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Riordino del gioco, Masetti (ANCI Emilia-Romagna): “Siamo in overdose d’azzardo. Serve una legge nazionale, ma i territori devono poter intervenire”

Il riordino del gioco pubblico deve partire dalla salute delle persone, dalla riduzione dell’offerta e da una lettura reale dei dati territoriali. È quanto ha sostenuto Massimo Masetti, referente istituzionale per l’ANCI Emilia-Romagna, intervenendo al webinar “Gioco d’azzardo: il rebus normativo e le esigenze dei territori”, promosso da Avviso Pubblico in collaborazione con la Regione del Veneto.

Masetti, che da circa vent’anni segue il tema del gioco d’azzardo, ha aperto il suo intervento richiamando l’importanza dei dati comunali per comprendere la reale dimensione del fenomeno. A questo proposito ha citato il caso di Baia e Latina, Comune del Casertano con circa 2.000 abitanti, dove il giocato raggiungerebbe livelli definiti “al di là dell’umana comprensione”, pari a circa 102mila euro l’anno per cittadino. Un dato che, secondo Masetti, segnala la presenza di criticità evidenti e conferma la necessità di rendere accessibili e analizzabili le informazioni relative ai singoli territori.

Il referente ANCI ha sottolineato come alcune tipologie di gioco risultino particolarmente problematiche sia sotto il profilo della dipendenza sia rispetto al rischio di infiltrazione criminale. Nonostante ciò, ha osservato, il legislatore continua a non intervenire in modo selettivo sui prodotti più rischiosi, né attraverso limitazioni dell’offerta né mediante accorgimenti tecnologici oggi disponibili per ridurne la pericolosità.

Masetti ha poi richiamato il quadro giuridico di fondo, ricordando che in Italia il gioco d’azzardo è vietato dal codice penale, salvo le deroghe previste dallo Stato. Proprio per questo, ha spiegato, ogni deroga deve essere trattata con particolare cautela. Ha citato una sentenza della Corte costituzionale del 1975, secondo cui le deroghe al divieto di gioco d’azzardo toccano profili costituzionalmente sensibili, e ha sostenuto che negli ultimi anni il sistema sia andato probabilmente oltre un equilibrio accettabile.

Il nodo, secondo Masetti, è evidente se si osserva l’andamento degli ultimi vent’anni: mentre il gettito erariale è cresciuto meno del 60%, il volume giocato sarebbe aumentato del 600%. “Stiamo facendo giocare d’azzardo gli italiani e le italiane senza un ritorno economico proporzionato per l’erario”, ha osservato, ponendo il tema del bilancio sociale dell’azzardo.

Su questo punto ha ricordato che già nel 2017 l’Istituto superiore di sanità stimava tra i 6 e gli 8 miliardi di euro i costi sostenuti da Stato e Comuni per contrastare gli effetti del gioco d’azzardo. Secondo Masetti, oggi quella cifra potrebbe essere superiore e forse superare gli 11,4 miliardi di entrate erariali indicate per il settore. Il problema, ha spiegato, è che si tratta di “tasche diverse”: da una parte il Ministero dell’Economia incassa, dall’altra il sistema sanitario e i Comuni sostengono i costi sociali e sanitari.

Da qui la critica all’impostazione fondata sull’invarianza di gettito. Se l’obiettivo primario resta quello di mantenere stabile l’incasso dello Stato, ha avvertito Masetti, si rischia di dover aumentare ulteriormente il numero dei giocatori o la quantità di gioco, soprattutto in un contesto in cui cresce il peso dell’online, caratterizzato da un prelievo fiscale più basso rispetto al fisico.

Masetti ha quindi evidenziato la necessità di tenere conto delle profonde differenze territoriali. Citando il Veneto, ha osservato che in alcune aree della regione il gioco fisico mantiene una presenza molto più elevata rispetto al resto del Paese. In particolare ha richiamato la provincia di Rovigo, dove la diffusione di VLT, slot machine e gioco terrestre risulterebbe superiore di 25-30 punti percentuali rispetto ad altri territori.

Per questo, secondo il referente ANCI Emilia-Romagna, una normativa nazionale uniforme è necessaria, ma non può cancellare completamente la possibilità per i territori di intervenire. Le comunità locali, ha spiegato, non sono tutte uguali: alcune sono più colpite dal gioco fisico, altre da fenomeni di infiltrazione criminale, altre ancora da specifiche criticità sociali. In questi casi, Comuni e Regioni devono poter disporre di strumenti differenziati, anche sugli orari, quando il fenomeno produce problemi sanitari, sociali o di ordine pubblico.

Masetti ha richiamato anche l’esperienza del proprio Comune, dove le sale slot sono state ridotte da nove a una. A suo giudizio, una riforma che cancellasse le distanze dai luoghi sensibili rischierebbe di vanificare anni di battaglie amministrative e legali, consentendo la riapertura di attività che i territori erano riusciti a contenere.

Nel suo intervento ha poi affrontato il tema dei nuovi fenomeni di “azzardo strisciante”, richiamando le piattaforme di prediction market e il caso Polymarket, già citato nel corso del webinar. Masetti ha sottolineato la dimensione etica di questi strumenti, osservando che su piattaforme di questo tipo è possibile scommettere su eventi reali e sensibili, come guerre, epidemie o crisi internazionali. Un modello che, secondo il referente ANCI, apre interrogativi che vanno oltre la regolazione tradizionale del gioco.

Altro fronte indicato come critico è quello del trading online ad alta intensità speculativa. Masetti ha citato dati Consob secondo cui il fenomeno sarebbe cresciuto del 178% negli ultimi due anni, con il 78% degli utenti che perde denaro. Ha inoltre evidenziato il rischio che una quota crescente del risparmio degli italiani si sposti da strumenti tradizionalmente più sicuri verso piattaforme che presentano dinamiche assimilabili all’azzardo.

Da qui la definizione più netta del suo intervento: “Siamo in overdose d’azzardo”. Masetti ha osservato che l’Italia è ai primi posti in Europa per raccolta e, se il dato viene parametrato agli stipendi medi, risulta ancora più evidente la sproporzione del fenomeno. Il problema, ha chiarito, non è un approccio proibizionista, ma la sovrabbondanza dell’offerta, ormai difficile da gestire e controllare.

Secondo Masetti, lo Stato dovrebbe intervenire lungo tre direttrici: ridurre l’offerta complessiva, regolamentare in modo più severo i giochi più pericolosi e introdurre strumenti tecnici per limitare il rischio di dipendenza. Tra gli accorgimenti possibili ha citato la limitazione del tempo di gioco e l’aumento dell’intervallo tra una giocata e l’altra, misure che potrebbero ridurre i meccanismi di addiction.

Un passaggio rilevante è stato dedicato anche alla pubblicità. Masetti ha sostenuto che, se esiste un divieto di promozione del gioco d’azzardo, questo deve essere rispettato senza aggiramenti. Ha criticato le forme indirette di comunicazione attraverso media, squadre sportive e società create per promuovere marchi collegati ai grandi operatori del settore. A suo giudizio, come avviene per le sigarette, la pubblicità dell’azzardo non dovrebbe trovare spazio né sui media né sulle maglie delle squadre di calcio.

Nel finale Masetti ha richiamato un dato particolarmente preoccupante: oltre un milione e mezzo di ragazzi tra i 16 e i 18 anni avrebbe già giocato d’azzardo. Un elemento che, a suo avviso, dimostra il rischio di formare una nuova generazione di giocatori. Per questo ha invitato a usare parole più precise, smettendo di parlare genericamente di “gioco” e chiamandolo “gioco d’azzardo”, perché è l’azzardo, non il gioco in sé, a contenere una pericolosità specifica.

La conclusione è stata un richiamo alla responsabilità del legislatore: il riordino deve partire dalla salute delle persone, dalla riduzione dell’impatto sociale e dalla capacità di dare ai territori strumenti reali per governare un fenomeno che, secondo Masetti, ha ormai superato i limiti di sostenibilità.

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