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Giochi, Marini (ACADI): “Bene delega fiscale ma non stravolgere regole ingaggio”

In: Associazioni, Personaggi

18 giugno 2015 - 17:54


matteomarini

(Jamma) “Il giudizio è complessivamente positivo perché le norme rispondono all’obiettivo di mettere ordine ma si stanno prendendo degli abbagli che possono creare danni significativi”. Matteo Marini, presidente di ACADI-Confindustria, l’associazione dei Concessionari di Stato per gli Apparecchi d’Intrattenimento, in un’intervista mette in guardia da alcuni rischi che può provocare il provvedimento per il riordino del settore, allo studio del sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta.

Uno fra tutti?

“La Legge di stabilità ha previsto una sovrattassa di 500 milioni da ripartire tra gli attori della filiera ma, per come era scritta, la norma era assolutamente indeterminata e non diceva in che misura questi 500 milioni andavano suddivisi. Ciò ha generato una conflittualità enorme e abbiamo chiesto di chiarire questo principio”.

Quindi avete ottenuto un buon risultato?

“Sì, ma adesso sembra si voglia stabilire che se qualcuno tra i vari attori non dovesse pagare, l’onere ricadrebbe sui concessionari. Il concessionario può fare di tutto per far pagare la tassa, ma se questa non viene pagata dai soggetti incisi, lo Stato non può rivalersi su di esso, principio che è stato chiarito dalla stessa avvocatura dello Stato nel corso di un recente giudizio. È lo stesso principio che vale per Equitalia, che è chiamata a far pagare i contribuenti ma se questi non pagano, lo Stato non può certo rivalersi sull’agente della riscossione”.

Quali sono gli altri nodi da sciogliere in questa legge?

“In generale, nell’ultima versione circolata, vengono attribuite ai concessionari una serie di responsabilità relative ad adempimenti che devono essere svolti dai diversi attori della filiera sui quali i concessionari non hanno poteri di intervento o di controllo in tempo reale. Faccio un esempio. Se un esercente vende il suo bar ad un soggetto che non è iscritto all’albo, ne verremo a conoscenza nel corso delle verifiche ispettive che svolgiamo periodicamente sui centomila punti vendita. Ma se nel frattempo è la Guardia di Finanza che rileva il problema, non può essere elevata una sanzione al concessionario. Ogni norma va calata nella realtà: possiamo essere resi responsabili di ciò che abbiamo il potere di controllare”.

È d’accordo sugli interventi annunciati sulle pubblicità?

“Quanto dichiarato  a proposito della pubblicità, dal sottosegretario Baretta, è l’esempio di un approccio razionale che si basa sulla realtà: è vero che le fasce orarie sono un palliativo e che un bambino che guarda la partita di calcio non va a letto alle 8 ma guarda la tv. Quindi ha senso modificare la norma che regola la pubblicità. Vorremmo che lo stesso approccio razionale e basato sulla realtà venisse utilizzato quando si affrontano le questioni relative alle attività dei concessionari. Nel merito, sullo stop alla pubblicità siamo favorevoli a discutere anche nella direzione indicata dal sottosegretario Baretta, a condizione che il complesso delle norme siano sostenibili per le aziende che operano nel settore”.

A proposito, avete chiesto un incontro al governo?

“Certo, abbiamo chiesto un incontro al governo a più riprese. Anche di recente. Il 29 giugno scade la prima proroga della legge delega, nella parte che riguarda anche i giochi. Baretta dice che saranno rispettati i tempi e questo desta la nostra preoccupazione qualora non dovessero essere affrontate le criticità di cui parlavamo”.

State valutando cosa fare nel caso in cui le vostre istanze non dovessero essere accolte?

“In questi anni le regole sono cambiate più volte e sempre in senso peggiorativo per i concessionari. A questo si aggiungono norme che a livello locale vanno a ridurre in maniera significativa la possibilità di lavorare per le aziende del settore. Abbiamo firmato una convenzione di concessione con determinati oneri ed onori, i primi sono aumentati, i secondi si sono ridotti progressivamente. Se questa situazione dovesse permanere non potremo che rivolgerci ad autorità, anche sovranazionali, per ristabilire gli equilibri”. (ITALPRESS)

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