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Pozzoli (Vinciamo il gioco): “Via le slot dai bar? Meglio tessera con limite di spesa”

In: Associazioni, Primopiano2

6 settembre 2016 - 17:36


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(Jamma) – “Dei 300mila giocatori ‘estremi’ in Italia, circa 23mila si rivolgono a un servizio di terapia, più o meno 17.500 si al pubblico e 5.500 a strutture private come la nostra”. Così all’Agi Roberto Pozzoli, presidente dell’associazione ‘Vinciamo il gioco’.

 

“Bisogna distinguere tra giocatori sociali (quello dei gratta e vinci, per intenderci), giocatori a rischio (che sono a un passo dalla dipendenza) e giocatori patologici” dice ancora Pozzoli, “se si dovessero seguire le tariffe stabilite dall’ordine degli psicologi, un percorso terapeutico costerebbe 105 euro a seduta, ma spesso ci si trova di fronte a persone così in rovina da non avere i soldi per curarsi”. Togliere le slot da bar e tabaccherie, secondo il presidente di ‘Vinciamo il gioco’ “sarebbe utile se fosse accompagnato da altri interventi. “Pensare che la gente smetterebbe di giocare è illusorio, ma si può veicolare questa utenza verso sale gioco regolamentate e con la presenza di uno psicologo pronto a individuare i casi limite e a intervenire”. La proposta che l’associazione è pronta a portare al legislatore è ancora più fattuale: chi vuole giocare deve dotarsi di una tessera in cui si indicato il limite di spesa giornaliero e che non permetta di andare oltre quello.

 

“E’ anche un problema di cultura” aggiunge Pozzoli, “tante persone non cercano la terapia perché non è diffusa l’idea che la ludopatia sia una dipendenza. Altri lo sentono, ma non vogliono smettere perché giocare li fa star bene, come l’alcol per un alcolizzato. Poi ci sono quelli che sanno di avere un problema, ma sono sepolti dai debiti e sperano di risollevarsi continuando a giocare con la speranza di vincere. Le categorie più esposte sono adolescenti e anziani: l’anziano perché ha bisogno di nuove emozioni, l’adolescente perché ama il rischio ed è attratto dai soldi. In una indagine condotta su un campione di 1.025 studenti di scuola media e biennio delle superiori, il 50% aveva provato il gioco e il 30 per cento di questi presentava segni di problematicità, mentre il 10 per cento (5% del campione totale) era già a livelli patologici”.

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