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Paolo Jarre: “lacrime di coccodrillo sul ddl Stabilità” dai concessionari del gioco

In: Associazioni, Personaggi

5 novembre 2014 - 15:18


jarre

(Jamma) – <<Assistiamo ad un coro polifonico di lamentazioni da parte di Concessionari sulle modificazioni previste dal DDL Stabilità 2015 alle aliquote del prelievo fiscale sugli apparecchi automatici (slot machine e videolottery)>> così Paolo Jarre, della Società Italiana Tossicodipendenze, che ha approfondito il tema leggendo attentamente e commentando il testo del Disegno di Legge di Stabilità.

Per Jarre <<Bisogna seguire attentamente il ragionamento: partiamo dai dati del 2013 (i dati disponibili on line sono abbastanza omogenei).
Nel 2013 il fatturato delle slot machine è stato di 25,1 miliardi; il 75 % medio (18,8 mld) è stato restituito in cosiddette “vincite”, il 12,7 % (3,2 mld) è andato nelle casse dello Stato e il 12,3 % (3,1 mld) a concessionari e relativa filiera; per quanto riguarda le videolottery il fatturato è stato di 21,6 miliardi: l’89% medio (19,2 mld) è stato restituito in cosiddette “vincite”, il 5% (1,1 mld) è andato nelle casse dello Stato e il 6% (1,3 mld) alle imprese.

 

In sintesi nel 2013 il gioco con apparecchi automatici è costato, in perdite, ai giocatori 8,7 miliardi ed ha reso allo Stato 4,3 miliardi e ai concessionari 4,4 miliardi.

In realtà le cose sarebbero potute andare ancora peggio per i giocatori se i concessionari avessero attestato il pay out delle slot e delle VLT, sulle % minime prevista per Legge, il 74% e l’85% rispettivamente.
Sarebbero stati addirittura 9,8 il miliardi di euro persi dai giocatori distribuiti in 4,3 allo Stato e 5,5 a concessionari, esercenti e filiera.

 

In particolare il payout delle VLT è stato molto variabile tra le diverse concessionarie, con Lottomatica, concessionaria con la quota più alta di mercato, a garantire – sicuramente per motivi commerciali e non umanitari – le quote più elevate (circa il 90%).

 

Ciò vuol dire che c’è stato ancora quest’anno un margine di un miliardo abbondante di euro che non è stato “depredato” ai giocatori, anche se la Legge vigente, a rigor di logica avrebbe permesso di farlo; questo la dice lunga, non è necessario essere economisti, sul come sono “agevoli” i bilanci delle imprese di settore!…

 

Applicando le nuove aliquote previste dal comma 20 bis art.44 del DDL Stabilità (pay out minimo che scende dal 74 al 70 % per le slot e dall’85 all’81% per le videolottery e proventi per l’Erario che salgono rispettivamente dal 12,7 al 17% e dal 5 al 9%), facendo base sui dati 2013 e proiettandoli al 2015, con un facile calcolo si può ottenere il seguente risultato (il tutto sembrerebbe tradursi quasi solo in un travaso di soldi dalle tasche dei giocatori – ricordiamo che si stima che quelli problematici/patologici da soli rendono conto di almeno 1/3 del fatturato- a quelle dell’erario):

 

– la “spesa” (le perdite) – mantendo il pay out medio del 2013, +1% e +4% sul pay out minimo rispettivamente – per i giocatori – per lo più povera gente, con minori strumenti per difendersi… – aumenterebbe di 1868 milioni;
– le entrate per lo Stato aumenterebbero di anno di 1943 milioni;
– il guadagno per concessionari e filiera diminuirebbe di 75 milioni

 

 

Ma il concerto di lamentele delle “imprese” sul fatto che la riduzione del pay out si tradurrà in una riduzione del fatturato (magari…) e sulla difficoltà di riprogrammare gli apparecchi, apre la porta al fatto che, modifica per modifica, i concessionari andranno progressivamente ad attestare il pay out medio vicino al minimo di Legge ciò potendo tradursi in:

 

 

– un’ulteriore “rapina” legalizzata ai giocatori di oltre 1 miliardo (fino a 1115 milioni potenzialmente)…
– un “risarcimento” per le imprese di pari importo (quindi un saldo netto fino a 1040 milioni) per l’incomodo determinato dalle nuove aliquote di Legge.

 

 

Solo una riduzione del fatturato degli apparecchi automatici superiore al 20% (cosa altamente improbabile se non nel lasso di tempo di diversi anni…) non permetterebbe alle imprese di recuperare riducendo il pay ou gli effetti della diminuzione del volume di gioco.

 

 

La beffa in tutto ciò è scritta nell’art. 14 del DDL governativo prevede ben 50 milioni (0,05 miliardi…) – bontà loro!!!! – per finanziare la cura della ludopatia.

 

 

In sintesi: lo Stato rapina più soldi alla povera gente (il disturbo da gioco d’azzardo è una malattia sociale) e per di più lascia la possibilità di “regalarsi” una parte consistente del bottino ai ricchi concessionari.
Qualcuno ricorderà quel personaggio dei fumetti che si chiamava Superciuck, un Robin Hood alla rovescia che rubava ai poveri per dare ai ricchi…>>

 

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