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Concessioni e mercato. Tolotti (Unigioco): “L’incremento del prelievo non è la soluzione di tutti i mali”

In: Apparecchi Intrattenimento, Associazioni, Newslot, Personaggi, Videolottery

12 giugno 2012 - 16:43


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Alberto Giorgetti (PdL): “Grave rischio per il settore se il governo non crede più al modello della concessione”

 

Piero Sandulli, Università di Teramo: “Serve una migliore regolazione, chiara e definitiva”

 

Andrea Bollino, Univ. Perugia: “Favorire l’accesso al mercato e limitare la ludopatia” 

 

Ezio Filippone, Unigioco: “Auspicabile un Codice dei giochi”

 

(Jamma) Organizzato dalla Fondazione Unigioco, si sta tenendo questo pomeriggio a Roma presso il Palazzo delle Esposizioni il workshop dal titolo ‘Concessioni e mercato: il modello italiano’.

“Il gioco – ha affermato in apertura il presidente Francesco Tolotti – è una opportunità importante per la nostra economia ma che va guardato con attenzione. La Fondazione si propone di affrontare i tanti aspetti del gioco, oggi con un taglio spiccatamente economico e giuridico. La fondazione offre approfondimenti con validità scientifica. Questo settore deve essere conosciuto in maniera adeguata. Se questo non succederà continueremo a trovarci di fronte a proposte come quelle che suggeriscono l’incremento del prelievo quale soluzione di tutti i mali”.

 

Presente all’incontro anche il senatore del Pdl Giuseppe Valentino, membro della Commissione Giustizia, che ha focalizzato l’atttenzione sulla nota vicenda delle norme antimafia nei confronti dei concessionari. “Si era arrivati a vere e proprie censure – dice Valentino – ma queste norme sono davvero difficili da capire. Spero che sia stato solo un eccesso di prudenza. Non voglio pensare ad altro. Poi, per fortuna, la norma è stata corretta; poi, fortunatamente, ha prevalso la ragionevolezza ma invincibile il sospetto di qualcosa che non va e che in quel contesto si è verificato. Noi dobbiamo fare in modo che certi meccanismi non si inneschino più e si abbia più fiducia sugli strumenti di cui lo Stato dispone per verificare i requisiti dei concessionari”.

 

 

A prender la parola il professore Piero Sandulli, ordinario di diritto processuale civile dell’Università di Teramo che ha esposto la propria relazione sul sistema dei giochi autorizzati in Italia dal punto di vista del diritto nazionale, amministrativo e comunitario. Sandulli, dopo aver svolto una breve introduzione dello strumento concessorio, prescelto dallo Stato per l’erogazione dei giochi pubblici, prosegue, nella sua relazione, verificando la compatibilità del sistema nazionale con quello comunitario e con i principi che lo governano, primi fra tutti quelli di libera prestazione dei servizi e di libertà di stabilimento. La relazione, una volta chiarito, se ed a quali condizioni, il sistema nazionale dei giochi può dirsi conforme al TUE, esamina gli aspetti più propriamente di diritto nazionale, attinenti al rapporto concessorio tra l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato e i concessionari dei giochi, al fine di evidenziarne alcuni aspetti problematici, derivanti per lo più dall’eccessiva stratificazione normativa degli ultimi anni, foriera di sempre maggiori oneri e vincoli per i concessionari. Ci si interroga, in particolare, sulla compatibilità dei requisiti soggettivi ed oggettivi richiesti dalla normativa nazionale agli operatori italiani, ben più stringenti di quelli richiesti dal D.L.vo 163/2006, con i principi comunitari proprio in materia di contratti pubblici, che la giurisprudenza amministrativa ha ritenuti applicabili anche al settore dei giochi.

Infine, si analizzano i recenti arresti giurisprudenziali della Corte di Cassazione in materia di responsabilità amministrativo-contabile dei concessionari di giochi, ponendo in dubbio la validità degli assunti posti dalla Suprema Corte a fondamento della ricostruzione dogmatica operata per ritenere la sussistenza in capo a tali soggetti della qualifica di “agente contabile”.

L’analisi – continua Sandulli – suggerisce una migliore regolamentazione dell’intero settore per il quale si ravvisano dubbi circa la qualifica di servizio pubblico ed inoltre appare discutibile e contraria alle normative che regolano il mercato la qualificazione di agente contabile che si è ritenuto di dover assegnare agli operatori del settore. Auspicando, dunque, una più approfondita analisi attenta non solo alle esigenze dello Stato, ma anche alla possibilità di sviluppo economico del settore, salvaguardando le intraprese poste in essere dai singoli concessionari.

 

 

“Nel 2011 la raccolta lorda dei giochi è stata di 79,9 miliardi di euro – ha esordito Andrea Bollino, professore ordinario di Microeconomia all’Università di Perugia – di cui 61,5 mld di vincite pagate e 18,4 miliardi rappresentano la raccolta netta, le entrate erariali e extra erariali ammontano a 9 miliardi di euro (10,9%). L’impresa concessionaria oltre a tenere in considerazione tutte le caratteristiche tipiche di un impresa, deve tener conto anche del rapporto con lo Stato che governa e regola la concessione”. Bollini nel corso del suo intervento paragona il mercato dei giochi pubblici con quello elettrico e del gas, precisando come “la liberalizzazione di questo mercato abbia determinato maggiore efficienza e costi di produzione inferiori rispetto al monopolio, lasciando le imprese libere di operare nella cornice regolatoria. Questo ha tutelato le fasce più deboli della popolazione garantendo il servizio a prezzi sostenibili e consumi minimi. Nel mercato dei giochi è possibile rafforzare un percorso di sviluppo per favorire l’accesso al mercato di un maggior numero di clienti e introdurre meccanismi di razionamento per limitare e sanare il problema della ludopatia”. “L’apertura dei mercati e la regolazione – ha concluso Bollino – ha aumentato la fiducia dei consumatori finali nei confronti degli agenti – le imprese private – attraverso il controllo di questi ultimi da parte di una Autorità di Regolazione indipendente; ha aumentato i tassi di crescita dei mercati stessi. La regolazione, per avere effetti benefici, deve essere credibile, stabile e duratura

Si può essere d’accordo sulle ragioni dell’evoluzione degli interventi dello Stato in settori come le fonti rinnovabili (con il susseguirsi di diversi provvedimenti), ma certamente non si può condividere il metodo del cambiamento delle regole in corso”.

 

 

“Stabilità e certezza, chiedono i concessionari al mondo politico, non soltanto del quadro normativo ma anche la sua interpretazione e applicazione: sarebbe auspicabile un Testo Unico o un Codice dei Giochi ma anche l’istituzione di una commissione parlamentare ad hoc avendo a riferimento anche modelli di altri paesi come ad esempio il “Gaming Board” inglese”. Apre così il suo intervento Ezio Filippone, Vice presidente della Fondazione Unigioco e presidente di Gament, una delleprincipali concessionarie di gioco italiane. “D’altra parte quanto all’ipotesi del codice, – continua Filippone – negli anni scorsi si è registrato che l’adozione di codici di settore, come ad esempio il codice dei beni culturali, il codice del consumo, il codice dell’attività digitale, hanno contribuito a migliorare la certezza del diritto nei settori di riferimento.

Stabilità e certezza anche per gli agenti e i funzionari pubblici, nella loro indispensabile funzione di controllo, affinché s’ispirino a criteri di valutazione uniformi e costanti e per dare certezza di comportamento agli operatori sul campo. Ma è anche necessaria un’interpretazione uniforme da parte dei Giudici, onde evitare quei clamorosi conflitti di pronunce, come quello, recentissimo, tra la Corte dei Conti e il Consiglio di Stato, dove la prima ha condannato i concessionari, mentre il secondo li ha assolti, giudicando in modo diametralmente opposto i medesimi fatti.

Se è vero, come ho ricordato prima, che il mercato dei giochi coinvolge rilevantissimi interessi economici e finanziari, non si può non dare agli investitori e alle imprese un quadro certo di regole e un sistema altrettanto certo di interpretazione e di applicazione delle regole stesse.

Come è emerso dalle relazioni introduttive, per un verso il settore dei giochi è diventato ormai la quarta industria del Paese, per un altro verso, come ha rilevato il Prof. Sandulli, soprattutto per gli operatori esteri, abituati ad agire in mercati in cui non sempre vige lo strumento concessorio, la certezza e la stabilità del quadro normativo e amministrativo di riferimento sono più che mai essenziali.

Ebbene, la più rilevante novità emersa negli ultimi anni nell’industria del gioco è l’ingresso a pieno titolo in varie società concessionarie, con congruo esborso di capitali, di qualificati investitori esteri.

Le concessioni richiedono requisiti stringenti, economici e tecnologici. Sono molto costose e obbligano al ricorso ai finanziamenti bancari. La stima degli investimenti del settore e di circa 5 miliardi, piu 2 miliardi per l’acquisto delle slot.

In un Paese in cui oggi è così scarsa e poco rilevante per l’intera economia l’attrazione di capitali e investimenti dall’estero, – conclude Filippone – sia più che mai necessario offrire agli operatori internazionali un quadro di regole certe e garantite e una tendenziale stabilità ed equilibrio delle condizioni di mercato: fattori che per essi sono ancora più rilevanti di quanto non lo fossero quando la larga parte dei concessionari erano di proprietà italiana”.

 

 

“Credo che durante il governo precedente appariva chiaro che lo Stato credeva nell’ istituto della concessione” esordisce l’onorevole Alberto Giorgetti, membro commissione finanze della Camera, oggi a Roma per il convegno organizzato da Unigioco. Oggi credo non sia piu cosi. Il timore e’ che non ci sia piu il rispetto adeguato della dignita degli operatori. Il sistema e’ un modello se ci crede il governo.

Va riconosciuto che anche il gverno precedente ha agito sull’onda della necessità. Non vorrei che oggi gli interventi di natura emergenziale non siano di carattere virtuoso, come lo e stato il decreto Abruzzo. Dovrebbe passare questo messaggio, ma non pare sia così. Il messaggio che deve passare e’ che si tratta di intrattenimento, di modo di trascorrere il tempo libero. Non deve passare il messaggio che si tratta di gioco d azzardo. Attenzione a queste pericolose derive.

Auspico un tavolo vero, istituzionale presso i Monopoli di Stato. Se sono concessionari, sono da considerar e partner dello Stato. Quindi la soluzione ideale non è tanto una commissione parlamentare dedicata,ma piuttosto un monitoraggio continuo e costante. Solo così lo Stato può garantire un miglioramento del sistema. Allo stesso tempo ci sarebbe garanzia del gettito.

L’alternativa a questo sistema non potrebbe che essere una offerta illegale.

Se si dovesse andare a toccare la leva fiscale, mi auguro si faccia solo a fronte di un confronto con gli operatori. Si potrebbe pensare ad una logica di armonizzazione e di semplificazione. Questa può produrre ottimizzazione e quindi maggiori livelli di gettito.

 

 

 

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