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Licenze TULPS: necessaria una distinzione tra “buona fede” e “furbizia”?

In: Associazioni, Cronache

8 maggio 2014 - 08:51


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(Jamma) – L’associazione AS.TRO interviene sul pasticcio che il regolatore ha creato circa l’installazione di apparecchi automatici in anonali esercizi per la raccolta delle scommesse denominati come CED o CTD. Questi esercizi in genere dispongono di licenza di cui all’art.86 del TULPS e il diniego della Questura al rilascio dell’art.88 del TULPS.
Il sistema italiano consente la distribuzione di giochi, come il Gratta e vinci, anche senza una regolare licenza TULPS, l’installazione di Newslot presso chioschi-edicola o nelle aree dei centri commerciali mentre pretende di far togliere le Newslot dai centri di trasmissione dati. Sono troppe le “eccezioni” tollerate dal regolatore affichè la sua attività sia credibile, non tanto nei confronti dei normali cittadini/aziende italiane quanto nei confronti delle istituzioni europee e dei partner comunitari.
Infatti questa contraddizione nei comportamenti, questa palese volontà di favorire sempre qualcuno, pesa sui giudizi della Corte di Giustizia Europea – spesso anche della Magistratura italiana – che difficilmente si esprime in favore delle attività regolate in Italia.
Le numerose richieste di chiarimenti sul tema pervenute – scrive l’associazione AS.TRO – impongono una divulgazione generale che possa orientare gli operatori verso la corretta tutela dei loro diritti, ma soprattutto sensibilizzarli verso il pieno rispetto della normativa vigente.
La norma prevista nell’articolo 110 comma nove lettera f-bis non è molto complicata da comprendere e da applicare, e la nota esplicativa diramata sul punto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli contribuisce a chiarirne tutti i risvolti che la possibile speculazione giuridica può articolare sul punto.
Da un lato esiste un divieto, sancito dall’articolo 110 comma nove lettera f-bis.
Dall’altro lato esiste la obiettivamente non banale questione giuridica che riguarda la classificazione di illegittimità dell’attività di raccolta di scommesse, esercitata nonostante un diniego opposto dalla Questura alla richiesta di autorizzazione di tale attività sottoposto al vaglio del T.A.R.
I due profili sono paralleli e non si intersecano.
La obiettività dell’infrazione alla norma dell’articolo 110 del T.U.L.P.S. discende (solo) dalla materiale presenza di apparecchi new slot in locale che esercita la raccolta di scommesse in assenza di licenza del Questore.
La “punibilità” (in concreto) della installazione di new slot, in locali di tale fattezza, richiede, oltre alla materialità, il profilo della c.d. colpevolezza (o rimproverabilità) della condotta, esattamente come accade per tutte le altre fattispecie di violazione amministrativa disciplinate dalla legge n. 689/81.
Solo per il secondo profilo citato, quindi, rilevano alcune circostanze che possono aver tratto in inganno l’agente, e dette circostanze sono puntualmente rappresentate nella linea guida operativa dell’Amministrazione Centrale sopra richiamata e pubblicata sul sito istituzionale.
E’ evidente, infatti, che se l’attività di raccolta di scommesse viene condotta “senza” consentire all’operatore delle new slot di avere contezza di tale fatto, la buona fede si deve imporre come circostanza “scriminante” per il gestore e il concessionario, in virtù di principi generali radicati nella tradizione giuridica del nostro Ordinamento.
Riconoscimento di buona fede, tuttavia, non significa elevare a lecito ciò che è e resta vietato fino a quando anche l’articolo 110 tulps non sarà coinvolto dai medesimi effetti “disapplicativi” che hanno interessato l’articolo 4 della legge n. 401/1989.
Per questo motivo si ritiene di dover chiaramente avvisare tutti gli operatori che le “richieste” di installazione di newslot che pervengono loro da centri scommesse conclamati come operanti senza licenza del Questore non possono essere “legalmente” soddisfatte, e che l’eventuale installazione “consapevole” di congegni per gioco lecito all’interno di detti locali non potrà mai essere esonerata dalla sanzione di cui all’articolo 110 comma nove lettera f bis (da euro 1500 a 15000 per ciascun apparecchio)”.

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