HomeAttualitàAlbania, scommesse online: riapertura controllata e ombre sulla gara per le licenze

Albania, scommesse online: riapertura controllata e ombre sulla gara per le licenze

Dopo anni di blocco totale e un lungo periodo di attività sommersa, il mercato delle scommesse sportive in Albania torna formalmente alla luce. Ma lo fa in un contesto che solleva interrogativi profondi sulla trasparenza delle procedure e sull’effettiva apertura alla concorrenza. Un decreto del 26 marzo 2026, entrato in vigore il 30 marzo, segna l’avvio ufficiale del processo di assegnazione delle licenze per le scommesse sportive online. Un passaggio atteso, almeno sulla carta, dopo l’approvazione della legge nell’aprile del 2024 che aveva riaperto il settore, limitandolo però a un massimo di dieci operatori autorizzati.

Per comprendere la portata della decisione, occorre tornare al 2019, quando il governo guidato da Edi Rama impose un divieto pressoché totale alle scommesse sportive. La misura fu giustificata ufficialmente con esigenze di ordine pubblico, legate alla diffusione del gioco illegale e ai suoi effetti sociali, ma di fatto lasciò spazio esclusivamente ai casinò operanti in hotel e resort. Quel vuoto normativo, protrattosi per cinque anni, ha favorito la proliferazione di circuiti illegali. Diverse fonti locali, tra cui media albanesi come Pamfleti, hanno documentato negli anni la diffusione di piattaforme e punti scommesse non autorizzati, spesso tollerati o difficilmente contrastati. Nel 2024, la svolta legislativa: il Parlamento approva la riapertura del mercato online, ma con un modello fortemente contingentato. Solo dieci licenze, validità decennale e requisiti stringenti per gli operatori.

Due anni di stallo e il peso dell’illegalità

Nonostante la legge, il sistema resta fermo per quasi due anni. Le licenze non vengono assegnate e il mercato continua a essere dominato da operatori illegali. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche albanesi, questo ritardo avrebbe favorito gruppi già attivi sul territorio, mantenendo una situazione di sostanziale opacità. Nomi noti al popolo degli scommettitori, ma mai autorizzati, compaiono con frequenza nelle inchieste locali, indicati come realtà operative al di fuori di un quadro regolatorio chiaro. In questo contesto, la mancata attuazione della legge ha alimentato il sospetto che il blocco delle licenze non fosse solo tecnico, ma anche politico.

Con il provvedimento del 26 marzo 2026, il governo prova a riattivare il processo. Il provvedimento definisce criteri, tempistiche e modalità di selezione per l’assegnazione delle licenze, introducendo una procedura competitiva formalmente strutturata. La gara si basa su un sistema a punteggio su 100 punti, articolato tra offerta economica, esperienza nel settore, capacità organizzativa, tecnologia e piano industriale. Le domande devono essere presentate entro una finestra temporale definita – circa 45 giorni – e la graduatoria finale determinerà i dieci operatori autorizzati, con licenze valide per dieci anni. Secondo i dati disponibili, al 31 dicembre 2025 erano state presentate circa 30 candidature. Eppure, il numero di licenze resta fissato a dieci. Fin qui nulla di anomalo, se non fosse che diverse fonti locali sostengono che i beneficiari sarebbero già stati individuati informalmente.

La struttura stessa della gara alimenta i dubbi soprattutto sul piano economico. La legge del 2024 prevedeva requisiti molto stringenti: partnership con operatori internazionali attivi in almeno tre Paesi UE/OCSE, un fatturato minimo di 20 milioni di euro e una garanzia finanziaria pari a 1,2 miliardi di lek, cioè circa 11-12 milioni di euro. Il decreto attuativo, invece, ridimensiona drasticamente queste condizioni. Per partecipare alla gara è sufficiente versare una garanzia di appena 500 mila lek, pari a circa 5 mila euro. Il salto è evidente: da una soglia a doppia cifra milionaria a un requisito simbolico. Un abbassamento che cambia radicalmente il profilo degli operatori potenzialmente ammessi e che, secondo diversi osservatori, svuota l’impianto originario della legge.

Un altro elemento controverso riguarda la struttura giuridica dei partecipanti. Se da un lato si richiede la forma di società per azioni, dall’altro si consente la partecipazione anche a unioni di soggetti giuridici diversi, aprendo di fatto la porta a configurazioni meno strutturate. Questo meccanismo potrebbe consentire l’accesso anche a soggetti privi di esperienza internazionale consolidata, in contrasto con l’impostazione originaria della legge. Un elemento che, secondo osservatori locali, faciliterebbe l’ingresso di operatori già presenti nel mercato informale. Il sistema di punteggio, pur articolato, lascia inoltre ampi margini di discrezionalità nella valutazione qualitativa. Ed è proprio qui che si concentra il sospetto: che la procedura competitiva sia, nei fatti, uno strumento per legittimare una selezione già definita a monte. Il ruolo delle istituzioni coinvolte, dalla Commissione per le licenze al Ministero delle Finanze, resta centrale, ma non sufficiente a dissipare le perplessità. La gestione della gara e la successiva assegnazione delle licenze saranno il vero banco di prova per la credibilità del nuovo sistema.

La riapertura del mercato delle scommesse in Albania rappresenta, almeno in teoria, un passo verso la regolamentazione e il recupero di gettito fiscale. Tuttavia, il percorso scelto appare tutt’altro che lineare. Dopo sette anni di sostanziale deregolamentazione, il rischio è che il nuovo sistema finisca per formalizzare equilibri già esistenti, piuttosto che creare un mercato realmente competitivo e trasparente. Per gli operatori internazionali, il contesto resta complesso. Le condizioni di accesso, modificate in corsa, e il numero limitato di licenze rendono il mercato poco prevedibile. Per lo Stato, invece, la sfida sarà dimostrare che la nuova fase non è solo una riapertura, ma un cambio di paradigma nella gestione del gioco pubblico.

Molto dipenderà da come verranno assegnate quelle dieci licenze. Perché è lì, più che nelle norme, che si misurerà la reale direzione del settore.

Redazione Jamma
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