Il tema del gioco responsabile tra i più giovani, in particolare nella fascia under 25, richiede un cambio di approccio che metta al centro prevenzione, analisi dei dati e responsabilità condivisa. È quanto evidenziato da Stefano De Vita (in foto), direttore generale della Fondazione FAIR, intervenuto all’Italian Gaming Expo & Conference 2026 in corso a Roma.
De Vita ha sottolineato come il primo contatto con il gioco rappresenti un momento cruciale, inserito in un contesto più ampio di comportamenti e abitudini digitali. In questo scenario, la conoscenza diventa uno strumento fondamentale per costruire strategie di intervento efficaci, soprattutto nelle fasi iniziali.
Un ruolo chiave è giocato oggi dalle nuove tecnologie e, in particolare, dall’intelligenza artificiale. “Abbiamo strumenti che consentono di analizzare grandi quantità di dati e individuare segnali deboli”, ha spiegato, facendo riferimento a quei piccoli cambiamenti nei comportamenti di gioco che, se letti per tempo, possono indicare l’inizio di una deriva problematica.
L’esempio è concreto: incrementi progressivi e apparentemente marginali nella spesa possono, nel tempo, tradursi in comportamenti non sostenibili. Da qui la necessità di un intervento anticipato, capace di accompagnare il giocatore verso modelli più equilibrati. “Il gioco è positivo se resta un’esperienza di piacere”, ha osservato, sottolineando che l’obiettivo non è reprimere ma mantenere comportamenti sani e sostenibili.
In questo senso, la normativa più recente sul gioco online introduce già strumenti utili, prevedendo misure di maggiore tutela e controllo. Ma per De Vita non basta. Serve un approccio più proattivo, in cui gli operatori siano chiamati non solo a rispettare le regole, ma anche a intervenire attivamente quando emergono segnali di rischio.
Il tema si intreccia con quello dell’educazione finanziaria, ancora poco sviluppata. Comprendere il valore del denaro e i meccanismi di spesa è, secondo De Vita, un passaggio essenziale per prevenire comportamenti problematici, soprattutto tra i più giovani.
Un altro punto centrale riguarda la differenza tra gioco legale e illegale. Non è solo una questione normativa, ma anche di offerta e percezione. I giocatori tendono a scegliere in base a ciò che viene proposto: da un lato piattaforme senza limiti e controlli, dall’altro sistemi regolati che introducono vincoli e tutele. La sfida è rendere il modello legale competitivo anche sul piano dell’esperienza, senza rinunciare alle garanzie.
In questo quadro, la sostenibilità del settore passa anche dalla responsabilità degli operatori. “Un giocatore sano è un giocatore che continua a giocare nel tempo”, ha osservato, evidenziando come la tutela non sia solo un dovere etico ma anche un elemento di equilibrio economico.
De Vita ha infine richiamato la necessità di una visione condivisa. Il gioco responsabile non può essere affrontato da un singolo attore, ma richiede la collaborazione tra istituzioni, operatori e mondo della ricerca. Solo attraverso un’azione coordinata, ha concluso, sarà possibile costruire un modello capace di proteggere i giocatori più giovani e garantire uno sviluppo sostenibile del settore.







