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STS. La qualità dell’offerta fa la differenza

In: Associazioni, Ippica, Scommesse

6 giugno 2012 - 11:38


corner snai

Tabaccai costretti a pagare il canone Rai

 

(Jamma) Il Decreto Fiscale recentemente convertito in Legge dello Stato, ha messo la parola fine sull’attesa gara pubblica che avrebbe dovuto portare all’apertura di 5.000 corner di gioco integrati ippico-sportivi. Il relativo bando, – si legge in una nota del Sindacato dei Totoricevitori Sportivi – già previsto nella manovra fiscale di luglio scorso, quindi non si farà.
In molti attendevano questa svolta: in particolare, i titolari dei corner ippici che fanno fatica a realizzare un saldo positivo a fine mese.
La speranza – ormai definitivamente svanita – era di essere trasformati in sportivi onde acquisire le scommesse a quota fissa, decisamente più redditizie rispetto ai tradizionali concorsi a totalizzatore.
Perché questa marcia indietro?
Perché una simile gara avrebbe – di fatto – portato al raddoppio della rete di offerta delle scommesse a quota fissa la quale sarebbe stata sovrabbondante rispetto alla relativa domanda.
Quest’ultima – anche fiaccata dallo scandalo del calcio scommesse – non possiede più quello slancio che potrebbe giustificare un incremento della rete: il vantaggio per i corner ippici derivante dall’acquisizione delle scommesse sportive, quindi, non sarebbe stato determinante né avrebbe compensato l’aggravio di lavoro conseguente alla necessità di restare aperti anche la domenica.
Del resto, sappiamo bene che mantenere un numero controllato di punti vendita significa garantire loro un livello di redditività media quantomeno apprezzabile.
Al contrario, un ampliamento più o meno indiscriminato può determinare un calo generalizzato degli incassi.
E’ quanto accaduto nell’ambito della rete di vendita del SuperEnalotto che, passata in poco tempo da circa 22.000 punti a 45.000, lamenta oggi degli incassi medi tendenzialmente marginali.
Il giusto dimensionamento della rete distributiva è – in sostanza – il principale strumento per sostenerne la redditività, naturalmente entro i limiti resi possibili dalla domanda di gioco.
La crescita della domanda – a sua volta – è determinata non già dalla numerosità dei punti vendita o dalla quantità dei prodotti di gioco quanto piuttosto dalla qualità di questi ultimi.
Qualità il cui livello non è stato mai così basso come di questi tempi.

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