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Giochi, Angelozzi (Acadi): “Serve certezza su regole”

In: Apparecchi Intrattenimento, Associazioni

22 settembre 2015 - 17:42


angelozzi

(Jamma) – “Quello del gioco è a tutti gli effetti un comparto industriale. E’ un settore che ha investito quasi 5 miliardi negli ultimi 5 anni, di cui il oltre il 40% da parte di soggetti stranieri. Il sistema concessorio italiano, che è stato ed è tuttora copiato in molti paesi del mondo, nasce per almeno tre finalità importanti: tutelare il consumatore, assicurare gettito allo Stato, restringere gli spazi di azione dell’illegalità e della criminalità.

 

Tutti obiettivi che certamente non era possibile conseguire in presenza degli 800 mila apparecchi illegali presenti prima della riforma del settore del 2003. Dal 2003 il mercato però è cambiato”. Così Guglielmo Angelozzi, nuovo presidente di Acadi-Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, che rappresenta 7 dei 13 concessionari italiani e circa il 50% del mercato in termini di raccolta. “Quello che, probabilmente, ha negli ultimi 2-3 anni incrinato il rapporto del settore con l’opinione pubblica, è stata la proliferazione eccessiva del gioco e la conseguente preoccupazione rispetto al possibile aumento della ludopatia. Dobbiamo, perciò, chiedere – aggiunge – che nella regolamentazione del comparto vengano considerate ulteriori due variabili, che sono state finora in parte trascurate: il controllo della proliferazione dell’offerta e la tutela delle fasce deboli della popolazione rispetto al rischio di eccesso di consumo. Da parte nostra siamo favorevoli a una riduzione dell’offerta di gioco, anche importante, con metodi e tempi certi, alla innovazione tecnologica degli apparecchi nella direzione di una maggiore sicurezza, a un riflessione seria e senza vincoli sul ruolo e sulle modalità dell’utilizzo della pubblicità e della comunicazione in generale”.

 

Per Angelozzi, quindi, “vengono abbastanza spontanee due riflessioni: la prima è che è utile combattere un problema, la ludopatia, non un singolo prodotto; la seconda è che bisogna passare dal guardare un solo aspetto, la dipendenza dal gioco, al guardare l’intera persona, cercando di curare contestualmente tutte le dipendenze. Per far questo, il proibizionismo non sembra dare grande aiuto: bisogna, invece, puntare sulla ricerca scientifica, sui meccanismi fisiologici che sono alla base del problema dipendenze e sull’educazione e la crescita delle persone. Questo è possibile, però, solo attraverso norme specifiche all’interno di un riordino organico del settore, che molti di noi speravano arrivasse con la delega fiscale, nonché attraverso il miglioramento di recenti norme che non hanno funzionato correttamente e hanno invece innescato un elevato livello di contenzioso nel settore.

 

Su questi temi l’associazione è sempre pronta a un confronto costruttivo perché il problema non certo è fare la propria parte in un momento particolare per il Paese, ma lavorare insieme con le istituzioni per trovare il modo migliore per fare la propria parte. Le uniche cose a cui, però, non è possibile rinunciare sono la chiarezza e la certezza delle regole, che sono dei valori non solo del diritto italiano ma anche del diritto comunitario. Speriamo – conclude Angelozzi – che la legge di stabilità di quest’anno rappresenti un’occasione per affrontare alcune di queste tematiche”.

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