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Curcio (Sapar): “Le aziende chiudono, dati Camera di Commercio di Monza smentiti da quelli drammatici dei Monopoli”

In: Associazioni

29 settembre 2014 - 18:01


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(Jamma) – «In un’indagine denominata “Tra crisi e gioco”, la Camera di Commercio di Monza e Brianza parla di un giro di affari in aumento del 50 per cento nell’ultimo anno per quanto riguarda il gioco e gli apparecchi automatici in Italia. Lo studio descrive anche una crescita delle imprese di gestione di newslot del 36,9 per cento.

 

Questa fotografia di un settore che scoppierebbe di salute, in un periodo in cui le condizioni dell’economia del Paese sono critiche, è però smentita dai numeri reali e tristemente drammatici contenuti nell’ultima relazione consegnata dall’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane alla Commissione Bilancio della Camera: dal 2013 al 2014, meno 24mila imprese operanti nel settore degli apparecchi iscritte al registro ADM, aziende a forte rischio cessazione di attività; riduzione della raccolta del settore delle macchine da intrattenimento per il 2014 del 4,83 per cento, che comporta una riduzione di gettito erariale per 200 milioni di euro». Lo dichiara Raffaele Curcio (foto), presidente dell’Associazione Nazionale Sezione Apparecchi per le Pubbliche Attrazioni Ricreative (Sapar).

 

«La crisi dell’economia italiana riguarda anche il settore del gioco, far passare il messaggio che la categoria continui ad arricchirsi mentre il resto del Paese è in ginocchio non corrisponde alla realtà – continua Curcio -. Temo che tutto questo contribuisca a spingere le amministrazioni locali ad approvare sull’onda dell’emotività nuove regole anti-apparecchi che si rivelano inefficaci. Provvedimenti da un lato meritevoli, perché cercano di contrastare la piaga del gioco d’azzardo patologico, impegno che deve riguardare tutti, ma che nei fatti finiscono per aumentare ostacoli e costi per le imprese del gioco legale: molte di esse non ce la fanno ad andare avanti ed escono dal mercato, con la conseguente perdita di posti di lavoro e calo di gettito per le casse dello Stato. E in questo contesto chi fa affari è il gioco illegale, che non ha alcun tipo di tutele per i giocatori».

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