Con l’inizio del 2026, l’industria britannica delle scommesse e del gioco si trova a un bivio cruciale. Non per un fallimento del mercato, ma per una precisa scelta politica. Uno dei pochi settori realmente competitivi a livello globale del Regno Unito rischia oggi di essere compromesso dalle recenti decisioni fiscali annunciate nel Budget, che potrebbero alterare il comportamento dei consumatori e spingerli fuori dal mercato regolamentato verso il pericoloso mercato nero illegale.
Il comparto del betting e del gaming regolamentato rappresenta una colonna portante dell’economia britannica: sostiene occupazione, investimenti e innovazione, operando sotto alcuni dei più solidi standard di tutela dei consumatori al mondo. Proprio questo successo, però, è ora messo seriamente in discussione dall’aumento delle tasse su scommesse e gioco online deciso dal Tesoro.
Secondo il Betting and Gaming Council, la scelta di inasprire la pressione fiscale non è solo miope, ma potenzialmente dannosa. Arriva infatti in un momento in cui il settore sta già implementando importanti riforme normative previste dal Gambling White Paper, con investimenti significativi da parte degli operatori per rafforzare la sicurezza e la protezione dei giocatori. Sovrapporre nuovi e pesanti oneri fiscali rischia di ottenere l’effetto opposto: allontanare i consumatori dagli operatori autorizzati e spingerli verso piattaforme illegali, prive di qualsiasi controllo.
Si tratta, secondo il Consiglio, dell’ennesimo esempio della tendenza del governo a “tassare il divertimento”, colpendo attività di svago lecite come facile fonte di gettito, senza considerare le conseguenze reali sul mercato e sui comportamenti dei cittadini.
I numeri parlano chiaro. L’industria del gioco contribuisce oggi per 6,8 miliardi di sterline all’economia del Regno Unito, sostiene circa 109 mila posti di lavoro e versa 4 miliardi di sterline in tasse. Ogni mese, circa 22,5 milioni di adulti scommettono in un ambiente sicuro e regolamentato, con un tasso di gioco problematico fermo allo 0,4%, secondo i più recenti dati del Servizio Sanitario Nazionale. Un risultato che non è casuale, ma frutto di un sistema di regolamentazione che ha funzionato.
Il Budget, tuttavia, ha incrinato questo equilibrio. Gli operatori – e in ultima analisi i giocatori – sono ora chiamati ad assorbire aumenti fiscali significativi. E le conseguenze iniziano già a manifestarsi. Un’analisi indipendente di Frontier Economics stima che fino a 1,5 milioni di persone nel Regno Unito stiano già giocando su siti non autorizzati, per un totale di puntate pari a 4,3 miliardi di sterline all’anno al di fuori di qualsiasi controllo normativo. Anche l’Office for Budget Responsibility ha avvertito che le nuove misure fiscali rischiano di spingere ulteriori consumatori verso il mercato nero.
Esperienze simili in altri Paesi europei dimostrano che una tassazione eccessiva favorisce la crescita del gioco illegale. E una volta che i clienti abbandonano il mercato regolamentato, recuperarli è estremamente difficile. Gli operatori illegali non effettuano controlli sull’età, non offrono strumenti di gioco responsabile, non contribuiscono ai programmi di cura e non pagano tasse nel Regno Unito. Operano completamente al di fuori del perimetro delle autorità britanniche, ma le politiche governative rischiano di rafforzarne ulteriormente la competitività.
Il danno non riguarda solo i consumatori. Anche lo sport britannico dipende fortemente da un settore delle scommesse sano e regolamentato. Dall’ippica al calcio, passando per freccette, snooker e rugby league, gli operatori autorizzati garantiscono finanziamenti, sponsorizzazioni e diritti media, oltre a veicolare messaggi di gioco responsabile a milioni di tifosi. Con eventi di primo piano in arrivo nel 2026, come i Mondiali di calcio, i Commonwealth Games e il Grand National, indebolire ora questo ecosistema appare una scelta autolesionistica.
Secondo il Betting and Gaming Council, anche eventuali ulteriori restrizioni alla pubblicità finirebbero per favorire il mercato nero, impedendo agli operatori legali di distinguersi chiaramente da quelli illegali e lasciando i consumatori senza punti di riferimento sicuri.
Le scelte che attendono i ministri sono dunque decisive. Da un lato, proseguire su una strada orientata al gettito immediato, alimentando la crescita del gioco illegale. Dall’altro, riconoscere che la tutela dei consumatori, il gioco responsabile e le entrate fiscali dipendono da un settore regolamentato competitivo e sostenibile.
Come sottolinea Grainne Hurst, CEO del Betting and Gaming Council, le politiche dovrebbero basarsi sui dati e non sull’ideologia. E le evidenze disponibili sono già schiaccianti. Il governo ha imboccato una strada sbagliata: resta da capire se sarà disposto a fare marcia indietro prima che i danni diventino irreversibili, oppure se lascerà che il mercato nero decida il futuro delle scommesse e del gioco nel Regno Unito, con conseguenze negative per consumatori, erario, occupazione, sport e imprese.







