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Game Therapy. Il gioco come cura innovativa

In: Associazioni

25 febbraio 2014 - 18:15


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(Jamma) – Che cosa hanno in comune la realtà virtuale e il mondo della pratica medica? Ce lo spiega Claudio Pensieri, autore del libro Game Therapy, presentato ieri (24 febbraio) presso la Sala della Mercede su iniziativa dell’on. Paola Binetti, relatrice in Commissione Affari Sociali della proposta di legge Disposizioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione della dipendenza da gioco d’azzardo patologico.

Il volume pone il problema della cura in forme innovative, mostrando come sia possibile usare le nuove tecnologie, tra cui anche il gioco, non solo per favorire il ristabilimento della salute del malato, ma per migliorare la qualità della vita del malato stesso durante il periodo di degenza.

La creazione di mondi virtuali, infatti, consente ai pazienti costretti a lunghi periodi di isolamento e quindi vittime della noia e dell’annullamento di sé la possibilità di esprimersi, in forme ludiche o più ampiamente relazionali, all’interno di una dimensione virtuale che facilita una più rapida guarigione.

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La noia, infatti, porta a una dispersione del pensiero e quindi a una possibile riflessione e ampliamento della percezione del proprio stato doloroso ha affermato l’on. Binetti durante l’incontro. La concentrazione sulla gestione del proprio tempo libero porta invece alla responsabilità della propria vita quotidiana. Perciò è importante per le persone gestire il proprio tempo ed è importante supportare l’attività ludico-formativa come quella dei videogames o dei mondi sintetici.

D’altra parte, il gioco da tavolo rappresenta la prima tappa della metafora della realizzazione personale, non solo perché si assiste alla personificazione del giocatore, ma anche e soprattutto perché il personaggio progredisce e acquisisce esperienza a contatto con l’ambiente in cui evolve

La Play Therapy, ossia la cura basata sul gioco dal vivo e virtuale, è un ampio settore d’intervento terapeutico ed educativo che si fonda sul gioco come mezzo per aiutare i propri clienti e gestire e/o risolvere i problemi e raggiungere i propri obiettivi. Essa fornisce molteplici benefici: consente di gestire e dominare eventi traumatici, favorisce lo sviluppo del linguaggio, favorisce la creatività e la libera esplorazione di se stessi, promuove padronanza e capacità nella risoluzione dei problemi, permette la costruzione di un attaccamento sicuro e delle relazioni.

Oltre all’autore del libro, al dibattito hanno preso parte la dott.ssa Giovanna Boda, Direttore Generale per lo Studente, l’integrazione, la partecipazione e la comunicazione del Dipartimento per l’Istruzione del Ministero della Pubblica Istruzione, la dott.ssa Federica Farace, del Management Team del museo del videogioco Vigamus, il dott. Ezio Filippone, per la Fondazione Unigioco, la dott.ssa Silvia Mattoni, CNR e Segretario generale delll’Associazione Stampa Medica Italiana.

L’accento è stato posto sull’importanza di costruire una sinergia e di lavorare insieme per un obiettivo comune: l’utilizzo delle nuove tecnologie a vantaggio di diverse sfere sociali, dalla scuola agli ospedali, alle carceri, ai pazienti ludopatici…

In particolare, la dott.ssa Boda ha incitato tutti ad avvicinarsi agli strumenti e alle forme di comunicazione e di interazione dei giovani, per favorire il corretto uso delle tecnologie e per parlare il loro stesso linguaggio.

Il dott. Filippone ha evidenziato la necessità di svolgere nelle scuole progetti e attività che educhino gli studenti a un sano utilizzo del gioco e alla creazione di una cultura positiva della dimensione ludica.

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