Il possibile slittamento dei termini per il riordino del gioco fisico al centro del dibattito del settore. Tra gli operatori e le rappresentanze di categoria cresce infatti la convinzione che i tempi inizialmente ipotizzati per la riforma possano non essere compatibili con la complessità del comparto e con le numerose questioni ancora aperte, sia sul piano normativo che su quello operativo.
A intervenire sul tema è Francesco Gatti, CEO di Bull Gaming e rappresentante associativo, che invita a una riflessione più approfondita prima di procedere con una riforma destinata a incidere su un settore strategico per l’economia e per le sue implicazioni sociali.
“Difficile fare un’analisi completa del settore con cosi poco tempo a disposizione. probabilmente uno stop di riflessione e una nuova stagione di dialogo con le associazioni di categoria sarebbe la soluzione più corretta”, afferma Gatti.
Negli ultimi mesi il confronto sul riordino del gioco fisico si è concentrato soprattutto su temi legati alla redistribuzione dell’offerta, ai criteri concessori e ai rapporti tra Stato, territori e operatori. Tuttavia, secondo diverse componenti della filiera, restano ancora da chiarire aspetti fondamentali legati all’impatto economico, alla sostenibilità del sistema e agli equilibri di mercato.
“E’ insensato procede a una riforma del gioco fisico, settore strategico sia economicamente che dal punto di vista delle implicazioni sociali, senza avere una situazione chiara e coerente con l’attuale comparto italiano”, prosegue Gatti, sottolineando anche la necessità di un approfondimento ulteriore.
“Il parlamento deve avere il tempo per approfondire una riforma cosi delicata che non puo essere legittimata senza una accurata e attenta analisi anche mediante uno studio di impatto”.
Uno dei nodi principali resta il rapporto con le Regioni e gli enti locali, tema che negli anni ha prodotto un quadro normativo frammentato sul territorio nazionale, soprattutto in materia di distanze dai luoghi sensibili e regolamentazione degli esercizi.
“Il difficile accordo con le regioni, i problemi di eventuale concentrazione dell’offerta, il complesso ruolo del gestore che è parte chiave del processo di raccolta e contemporaneamente figura terza ed esclusa dal dibattito, consigliano di procedere con molta calma e ragionare in tempi diversi da quelli che erano stati prospettati”.
Secondo Gatti, inoltre, il riordino discusso fino a oggi avrebbe affrontato soprattutto aspetti economici, lasciando sullo sfondo le questioni pratiche e strutturali del comparto.
“D’altronde non è la prima volta che vediamo slittare i termini di un riordino che peraltro ha finora toccato aspetti più economici che pratici”.
Nel suo intervento emerge poi una riflessione più ampia sul ruolo dello Stato nella gestione del gioco pubblico e sui limiti dell’intervento territoriale.
“La questione centrale è se il gioco resta un presidio dello Stato con tutte le implicazioni correlate oppure le regioni e gli enti locali possono intervenire”.
“In questo secondo scenario non si capisce allora come mai le regioni non possano intervenire anche sulla distribuzioni di altri beni ‘sensibili’. Basti pensare al fumo o all’alcol”.
Tra i punti più delicati richiamati dal CEO di Bull Gaming c’è anche il tema della concorrenza e del modello concessorio italiano, che secondo Gatti rischierebbe di creare criticità anche sul piano europeo.
“La convergenza verso sistemi chiusi, concessori e con una concorrenza limitata produrrebbe inoltre una distorsione del mercato poco raccontabile alla commissione europea”.
“Ricordiamoci che l’Italia resta una anomalia nel panorama europeo dove non esiste la figura del concessionario. Se fosse stato un modello da seguire anche altri paesi avrebbero introdotto questa figura che al momento è presente invece solo nel nostro paese”.
Infine, Gatti si sofferma sul ruolo tecnologico e operativo della filiera, in particolare sulla gestione dei sistemi di controllo e lettura delle macchine, sostenendo la necessità di separare alcune funzioni per garantire maggiore trasparenza.
“Inoltre quello che era nato come un servizio essenziale di allaccio e computazione delle macchine si è trasformata in una realtà diversa concentrando in un solo soggetto molte funzioni che per trasparenza andrebbero invece mantenute separate”.
“Non a caso in altri paesi dove esiste la lettura dei contatori degli apparecchi da gioco, anche da ambiente remoto, la stessa non è affidata allo stesso soggetto che detiene la proprietà e la gestione delle macchine. Anche questo va ricordato e rimesso al centro del dibattito”.







