dimostrano che siamo davanti a un modello specifico, che merita una regolazione specifica.

La sala bingo del futuro potrà e dovrà essere una gaming hall evoluta, ma dovrà continuare ad avere nel bingo il proprio elemento identitario”.

Negli ultimi anni il comparto ha sofferto l’aumento dei costi energetici, la pressione fiscale e le restrizioni territoriali. Quanto è cambiata la sostenibilità economica delle sale rispetto al passato?

“È cambiata radicalmente. Sono aumentati i costi energetici, il costo del lavoro, gli oneri di sicurezza, gli investimenti tecnologici e gli adempimenti di compliance. A fronte di questo, i ricavi non hanno avuto una dinamica espansiva sufficiente a compensare l’aumento dei costi.

Il bingo è un modello che richiede spazi ampi, personale numeroso, presidio continuo, impianti complessi, climatizzazione, manutenzioni e sistemi certificati. Non è un’attività leggera. È un’impresa di servizi regolata, con una struttura industriale.

Il tema delle restrizioni territoriali e orarie si innesta su questo quadro. Quando un’attività concessionaria dello Stato viene compressa da regole locali disomogenee, si indebolisce l’impresa legale e si rischia di lasciare spazio a forme di offerta non controllata.

Qui torna il concetto di sala bingo certificata. Se una sala rispetta gli standard ADM, opera secondo regole concessorie, applica protocolli di sicurezza, garantisce tracciabilità, tutela dei minori, formazione del personale e collaborazione con le autorità, quel luogo non può essere trattato come un generico punto di gioco.

Il modello Piantedosi va nella direzione giusta: qualifica e responsabilizza gli operatori. Se quel percorso venisse assunto nelle regole tecniche del bando, le sale aggiudicatarie nascerebbero già dentro un perimetro certificato. A quel punto la regolazione locale dovrebbe riconoscere questa differenza e tutelare quei luoghi come presidi legali, non penalizzarli con strumenti pensati per contrastare il gioco incontrollato.

La sostenibilità economica, quindi, non è una rivendicazione corporativa. È una condizione di tenuta del sistema concessorio”.

FederBingo insiste molto sul tema dell’innovazione. Quali strumenti o nuovi format potrebbero aiutare il settore a recuperare appeal verso le nuove generazioni?

“L’innovazione è indispensabile, ma va guidata senza snaturare il prodotto. Il bingo ha una sua identità precisa: socialità, partecipazione collettiva, tempo di permanenza, intrattenimento. La sala del futuro deve partire da qui.

All’interno del settore si sono aperte riflessioni diverse. Alcuni colleghi propongono il superamento della cartella fisica a favore della cartella elettronica; altri ragionano su rimodulazioni del prelievo erariale diretto, nuove modalità di gioco o nuove strutture di premio. Sono contributi legittimi, che dimostrano la volontà del comparto di interrogarsi sul proprio futuro.

FederBingo ritiene però che il bingo, quello che si gioca in tutto il mondo e che ha una riconoscibilità universale, non debba essere stravolto. Innovare non significa cancellare ciò che rende il prodotto comprensibile, popolare e socialmente riconoscibile. Significa rendere più efficiente, più sicura e più contemporanea l’esperienza di gioco.

Per questo abbiamo acceso un focus specifico sulle modalità di vendita e pagamento delle cartelle. È lì che possiamo intervenire con maggiore efficacia: semplificando i processi, riducendo i tempi, aumentando la tracciabilità, migliorando la sicurezza delle transazioni e rendendo più fluida l’esperienza del cliente.

Non può esistere una sala bingo senza personale di sala. La relazione tra cliente e personale è parte dell’esperienza, oltre che un presidio di controllo e responsabilità. Possiamo però aiutare i nostri collaboratori a lavorare meglio, con cicli operativi più veloci, più sicuri e più efficienti.

Il prossimo bando non governerà il settore per pochi mesi: definirà le regole con cui il bingo italiano arriverà fino al 2040. Per questo dobbiamo essere visionari, ma anche responsabili. La vera innovazione è quella che rende il sistema più sicuro, più trasparente, più efficiente e più governabile”.

Il rapporto tra bingo tradizionale e digitale è sempre più centrale. Ritiene che online e retail possano integrarsi in maniera efficace oppure esiste il rischio di una progressiva cannibalizzazione delle sale fisiche?

“Online e retail possono integrarsi, ma serve una visione regolatoria chiara. Se i due canali vengono lasciati in competizione squilibrata, il rischio di cannibalizzazione esiste. Se invece vengono governati dentro una strategia pubblica coerente, possono rafforzarsi reciprocamente.

La sala fisica offre elementi che il digitale non può replicare completamente: presidio, relazione, socialità, controllo, personale formato, riconoscibilità dell’operatore, interlocuzione con le autorità. Il digitale può aiutare sul piano della comunicazione, della fidelizzazione, dei servizi e della modernizzazione dell’esperienza, ma non deve diventare il sostituto della sala.

Il retail non è semplicemente un canale distributivo. È un luogo fisico regolato e presidiato, nel quale la legalità è visibile. La prospettiva delle sale certificate rafforza proprio questa funzione: distinguere il retail autorizzato e controllato dall’offerta illegale e opaca.

FederBingo ritiene che il futuro debba essere multicanale, ma non deregolato. Anche qui ADM ha un ruolo decisivo: garantire equilibrio tra i canali, tutela del consumatore e difesa della rete fisica autorizzata”.

Molti operatori lamentano un quadro normativo frammentato tra Regioni e Comuni. Quanto pesa questa situazione sugli investimenti e sulla programmazione industriale delle imprese?

“Pesa moltissimo. È uno dei principali ostacoli alla programmazione industriale del settore.

Una concessione rilasciata dallo Stato, vigilata da ADM e sottoposta a standard nazionali non può essere resa incerta da un mosaico di discipline locali divergenti. La frammentazione produce incertezza, riduce il valore delle concessioni, ostacola gli investimenti e rende più difficile anche il dialogo con il sistema bancario e finanziario.

FederBingo non chiede di cancellare il ruolo dei territori. Chiede però che la regolazione locale sia coerente con la cornice nazionale e con il modello concessorio. Lo Stato, attraverso ADM, deve poter garantire condizioni minime uniformi di esercizio dell’attività legale.

La sala bingo certificata può diventare il punto di equilibrio. Se il futuro bando recepirà gli standard del decreto ministeriale 21 gennaio 2025, avremo locali selezionati, controllati e qualificati secondo parametri nazionali. Luoghi nei quali sicurezza pubblica, tutela sanitaria e regolarità dei giochi non sono dichiarazioni di principio, ma requisiti verificabili.

Raggiunto quel gold standard, il luogo che ospita il gioco legale deve essere reso neutro rispetto alle iniziative di contrasto al gioco incontrollato o illegale. Non perché sottratto ai controlli, ma perché già collocato dentro il massimo livello di controllo pubblico.

La politica di contrasto deve colpire ciò che è opaco, abusivo, non tracciato. Non ciò che lo Stato ha selezionato, regolato e certificato”.

La nuova gara potrebbe ridefinire profondamente il mercato. FederBingo teme una concentrazione del settore nelle mani di pochi grandi gruppi?

“Il tema non va letto in termini ideologici. Non esiste un pregiudizio verso la crescita dimensionale, così come non esiste una tutela astratta della piccola dimensione. Esistono imprenditori e aziende che, in questi venticinque anni, hanno dimostrato capacità, serietà, investimenti, radicamento territoriale e rispetto del modello concessorio.

La concentrazione non è di per sé un male, se deriva da efficienza, investimenti, capacità organizzativa e rispetto delle regole. Diventa però un problema se è l’effetto indiretto di condizioni di gara costruite prevalentemente sulla componente economica, che rischiano di non valorizzare adeguatamente professionalità, esperienza e capacità gestionale.

FederBingo non difende rendite di posizione. Difende un principio industriale: una rete sana è una rete plurale, controllata, sostenibile e composta da soggetti capaci di assumersi responsabilità pubbliche.

Se lo Stato affida una concessione, deve selezionare soggetti capaci di gestire luoghi complessi, sicuri e pienamente integrati nel sistema ADM. Il valore dell’operatore non può essere misurato solo dalla capacità economica di partecipare alla gara, ma anche dalla capacità di assumere un ruolo istituzionale sul territorio”.

Negli ultimi confronti pubblici è emersa la richiesta di misure immediate, senza attendere i tempi del riordino complessivo del gioco pubblico. Quali interventi potrebbero essere adottati subito?

“Su questo tema FederBingo ha una posizione netta. ADM e Governo hanno lavorato, e stanno lavorando, a un riordino organico del gioco pubblico. È dentro quel percorso che devono essere collocate le misure necessarie per ridisegnare il settore del gioco fisico.

La legge delega fiscale ha un orizzonte definito: il termine per l’adozione dei decreti legislativi è stato prorogato al 29 agosto 2026. Esiste quindi un veicolo istituzionale, ordinato e legittimato, attraverso il quale affrontare in modo sistemico i nodi del comparto: concessioni, rete fisica, standard di sicurezza, tutela della salute, equilibrio territoriale, fiscalità e contrasto all’illegalità.

Per quanto ci riguarda, il riordino è il luogo naturale nel quale attendiamo le misure necessarie. Fughe in avanti, interventi parziali o iniziative non coordinate rischiano di essere non solo inefficaci, ma anche lesive del lavoro che Governo e ADM stanno portando avanti.

Questo non significa negare le urgenze. Significa affrontarle nel modo giusto. Il settore ha bisogno di sostenibilità economica, certezza concessoria, regole omogenee, qualificazione delle sale e riconoscimento del modello Piantedosi come base per arrivare a locali certificati. Ma proprio perché queste urgenze sono importanti, devono essere trattate dentro un quadro coerente, non attraverso misure isolate.

FederBingo è rispettosa del lavoro istituzionale in corso. Non chiediamo scorciatoie. Chiediamo che il riordino proceda con determinazione e consegni al settore una rete più qualificata, più controllata e più sostenibile”.

Guardando ai prossimi cinque anni, quale immagina possa essere il ruolo del bingo all’interno del mercato italiano del gioco legale?

“Immagino un bingo più moderno, più selettivo, più tecnologico e più integrato nella strategia pubblica di contrasto all’illegalità.

La sala bingo del futuro sarà una gaming hall evoluta, con più servizi, maggiore qualità dell’esperienza, strumenti digitali e standard di sicurezza più elevati. Ma dovrà continuare ad avere nel bingo il suo elemento identitario. Il bingo è ciò che rende quella sala diversa da ogni altro luogo di gioco: aggregazione, permanenza, socialità, intrattenimento regolato.

Nei prossimi cinque anni il settore potrà avere un ruolo importante se il riordino saprà riconoscerne la specificità. Il bingo non è soltanto raccolta. È impresa, lavoro, presidio territoriale, gettito, controllo pubblico e contrasto all’offerta illegale.

La prospettiva è arrivare a sale bingo certificate: luoghi nei quali cittadino, istituzioni e ADM possano riconoscere standard elevati di legalità, sicurezza, tutela sanitaria e regolarità del gioco.

Il salto culturale è questo: non considerare la sala legale come un problema da comprimere, ma come parte della soluzione pubblica al problema del gioco illegale e incontrollato.

FederBingo intende continuare a lavorare in questa direzione, con un approccio collaborativo verso ADM e verso tutte le istituzioni. Il futuro del comparto passa da una rete più qualificata, più controllata e più sostenibile”.

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