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Chiacchio (AGSI): “PVR nel caos, nove mesi di rinvio sono insostenibili per la rete legale”

Il rinvio al 26 settembre dell’udienza di merito davanti al Consiglio di Stato sul contenzioso relativo all’istituzione dell’albo dei Punti Vendita Ricariche e all’applicazione delle nuove norme continua a generare forte preoccupazione tra gli operatori del settore. A esprimere apertamente il disagio della rete legale è Pasquale Chiacchio, presidente di A.G.S.I., l’Associazione Gestori Scommesse Italia, che parla di una situazione ormai difficile da sostenere.

Secondo Chiacchio, la durata del rinvio rappresenta un elemento particolarmente critico. “Non ci si aspettava una decisione del Consiglio di Stato in tempi così lunghi. L’udienza è stata differita di nove mesi, fino al 24 settembre, e questo significa che per altri nove mesi si andrà avanti con la stessa problematica sulle ricariche, ovvero in contanti con il limite settimanale di 100 euro”. Un periodo che, per chi opera quotidianamente nei punti vendita, rischia di avere effetti molto pesanti. “Quando ADM è intervenuta sul tema dell’albo dei PVR, avrebbe sostanzialmente detto che tutto diventerà chiaro e trasparente solo dopo la definizione del contenzioso amministrativo. Di fatto, quindi, non è stato chiarito nulla”. Una posizione che, secondo l’associazione, contribuisce ad alimentare un quadro già segnato da incertezza e disorientamento.

“Viviamo in un contesto di grande confusione e tutti gli operatori sono in sofferenza”, osserva Chiacchio. “Siamo abituati a rispettare le regole, ma in questo momento le regole non sono chiare, soprattutto per quanto riguarda il limite di ricarica dei 100 euro”. Si tratta di criticità che incidono direttamente sull’operatività quotidiana. “Parliamo di operazioni che vengono effettuate più volte al giorno e che, proprio per questo, dovrebbero essere facilmente applicabili”.

Le conseguenze, però, non riguardano soltanto gli esercenti. “Questa situazione crea confusione anche tra gli utenti, che di fronte a restrizioni percepite come eccessive finiscono per spostarsi verso il mercato illegale”. Un fenomeno che, secondo Chiacchio, inizia a emergere anche dai dati più recenti sulla raccolta. “I numeri sono negativi ed è un segnale. Nel frattempo la Guardia di Finanza continua a effettuare controlli, mentre il punto vendita si sente sotto attacco, senza avere strumenti adeguati per tutelarsi”.

Uno degli aspetti più problematici è proprio l’assenza di strumenti operativi. “L’esercente non può sapere quanto un cliente abbia già caricato, non riesce a visualizzare i dati necessari. Di conseguenza si coinvolge il concessionario. Con il rischio che si inneschi addirittura un contenzioso tra esercente e concessionario. È una confusione totale”. A questo si aggiunge, secondo A.G.S.I., una carenza di trasparenza sui chiarimenti forniti dall’Agenzia. “Si parla di alcune risposte scritte che ADM avrebbe fornito ai concessionari, ma agli esercenti queste indicazioni non sono mai arrivate”.

Da qui la richiesta di un intervento immediato da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. “Ci aspetteremmo una circolare che chiarisca il quadro normativo e, soprattutto, che freni i controlli fino alla sentenza definitiva del Consiglio di Stato, attesa tra nove mesi”. Proseguire con verifiche e verbalizzazioni in una fase di incertezza normativa, sottolinea Chiacchio, rischia di aggravare ulteriormente la crisi della rete legale.

Il presidente di A.G.S.I. pone anche una questione di coerenza e proporzionalità delle norme. “Se il limite alla circolazione del contante in Italia è fissato a 4.999 euro e quello europeo a 10.000 euro, perché la ricarica viene limitata a 100 euro?”. Un interrogativo che, a suo avviso, resta privo di risposte e contribuisce a rendere le regole percepite come eccessivamente opprimenti.

“Nove mesi sono un’enormità per un esercente che deve dare risposte concrete all’utenza”, ribadisce Chiacchio. “In questo arco di tempo la clientela si perde, e sta già accadendo. I punti vendita di gioco continuano a perdere clienti, che non smettono di giocare ma si rivolgono ad altri canali”. Una dinamica che, secondo il presidente di A.G.S.I., vanifica tre obiettivi fondamentali: “Non si tutela il giocatore vulnerabile, non si garantiscono risorse all’erario e si penalizza chi opera legalmente per conto dello Stato”.

Infine, Chiacchio torna sul nodo dell’albo dei PVR, che ad oggi non è ancora operativo. “Lo stesso ADM ha chiarito che l’albo diventerà disponibile solo dopo la definizione del contenzioso amministrativo e la piena operatività del sistema. Se l’albo non può partire per questa pendenza, non si comprende perché debba essere applicato il limite di ricarica dei 100 euro e perché la Guardia di Finanza continui a effettuare controlli e sanzioni”.

La richiesta conclusiva è affidata al buon senso. “Noi vogliamo risolvere i problemi, non crearli. Una circolare che sospenda o attenui queste limitazioni fino alla pronuncia definitiva del Consiglio di Stato sarebbe una scelta di equilibrio. Quanto meno, si sospende l’applicazione di una norma su cui il giudice amministrativo deve ancora esprimersi. Poi si vedrà”. Un appello che restituisce l’immagine di un settore che chiede regole chiare, trasparenti e sostenibili per poter continuare a operare nella legalità.

Redazione Jamma
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