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Umbria, Fipe : “La lotta alla ludopatia non si fa con nuove tasse a carico delle piccole imprese”

In: Apparecchi Intrattenimento, Associazioni

21 novembre 2014 - 11:12


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(Jamma) “Con l’approvazione della legge regionale in materia di contrasto della ludopatia, da parte del consiglio regionale, le imprese hanno guadagnato una nuova tassa da pagare. La più che condivisibile battaglia contro un fenomeno che nasce dal disagio sociale – e che lo amplifica fino a livelli insostenibili anche nel nostro territorio, con la complicità dello Stato che ne è il maggiore beneficiario – non si fa sulle spalle delle piccole imprese, quelle che a parole tutti poi dicono di voler difendere”.

Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi aderenti a Confcommercio, condanna senza mezze misure la scelta della Regione di penalizzare con una aggravio dell’Irap tutte quelle imprese che non vorranno, o non potranno, rimuovere gli apparecchi per il gioco lecito, sui quali il fisco effettua il prelievo alla fonte.
“Una cosa deve essere chiara, altrimenti si rischia di fare della facile demagogia: una ulteriore tassazione sulle piccole imprese non risolve in alcun modo il problema del gioco patologico.
Gli stessi dati diffusi dalla Regione dicono che la ludopatia, in Umbria, riguarda in primo luogo il gioco on line e in seconda battuta le lotterie nazionali, entrambi popolarissimi e pubblicizzati su tutti i media.
Dietro l’illusorio obiettivo di battere la ludopatia tassando di più le imprese c’è il solito tentativo di fare cassa mettendo le mani nelle solite tasche. Che però ora sono vuote e non più disponibili a ulteriori prelievi. Occorreva rinunciare alla tentazione di fare cassa e riconoscere, con onestà, che un fenomeno come la ludopatia o lo si affronta con la serietà (e, quindi, gli strumenti socio-sanitari) che merita oppure non lo si sta affrontando affatto.
Stiamo valutando – sottolinea Fipe – la possibilità di attivare azioni di tutela degli imprenditori”.
“Abbiamo letto le dichiarazioni compiaciute di diversi consiglieri regionali, che, con l’approvazione della legge, vogliono farci intendere di aver fatto fare a questa regione un buon passo avanti nella lotta alla ludopatia. La verità è che l’unico passo avanti è stato fatto nel gravare le imprese di un nuovo balzello.
Un problema come quello della ludopatia non può essere contrastato esclusivamente con meccanismi sanzionatori, per di più a carico solo delle imprese – pubblici esercizi, tabaccherie, alberghi… – che per tale attività già adempiono agli obblighi fiscali e che sono quelle più facilmente raggiungibili e controllabili, mentre su questo fronte ci sono fenomeni, molto più invasivi ma più sfuggenti, che viaggiano in rete al di fuori di qualsiasi tracciatura, o addirittura attraverso i canali “sotterranei” dei giochi illeciti (bische, scommesse clandestine, ecc.) in mano alla malavita organizzata”.
I dati ufficiali, comunicati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e resi noti durante la conferenza stampa di apertura della fiera ENADA Roma 2014, mostrano un netto calo in Italia delle locations con slot installate al loro interno: da 115.251 a 111.164, con un calo pari al 3,55%. La diminuzione è provocata esclusivamente dalla chiusura delle attività che non hanno come fonte primaria il gioco tra cui bar, ristoranti, stabilimenti balneari e alberghi.
Di converso si assiste a una crescita dei negozi dedicati al gioco (da 701 a 1.321, con un incremento dell’88,45%) e degli esercizi dedicati alle VLT/slot.
In questo quadro spuntano ogni giorno sistemi illegali come “totem” e Ctd (agenzie di scommesse gestite da bookmaker spesso stranieri).
In una simile situazione si arriva al paradosso che, se anche tutti gli esercizi commerciali e di somministrazione disinstallassero le slot machines, questo vorrebbe dire consegnare definitivamente il settore e, quindi i ludopatici, nelle mani dell’illegalità o, nella migliore delle ipotesi, abbandonare le persone al gioco on line esercitabile 24 ore al giorno, e al di fuori di qualsiasi controllo.

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