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Report Osservatorio Nexus, Greppi (AGCOM): “La pubblicità del gioco illegale si è spostata sui social, il Digital Services Act può facilitare il contrasto”

Presentato il primo Report dell’Osservatorio sul Gioco Online Illegale, la nuova struttura di analisi e monitoraggio del fenomeno nel comparto del gioco a distanza sviluppata da Data Room Nexus.

Giorgio Greppi (in foto), Direttore servizi media e tutela dei diritti fondamentali di AGCOM, ha approfondito il tema della pubblicità del gioco illegale online e delle difficoltà incontrate dalle autorità nel contrasto ai contenuti diffusi sulle piattaforme digitali.

Greppi ha innanzitutto chiarito il perimetro delle competenze dell’Autorità: “Agcom ha potere sulla pubblicità, non sui siti illegali, la cui competenza spetta all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”. Un distinguo che, secondo il direttore dell’Autorità, è fondamentale per comprendere sia i limiti sia gli effetti collaterali delle normative introdotte negli ultimi anni.

Nel suo intervento, Greppi ha ricordato come il divieto generalizzato di pubblicità sul gioco abbia finito, in alcuni casi, per mettere sullo stesso piano soggetti concessionari e operatori completamente illegali. “Il concessionario autorizzato è perfettamente riconoscibile e non andrà mai a fare pubblicità vietata. Diverso è il comportamento del soggetto illegale, che invece continua a utilizzare questi strumenti senza alcun vincolo”, ha spiegato.

Secondo Greppi, i dati illustrati durante la presentazione mostrano con chiarezza gli effetti di questa situazione. Dal 2020 si registra infatti una crescita della presenza dei siti illegali e, parallelamente, un aumento della spesa pubblicitaria diretta verso operatori privi di concessione. Un fenomeno che, a suo avviso, rappresenta uno degli effetti indiretti più problematici del divieto di pubblicità.

Il direttore AGCOM ha poi evidenziato come il baricentro della promozione del gioco illegale si sia ormai spostato completamente online, in particolare sui social network. “Dimentichiamoci radio, televisioni o giornali. Oggi tutto passa dai social”, ha osservato, sottolineando anche quanto sia diventato sottile il confine tra informazione e pubblicità. Greppi ha ricordato come, nel settore del gioco legale, esistano contenuti che possono avere una funzione puramente informativa – come l’esposizione delle quote o la descrizione dei servizi di un concessionario – mentre nel contesto illegale ogni contenuto promozionale diventa uno strumento di acquisizione degli utenti.

Secondo i dati richiamati durante l’intervento, circa la metà degli accessi ai siti di gioco illegale deriverebbe proprio da contenuti pubblicati sui social media da utenti o influencer. Ed è qui che, ha spiegato Greppi, emergono le maggiori criticità operative. Dal 2020 AGCOM ha intensificato l’attività di vigilanza e sanzione, ma si è scontrata con il tema della responsabilità delle piattaforme digitali.

Greppi ha ricostruito l’evoluzione normativa ricordando come, per anni, le grandi piattaforme abbiano beneficiato di un sistema di esenzione di responsabilità nato negli Stati Uniti alla fine degli anni Novanta e poi recepito anche dalla normativa europea. In sostanza, le piattaforme non erano considerate responsabili dei contenuti caricati dagli utenti fino al momento della segnalazione ufficiale da parte di un’autorità.

“Il problema è che se un sito illegale può replicarsi cambiando semplicemente dominio, un utente social può aprire immediatamente un nuovo profilo”, ha spiegato Greppi, definendo insufficiente il tradizionale sistema di “notice and takedown”, cioè la semplice rimozione dei contenuti segnalati.

Nel suo intervento, il direttore AGCOM ha indicato nel Digital Services Act europeo il possibile punto di svolta. La nuova normativa, entrata in vigore negli ultimi due anni, introduce infatti obblighi molto più stringenti per le grandi piattaforme online come Meta, TikTok e Google, soprattutto sul fronte della prevenzione dei rischi sistemici.

Greppi ha richiamato in particolare una disposizione che consente alle piattaforme di intervenire preventivamente sui contenuti illeciti senza perdere le protezioni previste dal regime di responsabilità limitata. “Ora le piattaforme possono e devono dotarsi di sistemi capaci di identificare autonomamente contenuti illegali e bloccarli”, ha osservato.

Nel corso dell’intervento è stato citato anche un caso affrontato da AGCOM relativo a uno youtuber che aveva diffuso centinaia di contenuti promozionali a favore di un sito di gioco non autorizzato. In quel caso il tribunale amministrativo aveva riconosciuto l’esenzione di responsabilità di Google, ritenendo sufficiente la rimozione dei contenuti dopo la segnalazione. Una decisione che Greppi ha commentato con perplessità, soprattutto considerando i rapporti economici tra piattaforme e creator più seguiti.

Per il direttore AGCOM, la vera sfida resta quindi quella di rendere effettivi gli obblighi di prevenzione previsti dal Digital Services Act. Senza strumenti automatici di identificazione e intervento, ha concluso, il rischio è di continuare in una rincorsa infinita tra chiusura di profili illegali e immediata riapertura di nuovi account.

Redazione Jamma
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