Il gioco d’azzardo non può essere affrontato come una questione che riguarda soltanto il comportamento individuale del giocatore. È il sistema nel suo insieme, a partire dalle famiglie, a subire le conseguenze di un modello costruito sulla dipendenza. È il punto centrale dell’intervento di Maurizio Fiasco (in foto), sociologo e presidente di Alea, all’incontro “Riscrivere le regole del gioco d’azzardo per rimettere le persone al centro delle scelte politiche”.
Fiasco ha contestato in particolare la formula del “gioco responsabile”, definendola un dispositivo che finisce per scaricare sul singolo la responsabilità del problema, lasciando fuori campo il disegno industriale dell’offerta. “Non è un problema di attenzione, è un problema di design industriale”, ha affermato, spiegando che la retorica del giocatore chiamato semplicemente a “stare attento” non basta a leggere la portata del fenomeno.
Secondo Fiasco, il cambio di prospettiva proposto dal Forum delle Associazioni Familiari è importante proprio perché sposta il focus dai soli comportamenti individuali agli effetti prodotti sul sistema familiare. Quando si guarda agli “altri danneggiati”, cioè ai coniugi, ai figli, ai legami e agli equilibri domestici, diventa più difficile continuare a presentare l’azzardo come una scelta neutra o semplicemente ricreativa.
Il sociologo ha richiamato anche il rischio della normalizzazione. Da anni, ha osservato, il settore è al centro di allarmi, denunce e campagne pubbliche, ma senza una reale inversione di tendenza. “A forza di parlarne e di evocare lo scandalo, si finisce per normalizzarlo”, ha detto, sottolineando che la denuncia, se non produce cambiamento, rischia di rendere ordinario ciò che dovrebbe restare socialmente inaccettabile.
Fiasco ha poi criticato il funzionamento del processo decisionale, sostenendo che negli ultimi anni si sia consolidato un triangolo tra Governo, industria e interessi economici locali, capace di bypassare il ruolo delle comunità, dei corpi intermedi e della rappresentanza politica. Un assetto che, a suo giudizio, ha indebolito la possibilità di costruire una regolazione realmente orientata al bene comune.
Nel merito economico, il presidente di Alea ha evidenziato come il sistema non si regga sul gioco occasionale. “Il gioco responsabile viene praticato da circa 13 milioni di persone che danno allo Stato poco più di un miliardo, un miliardo e mezzo di entrate. Gli altri 10 miliardi arrivano dagli abitudinari e dai patologici”, ha affermato. Per Fiasco, questo dato dimostra che l’architettura economica del settore è fortemente dipendente dai comportamenti problematici.
Pur riconoscendo che l’azzardo non sia la dipendenza con il maggiore impatto in termini assoluti rispetto a fenomeni come tabagismo e alcolismo, Fiasco ha sottolineato la sua specificità: è una dipendenza sistemica, che colpisce il singolo ma produce effetti diretti sull’intero nucleo familiare. A ogni giocatore patologico, ha ricordato, corrispondono più persone coinvolte nelle conseguenze, tra impoverimento, conflitti familiari, adultizzazione precoce dei figli e deterioramento delle relazioni.
Un passaggio dell’intervento è stato dedicato anche al rapporto tra sport e scommesse. Fiasco ha richiamato la necessità di difendere la funzione educativa dello sport da una crescente finanziarizzazione legata all’azzardo. In questo quadro ha criticato la normalizzazione delle scommesse nel calcio, osservando che lo sport, riconosciuto come valore anche sul piano costituzionale, rischia di essere progressivamente incorniciato dentro logiche speculative.
Infine, Fiasco ha collegato il tema dell’azzardo alla digitalizzazione. Le piattaforme digitali, ha spiegato, rafforzano il modello industriale e rendono più difficile sottrarsi ai meccanismi di cattura dell’attenzione e di ripetizione del comportamento. Per questo, ha concluso, serve un’alleanza tra competenze scientifiche e società civile, capace di rendere comprensibili i dati, costruire consapevolezza e modificare il quadro culturale e politico.
“Con l’impegno perseverante delle famiglie, il framework può radicalmente cambiare”, ha concluso Fiasco, indicando proprio nella mobilitazione del mondo familiare e associativo la possibilità di aprire una fase nuova nel contrasto all’azzardo.






