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AS.TRO prepara l’esposto al Governo: senza l’impugnazione delle leggi regionali il sistema non regge

In: Associazioni, Cronache

17 ottobre 2013 - 16:57


(Jamma) Come noto, le Associazioni di categoria, al pari dei cittadini privati, non hanno un autonomo potere di adire la Corte Costituzionale avverso Leggi Regionali, potendo, al massimo, invocare la remissione di tale questione alla Consulta nell’ambito di un giudizio in corso. Tuttavia, come già successo in occasione della Legge Ligure, l’Esecutivo può essere formalmente adito a pronunciarsi sull’attivazione della propria prerogativa di impugnare leggi regionali qualora una associazione di categoria depositi un esposto motivato che illustri le ragioni di tale intervento. Tale strada si rende oggi di necessaria percorrenza visto il peculiare contesto che si è venuto a creare in Lombardia e (tra breve) in Toscana, e del “risiko politico” che intreccia la definizione agevolata del celebre “contenzioso della Corte dei Conti” con le sorti del programma di Governo. Indipendentemente dalle valutazioni che gli operatori di gioco lecito dovessero adottare circa la sostenibilità finanziaria della definizione agevolata del contenzioso, nonché la sua effettiva “appetibilità” ai fini della conduzione strategica della compagnia, ciò che “balza agli occhi” è il cambiamento delle condizioni politiche in cui questa si colloca oggi. Sino a un mese fa, infatti, la questione era solo di “soldi”. Ora la questione è politica. Da un lato c’è una offerta di definizione agevolata che può essere presa in considerazione; Dall’altro lato c’è il 50% dei ricavi della raccolta da gioco tramite awp destinato a sparire nel giro di poco tempo (Lombardia, Toscana, Trentino Alto Adige, Liguria, complessivamente “rendono” in tali termini). Ago “aleatorio” della bilancia è l’articolo 14 della legge delega fiscale in gestazione al Senato, grazie al quale l’eventuale “ammorbidimento” degli attuali distanziometri potrebbe “riaprire” parte delle quote di mercato che le attuali leggi regionali e regolamenti comunali stanno chiudendo. Il “risiko” politico –industriale, quindi, ruota attorno ad una “speranza” di inversione di tendenza a livello “statale”, che consenta di rendere incompatibili con la futura legislazione nazionale i più penalizzanti distanziometri regionali. L’aleatorietà dell’auspicio si eleva allorquando il settore, che dovrebbe beneficiare del positivo sviluppo “attuativo” dell’eventuale approvazione dell’odierno testo dell’articolo 14 della legge delega fiscale, si dovesse ritrovare, “dopo il 4 novembre” , senza armi di contrattazione (avendo già fatto chiuso il capitolo delle risorse necessarie al rinvio ulteriore dell’IMU). Ciò che manca, all’interno di tale “risiko”, è l’allestimento di un percorso istituzionale che “blindi” le aspettative e consenta di renderle verosimili. Ciò è possibile, ed è anche attuabile entro il 4 di novembre, ma necessita di una “forte” manifestazione di schieramento da parte dell’Esecutivo. Da un lato, ci dovrebbe essere l’impugnativa alla Corte Costituzionale da parte del Governo della Legge regionale della Lombardia e della Toscana, e dall’altro lato ci dovrebbero essere iniziative mirate per l’immediato arginamento delle altre normative che il precedente “Governo Tecnico” non ha impugnato per “instabilità” di maggioranza parlamentare. La prima non è complicata, sostanziandosi in una decisione del Consiglio dei Ministri con conseguente mandato all’avvocatura di Stato. La seconda è meno “banale”, ma altrettanto fattibile, sostanziandosi nell’impartire chiare linee guida all’Amministrazione di governo del gioco lecito di “attuare” le proprie funzioni normative di integrazioni di dettaglio delle leggi statali già vigenti, emanando i decreti direttoriali necessari per chiarire che “sul suolo Italiano” vigono regole per l’installazione di apparecchi da gioco e per tutela delle aree sensibili, determinate in modo uniforme dalla preposta Autorità (i cui atti regolamentari di dettaglio diventerebbero così parte integrante delle Leggi statali). L’effetto di tale iniziativa sarebbe l’immediata insorgenza di un conflitto tra norme statali e regionali a cui gli Enti Locali dovrebbero eventualmente porre rimedio con proprie iniziative di opposizione, qualora volessero “osteggiare” quel Governo da cui dipende l’ammontare dei trasferimenti ad essi spettanti. Come si può notare dalla descritta disamina, di risiko politico si tratta a tutti gli effetti, ed è quindi corretto collocare tale scenario in un contesto di elevata complessità, delicatezza, e profonda conoscenza delle dinamiche politiche e istituzionali. Tuttavia, si è anche dimostrato che senza una volontà chiara di intraprendere questo percorso, sottovalutandone le tappe o ritenendole “troppo” politiche, si corre il rischio di ritrovarsi “dopo il 4 novembre” senza alcuna arma per incentivare l’attivismo dell’Esecutivo a tutela del sistema gioco legale. Ciò che AS.TRO, da sola, può fare è unicamente la presentazione dell’esposto alla Presidenza del Consiglio per formalizzare la richiesta di impugnativa della legge regionale della Lombardia e della Toscana, oltre alla presentazione di un rapporto a Confindustria per dimostrare la “messa in pericolo” del preannunciato taglio al cuneo fiscale sul lavoro, laddove “sparissero” dalle casse erariali i 2 miliardi di PREU che le leggi regionali attualmente vigenti manderanno in fumo nel 2014. Più degli auspici e delle politiche “sotto traccia”, si ritiene preferibile un approccio di salvaguardia delle categorie rappresentate fondato su documenti che “restino agli atti”, e che mettano nero su bianco la data in cui tali si sono resi pubblici determinati allarmi e determinati moniti.

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