Tutela della legalità, protezione dei giocatori, salvaguardia delle imprese e delle entrate erariali. Sono questi i cardini emersi dalla tavola rotonda “Le nuove regole del gioco”, svoltasi il 24 febbraio 2026 nella Sala Parlamentare della Lupa a Montecitorio, con la partecipazione di rappresentanti politici e operatori del comparto del gioco legale.
Al centro del confronto, il riordino del gioco fisico e i principi dei nuovi bandi di gara per il rilascio delle concessioni AWP, VLT, diritti bar, sale dedicate, agenzie scommesse e Bingo, in attuazione della delega fiscale 2023, in scadenza ad agosto 2026.
Riordino territoriale e nuove concessioni
Tra i temi affrontati, l’uniformazione delle regole territoriali in accordo con le Regioni, in particolare su orari di accesso e distanze dai luoghi sensibili, oggi applicate principalmente agli apparecchi.
Si è discusso inoltre delle misure ponte per riequilibrare alcuni parametri del comparto fisico in vista degli effetti del riordino, attesi non prima del 2028, e del completamento del percorso normativo dopo l’assegnazione anticipata delle concessioni online a novembre 2025.
Indiscrezioni su concentrazione e riduzione dei punti gioco
I rappresentanti degli operatori hanno espresso forte preoccupazione per indiscrezioni relative al nuovo bando concessorio, circolate in assenza di incontri istituzionali formalizzati con le associazioni di categoria.
Secondo quanto riportato, rispetto all’ultimo bando basato su un limite di concentrazione del 25%, la nuova impostazione prevedrebbe una drastica riduzione di punti e apparecchi da assegnare con criterio del massimo rialzo e un innalzamento della concentrazione massima di mercato al 35-40%.
Uno scenario che, se confermato, comporterebbe – secondo gli operatori – gravi conseguenze per l’Erario, per le imprese e per i giocatori, in particolare quelli più fragili.
Rischio oligopolio e impatto sulle PMI
Con valori di partecipazione elevati, l’assegnazione delle concessioni potrebbe concentrarsi in due o tre grandi concessionari dotati di ampia capacità finanziaria, con possibili criticità rispetto ai principi di libera concorrenza e proporzionalità.
Le imprese di minori dimensioni, diffuse sul territorio e oggi rappresentative di oltre il 50% del mercato, rischierebbero di essere schiacciate dalla disparità finanziaria e contrattuale, con ricadute occupazionali su un comparto che stima circa 150.000 addetti.
Spostamento verso l’online e squilibrio del gettito
Il documento evidenzia come i principali gruppi in grado di acquisire le concessioni fisiche detengano già circa il 70% del mercato online.
I dati ufficiali mostrano una crescita significativa della raccolta online tra il 2018 e il 2024 (da 1,6 a 5,1 miliardi di euro di spesa), a fronte di una riduzione per gli apparecchi (da 10,3 a 8,2 miliardi).
Sul fronte del gettito, gli apparecchi hanno garantito 6,4 miliardi nel 2024 contro 1,4 miliardi dell’online , con una pressione fiscale sensibilmente più elevata per il gioco fisico (78,05% della spesa) rispetto all’online (27,45%).
Secondo gli operatori, una gara strutturata su queste basi favorirebbe ulteriormente lo spostamento della raccolta verso il canale telematico, con una progressiva riduzione delle entrate erariali, un aumento dei margini privati, un allungamento dei tempi di gioco e la perdita di posti di lavoro.
Appello al confronto istituzionale
La richiesta conclusiva emersa dal confronto è quella di istituzionalizzare un ascolto strutturato delle categorie e di effettuare una valutazione preventiva degli effetti delle misure in discussione, al fine di garantire gli obiettivi della delega fiscale: equilibrio delle entrate, tutela della legalità, protezione dei giocatori e salvaguardia delle migliaia di piccole e medie imprese del settore.







