Il riordino del gioco d’azzardo e il ruolo degli enti locali sono stati al centro dell’intervento di Andrea Bosi, rappresentante di Avviso Pubblico, durante l’incontro “Riscrivere le regole del gioco d’azzardo per rimettere le persone al centro delle scelte politiche”.
Bosi ha ricordato come Avviso Pubblico, la rete che riunisce oltre 630 enti locali e amministrazioni impegnate sui temi della legalità e della trasparenza, guardi con particolare attenzione alla riforma in corso. Secondo l’esponente dell’associazione, il riordino non può prescindere dall’esperienza maturata negli ultimi quindici anni da Comuni e Regioni nella regolamentazione del settore.
“Gli enti locali hanno costruito strumenti che hanno trovato conferma anche nelle sentenze dei tribunali amministrativi e del Consiglio di Stato”, ha spiegato, riferendosi a misure come i distanziometri e le limitazioni orarie al funzionamento degli apparecchi da gioco. Un patrimonio di esperienza che, a suo avviso, rischia oggi di essere ridimensionato o ignorato nel nuovo impianto normativo.
Bosi ha sottolineato che amministratori e sindaci sono spesso i primi a confrontarsi con le conseguenze sociali dell’azzardo nei territori, dalle situazioni di fragilità economica alle problematiche familiari, fino ai fenomeni criminali collegati al settore. In particolare ha richiamato l’attenzione sui rischi di usura e riciclaggio, ricordando che un mercato che movimenta oltre 165 miliardi di euro non può essere considerato soltanto una questione di gettito fiscale.
Uno dei passaggi più critici del suo intervento ha riguardato il meccanismo della compartecipazione degli enti territoriali alle entrate derivanti dal gioco d’azzardo, una delle novità previste dal riordino. Secondo Bosi si tratta di una scelta che merita una riflessione approfondita.
“Oggi molte attività di prevenzione e sensibilizzazione vengono finanziate con le sanzioni comminate agli esercizi che non rispettano le regole”, ha osservato. Con il nuovo sistema, invece, una parte delle risorse destinate agli interventi sul territorio potrebbe arrivare direttamente dal gettito generato dal gioco. Una prospettiva che, secondo l’esponente di Avviso Pubblico, pone interrogativi sia tecnici sia politici.
Da un lato, ha spiegato, si rischia di legare il finanziamento delle attività di prevenzione alle stesse entrate prodotte dal fenomeno che si intende contrastare. Dall’altro emerge una questione più ampia di priorità pubbliche: “È più importante la tutela della salute o il mantenimento del gettito?”, ha chiesto provocatoriamente.
Bosi ha inoltre invitato lo Stato a compiere scelte più nette sul fronte della prevenzione, investendo maggiormente nell’emersione delle situazioni di dipendenza e nella formazione. Secondo le stime richiamate nel suo intervento, per ogni persona presa in carico dai servizi specialistici potrebbero essercene molte altre che vivono lo stesso problema senza aver ancora chiesto aiuto.
A sostegno delle proprie argomentazioni ha portato anche l’esperienza maturata a Modena durante il suo incarico da assessore. Grazie a una serie di interventi regolamentari e amministrativi, il numero delle sale dedicate esclusivamente al gioco sarebbe passato da 29 a 8 nell’arco di sei anni. Un risultato che, secondo Bosi, dimostra come le amministrazioni locali possano svolgere un ruolo concreto nella riduzione dell’offerta e nella tutela delle comunità.
Per questo, ha concluso, il riordino dovrebbe valorizzare il contributo degli enti territoriali anziché limitarne gli strumenti di intervento, riconoscendo il patrimonio di competenze costruito negli anni e il ruolo che Comuni e Regioni svolgono quotidianamente nella prevenzione e nel contrasto delle conseguenze sociali dell’azzardo.






