HomeAttualitàBingo, Dagnino (Lexia): “Dal Consiglio di Stato stop a parametri astratti: i...

Bingo, Dagnino (Lexia): “Dal Consiglio di Stato stop a parametri astratti: i canoni devono essere ancorati alla realtà economica degli operatori”

Il Consiglio di Stato ha limitato il proprio intervento ai soli chiarimenti necessari per dare esecuzione alla sentenza che aveva accolto il ricorso promosso da dai concessionari del Bingo contro il regime delle proroghe onerose delle concessioni Bingo. È la lettura dell’avvocato Alessandro Dagnino, managing partner di Lexia e difensore della società concessionaria, che esprime soddisfazione per la decisione con cui Palazzo Spada ha risposto alle richieste di chiarimento formulate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

La vicenda riguarda il lungo contenzioso avviato da alcuni concessionari Bingo contro il sistema delle proroghe legislative delle concessioni e dei relativi canoni introdotti negli anni dal legislatore. Dopo il rigetto in primo grado e il successivo rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 7787 del 2025, aveva ritenuto incompatibile con il diritto europeo il meccanismo che imponeva canoni forfettari uguali per tutti i concessionari, indipendentemente dal fatturato prodotto.

Secondo Dagnino, la nuova pronuncia conferma l’impostazione sostenuta dalla società BE srl nel corso del giudizio. “Il Consiglio di Stato si è limitato a chiarire ciò che era già contenuto nella sentenza, senza trasformare il procedimento in una sede per ottenere indicazioni preventive sulle future scelte dell’amministrazione”, osserva il legale.

Uno dei punti affrontati dai giudici riguarda la definizione di “fatturato”, parametro individuato dalla precedente sentenza come base per la rideterminazione dei canoni. Palazzo Spada ha chiarito che il fatturato coincide con il valore delle cartelle acquistate dai concessionari e successivamente vendute nelle sale, ossia con la raccolta generata dall’attività di gioco.

“Si tratta del criterio più oggettivo possibile”, afferma Dagnino. “Il Consiglio di Stato ha individuato un parametro concreto, verificabile e direttamente collegato alla reale attività economica del singolo concessionario”.

Al contrario, il giudice amministrativo ha dichiarato inammissibili le richieste con cui ADM chiedeva chiarimenti sulle modalità operative per costruire il nuovo sistema di determinazione dei canoni, come l’eventuale introduzione di soglie minime, limiti massimi o altri meccanismi di graduazione.

Per il legale di BE srl, particolare rilievo assume il passaggio della sentenza in cui si afferma che la rideterminazione delle somme dovute non può basarsi su criteri astratti o forfettari disancorati dalla posizione concreta dei singoli operatori.

“Il principio che emerge è molto chiaro: qualunque sistema verrà adottato dovrà mantenere un collegamento effettivo con la situazione economica del concessionario”, spiega Dagnino. “Potranno esserci meccanismi di semplificazione, ma dovranno essere ragionevoli e coerenti con il fatturato effettivamente prodotto”.

Secondo il difensore di BE srl, la decisione conferma inoltre che il procedimento per chiarimenti non può essere utilizzato per ampliare il contenuto della sentenza originaria né per ottenere una sorta di validazione preventiva delle future scelte amministrative. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto le richieste che puntavano a ottenere indicazioni ulteriori rispetto a quanto già stabilito nel giudicato.

“Il giudice ha chiarito ciò che doveva essere chiarito e ha lasciato all’amministrazione il compito di esercitare la propria discrezionalità nel rispetto dei principi già fissati”, conclude Dagnino. “Per BE srl si tratta di una decisione che conferma la correttezza dell’impostazione sostenuta fin dall’inizio del contenzioso”.

Altri articoli