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Austria, prima sentenza della Corte Suprema dopo il caso Wunner: possibile responsabilità per i manager di casinò illegali

In Austria arriva la prima decisione della Corte Suprema successiva alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea nel caso Wunner (C-77/24), con importanti implicazioni per la responsabilità personale nella gestione di operatori di gioco online non autorizzati.

La pronuncia segue l’interpretazione fornita dalla CGUE e riguarda una causa relativa alla responsabilità individuale dei dirigenti di un casinò online illegale per l’offerta di gioco d’azzardo non autorizzata sul territorio austriaco. Il procedimento si inserisce nel contesto dei numerosi contenziosi avviati nel Paese contro operatori attivi senza licenza nazionale.

Secondo quanto stabilito dalla Corte Suprema, il diritto sostanziale applicabile alla controversia è quello austriaco, in conformità con l’articolo 4, paragrafo 1, del Regolamento Roma II. Allo stesso tempo, la giurisdizione internazionale dei tribunali austriaci viene riconosciuta sulla base dell’articolo 7, numero 2, del Regolamento Bruxelles I bis (Regolamento UE n. 1215/2012).

Nella decisione, i giudici hanno anche affrontato il tema della possibile responsabilità personale dei dirigenti coinvolti nella gestione di operatori illegali. In particolare, la Corte Suprema ha richiamato la giurisprudenza nazionale secondo cui la responsabilità esterna di un soggetto giuridico può configurarsi in presenza della violazione colpevole di una cosiddetta “legge protettiva” ai sensi del § 1311 del Codice civile austriaco.

Nel provvedimento si legge infatti che, secondo la giurisprudenza esistente sul diritto austriaco, le disposizioni del Glücksspielgesetz (GSpG) relative alla tutela dei giocatori sono già state qualificate come norme di protezione.

La decisione rappresenta dunque la prima conferma da parte della Corte Suprema austriaca della possibilità di avviare azioni legali per responsabilità personale nei confronti della gestione di casinò online illegali. Un passaggio che potrebbe rafforzare ulteriormente il contenzioso in corso nel Paese contro operatori che offrono gioco senza autorizzazione secondo il diritto austriaco.

Redazione Jamma
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