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Filippone (Fngp): “Una ricerca sul contributo che l’industria del gioco porta all’economia nazionale”

In: Apparecchi Intrattenimento, Associazioni

17 giugno 2015 - 15:55


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(Jamma) – “La Federazione Nazionale Gioco Pubblico si farà carico di una ricerca sul contributo che l’industria del gioco porta all’economia nazionale. Le conoscenze di cui l’opinione pubblica dispone sulla dimensione economica del settore sono infatti insufficienti a dare un’idea precisa di quanto le attività legate al gioco contribuiscano e possano contribuire all’economia italiana” così Ezio Filippone, presidente della Federazione Nazionale Gioco Pubblico al convegno in corso a Roma.

 

“Questa insufficienza di conoscenze appare tanto più preoccupante in quanto un fenomeno di espansione e di cambiamento radicale è in atto a livello internazionale. Ed inevitabilmente avrà conseguenze anche per il nostro paese. Gli studi esistenti in altri paesi sul settore sono concentrati su tre aspetti: il valore aggiunto e quindi il contributo recato al prodotto interno lordo; il numero di posti lavoro creati da questo settore molto ‘labour intensive’; il reddito fiscale generato a tutti livelli di governo coinvolti.

 

Nel caso dell’Italia, al cui interesse sarà ovviamente dedicato lo studio attualmente in programma, questi soli parametri appaiono certamente necessari, ma non sufficienti. Le interconnessioni col settore del turismo verranno esaminate a fondo, in particolare le conseguenze su quest’ultimo di una regolamentazione del gioco e delle scommesse razionale e priva di pregiudizi. Le trasformazioni oggi in atto nel quadro internazionale stanno trasformando il turismo in un “indotto” del settore del gioco e delle scommesse.

 

La ricerca che abbiamo in programma tenderà perciò, tra l’altro, a verificare in che misura e in che modo una politica per il settore del gioco sia determinante per le prospettive e le esigenze nel campo turistico, che per l’Italia è di importanza fondamentale. E ad approfondire l’idea, che comincia a farsi strada, secondo la quale per molti paesi, compresa l’Italia, ogni possibilità di continuare ad essere presenti con successo su un mercato turistico oggi in piena rivoluzione, potrebbe essere illusoria, se non in coordinamento con un nuovo approccio alle politiche relative al settore del gioco e delle scommesse. Ed in questo quadro sarà possibile valutare davvero il contributo che il settore del gioco già oggi dà – e può ancor più dare – al paese, e che nessun altro settore sembra invece in grado di apportare.

 

Siamo ormai vicini, speriamo, al momento di sintesi delle riflessioni e delle proposte di oltre un anno di lavoro, larga parte del quale guidato dall’esperienza dell’On. Baretta al quale rivolgiamo un rinnovato ringraziamento per la disponibilità e la capacità di ascolto dimostrate nei confronti di tutta la filiera e non di una parte di esso come succedeva in passato. Ci auguriamo che, pur nelle grandi difficoltà e tennsioni – soprattutto finanziarie – la delega contenga nuove regole condivise che permettano alle imprese ai diversi livelli di filiera di concentrarsi finalmente sulla propria attività economica di offerta di intrattenimento regolato in presenza di un quadro legislativo stabile.

 

Ma, al di là di quanto verrà disposto definitivamente nel decreto, abbiamo ancora sul tavolo situazioni da disciplinare in maniera finalmente efficace e cioè: il superamento delle derive proibizionistiche degli enti locali, spesso inutili per la efficace prevenzione delle patologie. Dal modo in cui si supererà questa situazione dipenderanno pesanti contenziosi in ambito UE e un’anarchia commerciale che abbiamo già sperimentato di recente nei punti scommesse; il quadro tecnologico dell’offerta di gioco ovverosia la gestione da remoto delle awp. Però ci tengo a sottolineare che il nostro obiettivo è la salvaguardia della capacità di gestione dell’offerta sul territorio da parte dei gestori di apparecchi.

 

Indipendentemente dalla soluzione tecnologica che sarà adottata, noi crediamo che la conoscenza dei punti vendita e dei gusti delle differenti categorie di giocatori richieda – ai concessionari e allo Stato – la valorizzazione della capacità dei gestori nella scelta del prodotto e delle dinamiche di gioco più adatte al loro pubblico.

 

Tutto ciò perchè non è certo riproducibile in un ambito commerciale molto più vasto come quello delle awp una concentrazione di offerta dei prodotti di gioco come quella che si è venuta a determinare nelle vlt.

 

In questo quadro, allora, le soluzioni di evoluzione tecnologica che si stanno esaminando: dovranno tenere conto di questa esigenza commerciale oltre che tutelare la competitività nei prodotti di gioco; dovranno tendere, inoltre, a garantire soluzioni pratiche, non invasive, ma efficaci per sviluppare la tutela nell’accesso dei giocatori al gioco, che riteniamo la via più concreta, al posto di distanze e orari, per combattere il gioco minorile e quello patologico.

 

Infine una rinnovata formalizzazione delle responsabilità in filiera. Senza mettere in dubbio il modello di gestione telematica, tuttora vincente, ci sembra che vengano concentrate nella figura del concessionario (troppo semplicisticamente) altre e nuove responsabilità mentre sarebbe preferibile che una riscrittura delle responsabilità precisasse il quadro già esistente degli incarichi ai terzi (distributori, esercenti, produttori) e consentisse l’utilizzo del contratto di rete tra imprese del gioco, che consideriamo un punto di arrivo di questa fase del percorso regolatori e l’inderogabile presupposto per la equa ripartizione degli oneri e degli onori, anche economici e di una completa riqualificazione della filiera”.

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