Oggi si è svolto, presso il polo scolastico dell’Istituto Superiore C. Romani di Casalmaggiore (CR), un interessante momento di dialogo fra il mondo dell’industria del gioco e gli studenti delle quinte superiori.
L’ing. Francesco Gatti, vicepresidente di SAPAR, ha stimolato gli alunni in una lezione di due ore, densa di spunti di riflessione sul mondo del gioco, sulla comunicazione sociale in merito ai pericoli legati al gioco patologico e sulla storia del gaming.
Partendo dai giochi più antichi come gli scacchi, vietati nel Medioevo perché ritenuti dannosi, fino alla storia dei flipper distrutti negli Stati Uniti negli anni ’50 poiché considerati d’azzardo, per arrivare ai giorni nostri con la diatriba in merito alle limitazioni del gioco terrestre.
Gatti ha approfittato dell’occasione per sensibilizzare i ragazzi sui pericoli legati alle slot machine, ma anche su quelli nascosti del gioco online e sui numeri legati al gioco mediante lotterie istantanee e gratta e vinci.
“Il confronto con il mondo dei giovani non solo serve, ma è fondamentale per una società che possa, mediante la cultura del gioco, superare la demagogia che da sempre accompagna le scelte politiche di questo Paese in merito alla regolamentazione del gioco d’azzardo.
Trovare così tanti ragazzi interessati e coinvolti, che raccontavano esperienze e storie tutte diverse e tutte corrispondenti a una fotografia ben diversa rispetto a quella che la politica spesso vuole raccontare, fa ben sperare in un futuro costruito sulla realtà e non sulla parvenza”, ha commentato Gatti.
“I ragazzi non giocano alle slot machine fisiche. Il dato è certo e assodato. Preferiscono di gran lunga le scommesse, il gratta e vinci e il gioco online, con cui instaurano un rapporto legato anche alla propria generazione, tecnologicamente affine agli strumenti digitali.
Non frequentano i bar e le sale che ospitano le macchine, ma piuttosto comprano qualche gratta e vinci o giocano alle scommesse sportive.
Anche le slot online, in una determinata fascia di età, non sono alla loro portata.
Questo significa che occorre concentrarsi sulla prevenzione mirata, sostituendo lo spauracchio della slot machine con interventi che pongano questi ragazzi al sicuro.
Come ho spiegato loro, non esiste un gioco buono o uno cattivo. Io stesso gioco e, se capita, un gratta e vinci lo compro volentieri. È sempre la quantità di gioco a essere il problema.
Ovviamente la disponibilità del prodotto cambia l’approccio. Se un prodotto si trova anche negli ospedali e un altro è relegato alle periferie, ovviamente si crea una scelta obbligata.
Quando spieghi ai ragazzi che per luogo sensibile si intende spesso anche l’area cimiteriale, scateni in loro una reazione dirompente che fornisce l’esatta cartina di tornasole dell’iniquità e della stupidità di determinati interventi legislativi che non mirano a fare prevenzione, ma a espellere il gioco da determinate aree, definendo perimetri di utilizzo e di presenza solo in quartieri periferici, al fine di nascondere ciò che invece culturalmente dovrebbe essere accettabile e governabile.
Come spiegavo loro, il gioco non si elimina. Si può spostare, si può mascherare e si può nascondere.
Ma la scelta più giusta e ragionevole, alla quale anche loro sono arrivati, è sempre quella di non isolare il giocatore, di accogliere invece un gioco a basso impatto, che fornisca intrattenimento e una piccola vincita. Il gioco deve essere svago con possibilità di guadagnare qualcosa, non inseguimento della ricchezza.
Su questi valori occorre continuare a battersi affinché il gioco pubblico sia presente, resti presidio e non diventi un problema da risolvere, ma un’offerta senza eccessi.”







