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Genova. L’Arci all’opera per sfrattare le slot dai propri locali

In: Apparecchi Intrattenimento, Associazioni

17 agosto 2012 - 10:23


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(Jamma) L’ARCI Genova sfratta le slot dai propri locali e da due anni di tempi ai suoi associati per liberarsene. Sono sempre più numerosi infatti i locali associati all’Arci che alle classiche attività ricreative e socio-culturali, abbinano le macchinette da gioco. Un accostamento che stride.
“Purtroppo ormai molti circoli, anche nella nostra regione, ospitano le slot”, spiega Gabriele Taddeo, presidente provinciale di Arci Genova. Da ora in avanti si adotterà una linea più dura: “Non possiamo più permettere che un socio, proprio all’interno del circolo di riferimento, butti via così la pensione o lo stipendio in pochi giorni. Quindi abbiamo stabilito due direttive: innanzi tutto i nuovi circoli, se vorranno affiliarsi, non dovranno avere slot  –  continua Taddeo  –  E a quelli già esistenti, che ormai le hanno installate, diamo due anni di tempo per liberarsene”.
Su circa 160 circoli in tutta la provincia, quelli con slot sono la maggioranza. E quelli che sono già tornati sui propri passi e hanno deciso di rinunciarvi sono una decina, tra cui il circolo di S. Eusebio, l’Anpi di via Venezia e quella di Bolzaneto. Il percorso verso l’estirpazione delle slot sarà ancora lungo, ma i vertici Arci sono determinati: l’Arci genovese è una delle prime in Italia a muoversi in questa direzione.
Il gioco d’azzardo è causa di degrado, “e noi non vogliamo contribuire a questo impoverimento culturale  –  spiega il presidente dell’Arci di Genova  –  I dati che abbiamo raccolto negli ultimi tempi sono del resto preoccupanti: le macchinette sono state alla fonte di problemi tra i soci, ci sono casi di perdite di denaro cospicue. E’ ovvio che chi gioca per tre o quattro ore di fila senza vincere, poi sia nervoso, e possa generare tensioni”. Ma i disagi sono anche altri: “Abbiamo constatato un aumento esponenziale di furti con scasso nei locali con macchinette”, sottolinea. Perché le slot sono colme di denaro, e quindi fanno gola, soprattutto alla clientela problematica che attraggono. “Sono tutte ragioni che ci hanno portato a scegliere la linea attuale  –  spiega Taddeo  –  anche se non è facile convincere i locali a dismettere le macchinette, perché sono pur sempre fonte di guadagno, e in tempi di crisi fanno comodo. Per di più una fonte legale e incentivata dallo Stato”.
Quella del gioco non è una piaga che riguarda solo i circoli Arci: la sale sono sempre di più, in città dal 2005 sono aumentate del 60%. Una media che supera di quasi il doppio quella nazionale. Le sale nascono in periferia come in centro, e cresce il numero dei dipendenti. “Per questo abbiamo aderito alla raccolta di firme nazionale, promossa a Genova dalla Fondazione Antiusura, perché si cambino le normative vigenti e si dia ai Comuni più potere contro l’apertura delle sale”, dice ancora Taddeo.
In favore della raccolta firme si era espressa anche l’ex sindaco Marta Vincenzi. “Abbiamo fatto nostra la battaglia e in poche serate, anche durante i concerti, abbiamo raccolto più di 200 firme  –  conclude Taddei  –  Hanno firmato soprattutto giovani: è un buon segno, significa che la città si sta sensibilizzando al problema”.

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