Il riordino del gioco fisico torna al centro del dibattito politico e sanitario. Al Senato, su iniziativa della senatrice M5S Dolores Bevilacqua (M5S), si è tenuta una conferenza stampa dedicata al futuro decreto legislativo sul gioco su rete fisica. Al centro dell’incontro le forti preoccupazioni espresse da esperti, associazioni e rappresentanti dei consumatori sulle possibili conseguenze della riforma attualmente in preparazione.
Tra i protagonisti dell’incontro Maurizio Fiasco, presidente di Alea – Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio – che ha criticato duramente sia il contenuto del futuro decreto sia la recente soppressione dell’Osservatorio nazionale sulle dipendenze da gioco d’azzardo, abolito dalla Legge di Bilancio 2025 senza essere sostituito.
Secondo Fiasco, il documento presentato nasce dal lavoro di professionisti che hanno operato dal 2016 al 2024 all’interno dell’organismo consultivo del Ministero della Salute, composto da rappresentanti del Servizio sanitario nazionale, del terzo settore, del mondo consumerista e giuridico.
Nel suo intervento ha ricordato che il nuovo decreto legislativo sul gioco fisico, previsto dalla delega fiscale del 2023, è ancora in fase di definizione e dovrà passare dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni-Enti locali, dove sarà necessaria l’approvazione unanime delle Regioni e dell’ANCI. In caso contrario il testo dovrà essere nuovamente discusso.
Fiasco ha parlato di un “eccesso di evidenza” rispetto alla crescita del fenomeno gioco in Italia, ricordando che nel 2024 il volume complessivo della raccolta ha raggiunto i 165,3 miliardi di euro. Numeri che, secondo il presidente di Alea, dimostrerebbero l’urgenza di interventi più incisivi.
Tra i punti maggiormente contestati ci sono le modifiche alle distanze dai luoghi sensibili e agli orari di apertura. Secondo quanto illustrato durante la conferenza, il testo in discussione prevederebbe distanze ridotte – 100 metri da scuole e centri per le dipendenze per sale gioco e punti scommessa certificati, 200 metri per altri esercizi – oltre a un forte ridimensionamento del potere regolatorio di Comuni e Regioni sugli orari.
Fiasco ha criticato anche la proposta di limitare le chiusure delle attività di gioco alla fascia tra le 5 e le 9:30 del mattino, parlando di una sostanziale operatività quasi continua.
Altro tema affrontato riguarda il rapporto tra Regioni e gettito fiscale. Secondo quanto emerso nel corso dell’incontro, le Regioni avrebbero chiesto una quota del gettito derivante dal gioco fisico distribuito sul territorio, per un valore complessivo stimato intorno agli 80 milioni di euro. Una cifra definita da Fiasco “una mancia” rispetto ai costi sociali e sanitari legati alla diffusione del gioco problematico.
Nel dibattito è intervenuto anche lo psicologo Onofrio Casciani, membro dell’Osservatorio sul gioco d’azzardo della Regione Lazio, che ha espresso forte preoccupazione per il progressivo spostamento del tema dal piano sanitario a quello economico. Casciani ha ricordato il lavoro svolto negli anni dall’Osservatorio, culminato nel decreto ministeriale del 16 luglio 2021 sulle linee guida per cura e riabilitazione delle persone con dipendenza da gioco d’azzardo.
Secondo il professionista, negli ultimi anni si starebbe assistendo a un progressivo indebolimento delle tutele, anche sul fronte pubblicitario. Casciani ha citato il divieto di advertising introdotto nel 2018, sottolineando però come oggi si registrino “continue deroghe” e un ritorno di messaggi promozionali legati al gioco, anche in forme indirette.
All’incontro è intervenuto anche Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, che ha puntato l’attenzione sulla mancanza di trasparenza riguardo al testo del decreto in preparazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
“Non abbiamo tra le mani la nuova bozza del MEF, poiché non è stata ufficializzata. Credo che nel depotenziare l’attività a tutela dei cittadini ci siano anche queste dinamiche e questi meccanismi. Ritengo urgente che si possa disporre di un testo sul quale lavorare, fare degli emendamenti ed essere più puntuali”, ha dichiarato.
Dona ha poi insistito sul tema delle distanze dai luoghi sensibili, definendolo un elemento centrale nelle politiche di prevenzione. “L’altro aspetto molto interessante è quello della distanza fisica. Questo è un tema che non va sottovalutato. Ad un occhio superficiale può sembrare trascurabile o una tutela marginale, ma non è così”, ha spiegato.
Secondo il presidente dell’UNC, il problema va letto anche alla luce dell’aumento dei livelli di distrazione nella vita quotidiana, legati soprattutto all’utilizzo degli strumenti digitali. “L’innalzamento dei tassi di distrazione nel nostro quotidiano, dovuti per la maggior parte all’impatto del digitale su giovani e adulti, fa sì che le nostre scelte di consumo siano ogni giorno più difficili”, ha affermato.
Per spiegare il concetto, Dona ha fatto riferimento ad alcuni studi sui comportamenti di consumo: “Ci sono ricerche scientifiche che dimostrano che se entriamo in un supermercato distratti da uno smartphone, compreremo di più e prodotti meno salubri rispetto a un consumatore concentrato sulla spesa. Questo ci dimostra come, tanto più siamo distratti, tanto meno siamo razionali e capaci di fare appello alla nostra capacità critica. La distanza fisica è un baluardo rispetto alla distrazione in cui viviamo”.
Dona è intervenuto anche sul tema della pubblicità del gioco, richiamando il Decreto Dignità del 2018. “Ricordiamo che il Decreto Dignità aveva stabilito un divieto assoluto di pubblicità per i servizi legati al gioco e alle scommesse. Oggi, però, è sufficiente guardare un programma televisivo sportivo per notare come la pubblicità, dopo un paio d’anni di ‘scorciatoie’, non si preoccupi neppure più di dissimularsi. Siamo tornati agli spot in piena regola”, ha concluso.
Nel corso della conferenza è intervenuto anche Remigio Del Grosso, rappresentante di Adusbef, che ha proposto tre riflessioni critiche sul riordino del gioco fisico e sul rapporto tra tutela dei consumatori e interessi economici.
Il primo punto riguarda il peso del gettito fiscale nelle future scelte normative. “L’impressione è che le istituzioni mirino prioritariamente a garantire il gettito erariale piuttosto che la tutela della salute dei cittadini”, ha dichiarato.
Del Grosso ha poi espresso preoccupazione per il progressivo ridimensionamento degli organismi di controllo con presenza delle associazioni dei consumatori. Ha citato come esempio il caso del “Comitato Media e Minori” del MiMIT, abolito e sostituito con un nuovo organismo privo di rappresentanti degli utenti.
Secondo Adusbef, un rischio simile potrebbe ripresentarsi anche con la futura Consulta sul gioco pubblico, dove – ha spiegato Del Grosso – si potrebbe creare uno squilibrio a favore dei concessionari e degli operatori economici rispetto alle esigenze di tutela sanitaria e sociale.
Infine, il rappresentante di Adusbef ha criticato l’utilizzo del termine “ludopatia” nei documenti istituzionali, nonostante sia stato formalmente superato dal 2019. Del Grosso ha ricordato che il termine sarebbe stato utilizzato recentemente anche dall’Agcom in una consultazione pubblica e nella relazione illustrativa della Camera sul gioco fisico.
Secondo il rappresentante dei consumatori, questa “disattenzione” terminologica rappresenterebbe un segnale della scarsa sensibilità istituzionale verso il tema delle dipendenze da gioco.
Sia Fiasco sia Casciani hanno criticato infine il trasferimento della funzione consultiva dal Ministero della Salute al Ministero dell’Economia e delle Finanze, con il rischio – secondo gli intervenuti – di una maggiore influenza degli stakeholder industriali nelle future politiche sul gioco pubblico.







