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Marini (ACADI) su tassa 500 milioni: “A queste condizioni impossibile versare la seconda rata da 300 milioni”

In: Apparecchi Intrattenimento, Associazioni

12 giugno 2015 - 09:35


marini

(Jamma) “Per pagare la prima rata da 200 milioni abbiamo raschiato il fondo del barile e in questa riforma dei giochi che il governo si appresta a realizzare non ci sono le tutele necessarie a consentirci di pagare la seconda rata di ottobre da 300 milioni”. Il presidente di Acadi, Matteo Marini, commenta così la riforma del settore dei giochi che il governo si appresta a portare in consiglio dei ministri. Una riorganizzazione dell’intero comparto cui Baretta sta lavorando da mesi e che ha definito un nuovo codice dei giochi. Sono circolate bozze aggiornate della riforma che tra le altre cose rivede il sistema della tassazione (non più sul giocato ma sui ricavi) e prevede una razionalizzazione sul territorio, con l’eliminazione di 80-100 mila slot. Se da una parte il presidente dell’associazione che raccoglie la maggior parte dei concessionari di slot e videolottery è pronto a promuovere la riforma per diversi aspetti, dall’altra segnala due criticità che mettono seriamente a rischio il pagamento della seconda rata da 300 milioni della sovrattassa prevista dalla legge di Stabilità 2015, che i concessionari dovranno versare anticipando anche quanto (circa il 95%) dovuto dai gestori e, a caduta, dai punti vendita. “La riforma porta a una riorganizzazione complessiva del comparto che dà indubbiamente maggiore stabilità all’intera filiera costituita da 13 società concessionarie, 3.500 gestori e dagli esercenti” racconta Marini in un’intervista a MF-Milano Finanza, “e poi viene chiarita la ripartizione degli oneri della sovrattassa nella catena”. “C’è però un evidente problema di asimmetria temporale”, aggiunge, “perché la legge che prevede sanzioni come la cancellazione dall’albo per i gestori che non pagano dovrebbe partire il prossimo gennaio, mentre la seconda rata da 300 milioni scade a ottobre”. Questo potrebbe far lievitare i contenziosi, con un possibile ricorso alla Corte di Giustizia Europea. Non solo. Nella riforma sembra che il rischio di credito resterà in capo ai concessionari che svolgono la funzione di esattori per conto dello Stato verso i gestori”, sottolinea Marini. È come se Equitalia dovesse rispondere delle tasse non pagate dai contribuenti. Un’assurdità che rischia di portare al fallimento i concessionari”. Del resto dei 200 milioni anticipati con la prima rata mancano all’appello 100 milioni che i gestori devono restituire. “Se quel debito non verrà onorato i concessionari non possono certo permettersi di mettere a rischio altri 300 milioni”.

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