Cerca nel sito
Facebook Twitter Youtube RSS
 

Impossibile mettere insieme interessi così differenti se nessuno rinuncia a qualcosa

In: Apparecchi Intrattenimento, Associazioni

27 dicembre 2012 - 12:05


gattiF
Fabio Schiavolin (ad Cogetech): ‘Coesione della filiera indispensabile per dialogo con le istituzione e responsabilità sociale’

(Jamma) – Ho letto con molto interesse – scrive l’ing. Francesco Gatti – quanto espresso dall’AD di Cogetech, nonché amico, Fabio Schiavolin. Vittima di un flashback quasi “Proustiano” mi è da subito tornato in mente il progetto del coordinamento nazionale del gioco, tentativo più che fallito, di mettere insieme i vari protagonisti del gioco e riunirli sotto un’unica direzione politica.

 

La soluzione individuata consentiva a ciascuna associazione di mantenere la propria autonomia decisionale ma di fare capo, per quanto riguardava i rapporti istituzionali a una struttura poli-associativa composta da alcuni membri eletti fra le associazioni e rappresentanti delle stesse nel Coordinamento Nazionale. Abbiamo fatto molteplici riunioni a Parma organizzate dal sottoscritto insieme a soci delle varie associazioni e abbiamo invitato al tavolo tutte le espressioni della filiera. Il risultato, molti se ne ricorderanno, è stato banalmente tramutato in un “nulla di fatto” seppur con un inizio che sembrava promettente. I più attenti ricorderanno bene la questione. Perché è fallito quel progetto? in primis perché le associazioni sono tutte, più o meno, legate ad interessi di natura economica. Le associazioni si occupano della propria sopravvivenza (ovviamente), al proprio mantenimento e al proprio sostentamento più che a un reale sviluppo del settore e alla rappresentanza dello stesso. Il coordinamento è stato preso e minuziosamente messo a tacere affinché si ritornasse a una rappresentanza diretta nei confronti delle istituzioni da parte delle singole associazioni. Ritengo che fosse visto come un potenziale pericolo. Un tentativo di scavalcamento, di superamento delle posizioni “di potere” acquisite e che non potevano essere messe in discussione da un progetto globale. Ognuno doveva mantenere il proprio orticello ben delimitato. Ogni attore ha interessi differenti e contrastanti con le altre anime. Dire il contrario è ipocrita. I costruttori hanno la necessità che il turn over delle macchine sia continuo e corposo al fine di mantenere viva la realtà industriale Italiana (di tutto rispetto). Vengono proposte spesso soluzioni assurde, sovradimensionate rispetto alle reali necessità di un settore che non ha troppi soldi da investire e che non può essere caricato di ulteriori investimenti a vuoto. La realtà è che i costruttori sono troppi. Numericamente eccessivi rispetto alla richiesta del mercato, sovraffollato da aziende che non producono un bel niente ma si e no assemblano un prodotto confezionato da altri. I produttori di periferiche sono stati messi al centro di una proposta normativa inattuabile e da produttori di elementi di “consumo” (quali sono) sono diventati il fulcro di un’assurda situazione tecnica. Non esiste una cosa del genere. Non è così che si combatte l’operatore illegale e questo dovrebbero saperlo bene anche ad AAMS, probabilmente sono stati confusi e convinti a realizzare una cosa impossibile e che alimenterà drammaticamente il ricorso a giochi illegali. Quando diventa impossibile agire nella legalità, purtroppo, il settore vira verso soluzioni “alternative”. L’unico modo di contrattare il mercato illegale è fare i controlli, a tappeto, sul campo. Individuare con precisione chi produce, distribuisce i prodotti illegali e debellare il fenomeno. Per controlli intendo controlli atti a individuare situazioni di truffa. Non ha senso contestare imprecisioni di poco conto senza occuparsi di chi truffa realmente con le macchine da gioco. I gestori d’altra parte sono una categoria che negli anni si è professionalizzata in maniera netta staccandosi da quella che era l’immagine del “pokeraio-giostraio” che da sempre è associata a chi fa questo mestiere. Sono stati affrontati investimenti importanti e create aziende che oggi hanno strutture efficaci. Eppure, in molti non riescono a dire basta al guadagno facile e non è un mistero che circolino ancora macchine illegali, magari non collegate, vecchi poker, schede truffa, ecc. ecc. Numericamente esigui rispetto alla stragrande maggioranza degli apparecchi in circolazione, ma purtroppo sufficienti, attraverso un solo sequestro per gettare fango su un’intera categoria. Non dimentichiamoci poi che alcune associazioni rappresentano gestori e produttori mescolando esigenze di fatto diverse. Alcune organizzano fiere e pubblicazioni. Cose più che apprezzabili, ma non fondamentali per il nostro settore che avrebbe bisogno di meno fiere e più rappresentanza politica e sociale. I concessionari, in ultima analisi, forti di una posizione di mercato acquisita grazie al bando del 2002, hanno impostato parte del proprio business nella concorrenza diretta ai propri clienti. Quasi tutti hanno il proprio noleggio e sono controllati e controllori di se stessi. Entrano nei locali dei propri ex-clienti e vanno in contatto diretto con l’esercente estromettendo di fatto il gestore. Come è possibile mettere insieme interessi così differenti se nessuno rinuncia a qualcosa? Ognuno vuole “andare a discutere” direttamente con le Istituzioni della proprio situazione e non delegare ad altri (seppur una commissione omni-rappresentativa) la tutela dei propri affari. Le divisioni nascono da interessi economici, Fabio, non da mancanza di volontà. Sarebbe un bene riuscire ad organizzare sotto un’unico cappello le richieste di un intero settore. Le esigenze di mantenimento della filiera sono comuni. Ma finché perdurerà una mentalità di questo tipo è impossibile raggiungere quel traguardo che farebbe la nostra fortuna.

Commenta su Facebook


Realizzazione sito