Il presidente Sergio D’Angelo e il vicepresidente vicario Patrizio Perla hanno incontrato a Bruxelles alcuni rappresentanti delle istituzioni europee. Così, il riordino del gioco fisico italiano entra anche nel dibattito europeo. I vertici di SAPAR si sono recati il 14 luglio 2026 al Parlamento europeo di Bruxelles per una serie di incontri istituzionali. La missione, annunciata pubblicamente dall’Associazione, aveva un obiettivo preciso: portare oltre i confini nazionali le difficoltà degli operatori della rete terrestre e cercare nuovi interlocutori in una fase decisiva per il futuro del settore. E’ quanto scrive Tony Colapinto su SiGMA World.
La scelta di Bruxelles non sposta la responsabilità politica del riordino, che resta nelle mani del Governo e del legislatore italiano. Segnala, piuttosto, il tentativo di SAPAR di inserire le questioni del retail all’interno di una discussione più ampia, legata al mercato unico, alla protezione dei consumatori, alla sostenibilità delle piccole e medie imprese e alla crescita di un’offerta digitale che non conosce confini fisici. In esclusiva per SiGMA News, Sergio D’Angelo ha ricostruito i contenuti degli incontri e ha indicato cinque dossier su cui l’Associazione intende continuare a lavorare nei prossimi mesi.
Un riordino “più partecipato e più condiviso”
Il primo tema affrontato a Bruxelles è stato quello più urgente: il riordino del gioco fisico in Italia. Il decreto legislativo n. 41 del 25 marzo 2024 ha avviato la riforma del settore, partendo dal gioco a distanza. Il provvedimento ha ridisegnato il sistema delle concessioni online, introducendo nuovi requisiti economici, tecnici e organizzativi. La rete terrestre è invece rimasta fuori da quella prima fase e attende ancora una disciplina organica dedicata ad apparecchi, scommesse, bingo e alla distribuzione territoriale dei punti di gioco.
Per SAPAR, il futuro intervento non può essere costruito esclusivamente attraverso il dialogo tra l’amministrazione, i grandi concessionari e le istituzioni territoriali. Deve coinvolgere anche le imprese che gestiscono materialmente la rete e, negli ultimi decenni, ne hanno assicurato il funzionamento quotidiano: “Il riordino deve essere più partecipato e più condiviso, coinvolgendo tutte le piccole e medie aziende italiane ed europee che oggi operano nella filiera del gioco fisico”, ha dichiarato D’Angelo a SiGMA News.
La posizione dell’Associazione mira a riportare al centro del confronto la figura del gestore, spesso collocata tra il concessionario e l’esercente, ma direttamente responsabile dell’installazione, della manutenzione e del corretto funzionamento degli apparecchi. È su questa struttura diffusa che si regge una parte rilevante della rete legale italiana. Per SAPAR, qualsiasi riforma che ne modifichi gli equilibri senza prevedere un coinvolgimento diretto delle imprese rischia di produrre conseguenze economiche difficili da correggere una volta avviato il nuovo ciclo concessorio.
Il nodo del futuro bando
Il secondo punto sollevato dalla delegazione SAPAR riguarda l’impostazione economica delle future procedure di gara. D’Angelo ha espresso preoccupazione per un modello che, nella valutazione di SAPAR, sarebbe più oneroso rispetto alle procedure avviate nel 2004 e nel 2011 e che potrebbe ridurre lo spazio riconosciuto ad alcune componenti storiche della filiera. Il futuro bando per la rete fisica non risulta ancora adottato nella sua forma definitiva. Le osservazioni sui costi, sulla struttura della gara e sulle figure eventualmente escluse rappresentano quindi la posizione dell’Associazione rispetto alle ipotesi discusse durante il percorso di riordino, non la descrizione di un testo già entrato in vigore.
Secondo D’Angelo, le imprese che rischierebbero di perdere centralità avrebbero contribuito, nel corso dei decenni, a generare oltre la metà delle entrate erariali provenienti dal settore dei giochi. “Abbiamo affrontato il tema di un nuovo bando più oneroso rispetto a quelli del 2004 e del 2011, che oggi rischia di escludere alcune figure della filiera”, ha spiegato il presidente di SAPAR: “Parliamo di soggetti che, per decenni, hanno contribuito alle entrate erariali generate dal comparto”.
Il ragionamento non si concentra soltanto sull’ammontare iniziale che lo Stato potrebbe incassare dalle concessioni. SAPAR invita a valutare l’intero periodo di durata degli affidamenti, sostenendo che condizioni di ingresso eccessivamente gravose potrebbero garantire maggiori introiti immediati, ma indebolire la capacità produttiva della rete negli anni successivi. D’Angelo ha sintetizzato il concetto con una metafora automobilistica: “È come affrontare una gara di Formula 1, caricando meno carburante per rendere la macchina più leggera e veloce. All’inizio si può ottenere un vantaggio, ma poi non si riesce a completare la gara. Un bando può portare qualche euro in più nell’immediato, ma farne perdere molti di più nei nove anni successivi alla concessione. Il valore economico di una gara non dovrebbe essere misurato soltanto in base al prezzo pagato all’ingresso dai concessionari. Dovrebbe considerare anche la sostenibilità della raccolta, la continuità delle imprese, l’occupazione, il presidio territoriale e il gettito generato nell’intero periodo concessorio”.
L’online cresce, ma anche l’illegalità diventa transfrontaliera
Il terzo dossier riguarda la crescita del gioco online e la capacità degli Stati di governare mercati sempre meno legati a un territorio specifico. La regolamentazione europea del gioco resta frammentata. Non esiste una legislazione settoriale unica dell’Unione e ogni Stato membro conserva la facoltà di organizzare il proprio mercato, purché rispetti le libertà fondamentali previste dai trattati e i principi elaborati dalla Corte di giustizia.
Questa autonomia ha prodotto sistemi nazionali profondamente diversi in materia di licenze, tassazione, pubblicità, controlli, limiti di gioco e tutela dei consumatori. La Commissione europea ha promosso forme di cooperazione tra le autorità nazionali e strumenti volontari per facilitare la condivisione delle informazioni, senza però arrivare a un’armonizzazione complessiva del settore.
Per SAPAR, il punto non è ostacolare la trasformazione digitale, ma comprendere come controllare un mercato in cui anche gli operatori illegali possono spostarsi rapidamente da un Paese all’altro. “Dobbiamo capire come governare i nuovi mercati senza frontiere”, ha affermato D’Angelo: “Il gioco online cresce in modo esponenziale e, come accade in tutti i mercati in espansione, anche l’offerta illegale si trasferisce sulle piattaforme digitali”.
Il presidente dell’Associazione collega direttamente il contrasto ai siti non autorizzati alla tutela delle finanze pubbliche: “Bisogna innovare gli strumenti di controllo, perché ogni euro sottratto a uno Stato è un euro sottratto al welfare”. Il tema interessa sia la rete terrestre sia quella digitale. Una riduzione eccessiva dell’offerta legale sul territorio potrebbe infatti spingere una parte della domanda verso canali non autorizzati, online o fisici. Allo stesso tempo, la capacità di bloccare pagamenti, domini e comunicazioni promozionali illegali richiede una cooperazione che non si limita alle frontiere nazionali.
Dipendenze da gioco, ventisette sistemi diversi
Il quarto tema è quello che D’Angelo definisce personalmente il più importante: la prevenzione e il trattamento delle dipendenze da gioco. Anche in questo ambito, l’Unione europea non dispone di un unico sistema normativo. La tutela della salute e dei consumatori rientra tra gli obiettivi riconosciuti a livello comunitario, ma le misure concrete sono stabilite dai singoli Stati. Ne derivano modelli diversi per l’autoesclusione, i limiti di deposito, la pubblicità, la formazione del personale, l’identificazione dei giocatori e il finanziamento dei programmi di prevenzione.
Nel 2014, la Commissione europea ha adottato una raccomandazione contenente principi comuni per la protezione dei consumatori, dei giocatori e dei minori nei servizi di gioco online. Si tratta, tuttavia, di uno strumento non vincolante, che non ha eliminato la frammentazione tra i sistemi nazionali. “Oggi operiamo in un mercato europeo, ma in materia di tutela contro le dipendenze da gioco abbiamo ventisette normative diverse”, ha osservato D’Angelo.
La dichiarazione sintetizza una criticità concreta. Un giocatore può accedere a prodotti e servizi digitali attraverso piattaforme attive in diversi Paesi, mentre gli strumenti di protezione, assistenza ed esclusione restano prevalentemente nazionali. Per SAPAR, una maggiore convergenza europea potrebbe rendere più efficaci i controlli e ridurre le differenze tra mercati. Non significa necessariamente imporre un’unica legge sul gioco a tutti gli Stati membri, ma individuare standard minimi condivisi, sistemi interoperabili e criteri comuni per riconoscere i comportamenti problematici.
La sfida riguarda anche il rapporto tra il canale online e quello retail. La rete terrestre dispone di personale in grado di entrare in contatto diretto con il consumatore, ma necessita di formazione e di protocolli chiari. Il digitale consente invece di analizzare un’ampia quantità di dati sulle abitudini di gioco, ma richiede algoritmi trasparenti e procedure efficaci di intervento. Un sistema europeo più coordinato potrebbe mettere in relazione questi strumenti, evitando che la tutela dipenda esclusivamente dal Paese in cui si trova l’operatore o dal canale scelto dal giocatore.
Apparecchi senza vincita: il possibile laboratorio del mercato unico
Il quinto punto affrontato a Bruxelles riguarda gli apparecchi automatici da intrattenimento senza vincita in denaro, come videogiochi, simulatori, gru, ticket redemption e altre attrazioni presenti nelle sale giochi e nei parchi di divertimento. La disciplina italiana rientra nell’articolo 110, comma 7, del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Negli ultimi anni ADM è intervenuta con regole tecniche, procedure di certificazione e periodi transitori per adeguare gli apparecchi, compresi quelli prodotti o importati a partire da giugno 2021.
SAPAR ritiene tuttavia che l’impianto nazionale continui a essere poco adeguato alla rapidità con cui evolve il settore. “In Italia abbiamo un parco macchine vetusto perché, a differenza di altri Stati europei, partiamo da una normativa costruita nei primi anni Duemila, che oggi fatica a stare al passo con i nuovi prodotti tecnologici offerti dal mercato”, ha spiegato D’Angelo.
Secondo il presidente, gli apparecchi senza vincita potrebbero rappresentare il terreno più semplice su cui avviare un processo di armonizzazione europea. Non distribuendo premi in denaro, pongono questioni regolatorie diverse rispetto ad AWP, VLT, casinò e scommesse. “Abbiamo chiesto un impegno maggiore perché, trattandosi di prodotti destinati esclusivamente all’intrattenimento, sarebbe più facile raggiungere un accordo tra gli Stati membri e costruire un mercato unico nell’intera Unione”.
La richiesta riguarda soprattutto gli standard tecnici, le certificazioni e la possibilità di commercializzare gli stessi apparecchi in più Paesi, senza dover affrontare procedure completamente diverse in ciascun ordinamento. Un quadro più uniforme potrebbe favorire l’innovazione e ridurre i costi per produttori, importatori e gestori. La proposta dovrà però confrontarsi con le competenze nazionali in materia di pubblica sicurezza, autorizzazioni e protezione dei minori, che continuano a incidere anche sui prodotti privi di vincite monetarie.
Il limite delle competenze europee
La missione di SAPAR non può essere letta come una richiesta al Parlamento europeo di riscrivere direttamente il sistema concessorio italiano. Gli Stati membri restano autonomi nell’organizzazione dei servizi di gioco. Possono adottare restrizioni motivate dalla tutela dei consumatori, dalla prevenzione delle frodi e dal contrasto alle dipendenze, purché tali misure siano coerenti e proporzionate.
L’Unione può però intervenire sugli aspetti connessi al funzionamento del mercato interno, alla circolazione dei servizi, alla protezione dei dati, all’antiriciclaggio e ai diritti dei consumatori. Può inoltre favorire la cooperazione tra regolatori e sostenere la definizione di standard comuni. È in questo spazio che SAPAR intende collocare la propria iniziativa. La dimensione europea può diventare un luogo in cui confrontare modelli nazionali, studiare l’impatto delle diverse regole e verificare se alcune soluzioni possano essere condivise.
Per la rete italiana, il confronto internazionale può essere utile soprattutto su tre fronti: contrasto dell’offerta illegale online, standard di gioco responsabile e disciplina tecnica degli apparecchi senza vincita.
Nuovo incontro entro la fine del 2026
La missione di Bruxelles non dovrebbe restare un episodio isolato. Al termine degli incontri, la delegazione SAPAR si è impegnata a predisporre una documentazione tecnica più dettagliata. “Ci siamo lasciati con l’impegno di inviare, nelle prossime settimane, un documento su come potrebbe svilupparsi in futuro il mercato europeo degli apparecchi da intrattenimento, con e senza vincita in denaro”, ha anticipato D’Angelo.
SAPAR prevede inoltre di tornare a Bruxelles entro la fine del 2026 per proseguire il confronto con gli interlocutori incontrati e presentare le proprie proposte. La credibilità dell’iniziativa dipenderà ora dalla capacità di tradurre le richieste associative in dati, analisi economiche e soluzioni normative praticabili. Il riordino del gioco fisico coinvolge interessi differenti: entrate pubbliche, tutela della salute, sostenibilità delle imprese, autonomia delle Regioni, occupazione e contrasto dell’illegalità.
Per SAPAR, il punto di partenza resta la difesa della filiera territoriale. Ma la missione al Parlamento europeo indica anche la volontà di superare una discussione limitata ai confini italiani. La crescita dell’online, la mobilità degli operatori e la diffusione di tecnologie comuni rendono sempre più difficile affrontare il mercato con ventisette sistemi completamente separati. Il gioco resta una competenza nazionale, ma molte delle sue sfide sono ormai europee. Ed è su questa contraddizione che SAPAR intende costruire la prossima fase della propria attività istituzionale.




