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As.tro. Perché lo Stato – adesso – può tutelare il suo gioco lecito

In: Associazioni

15 settembre 2015 - 13:48


astro

(Jamma) “Mai come in questo momento esistono “dati e numeri” in grado di convincere la Politica a cambiare radicalmente il proprio approccio al gioco lecito. L’indifferenza, la rinuncia alla riserva statale, la iniquità fiscale, sino ad oggi mostrate nei confronti, soprattutto, del segmento apparecchi da gioco lecito potevano – in passato – essere generate da una “complicata” situazione politico-mediatica relativamente al prodotto pubblico di gioco”. E’ quanto scrive oggi sul sito istituzionale l’associzione As.tro.
“I “pastori praticanti”, che si sono scoperti essere una componente decisiva nella quotidianità della “pressione politica”, hanno avuto buon “gioco” nell’affermare (pur senza dimostrarlo mai) che “le slot lecite” producevano
tanti malati di G.A.P.
tanta evasione fiscale,
tanta spesa sanitaria,
compromissione dell’educazione giovanile, financo minorile,
tanta criminalità,
tanto degrado urbano, per la ripugnanza degli insediamenti commerciali ospitanti i congegni

Mai come ora, invece, esistono dati ufficiali che smontano questo “sviato approccio” con il quale il gioco a mezzo di apparecchi leciti è stato trattato negli ultimi 2 anni.
E’ doveroso elencarli, perché da essi si comprende che il gioco lecito a mezzo di apparecchi da gioco non è sicuramente “un comparto di santità assoluta”, ma un normalissimo asset industriale a matrice pubblica, che soffre di problemi e criticità, come tutti i segmenti industriali del Paese, e che, sempre come tutti, è destinato a peggiorare (se affrontato con indifferenza e distacco) ovvero a migliorare (se disciplinato in chiave riformatrice e innovatrice).
In Italia si pensa di riformare e innovare tutto o quasi, ma il terzo comparto industriale del Paese che esercita un profilo di rilevanza per 30 milioni di persone / utenti e decine di migliaia di occupati / addetti ricopre un eterno ruolo di priorità-zero, verso il quale si sceglie sempre la neutralità “politica”, ovvero il mancato schieramento decisionale e (una volta l’anno, nelle Leggi di stabilità) una stretta di cinghia.

I dati e i numeri che si produrranno attestano che ciò che “sembra” panico morale gestito ad arte è effettivamente tale, ciò che sembra “esagerazione e mistificazione”, è effettivamente tale, ciò che viene descritto come il “cancro” dei territori, è solo l’alibi delle Amministrazioni Locali di un “certo” tipo per distogliere i riflettori dai veri drammi che vivono le nostre società (verso i quali la risposta “amministrativa” è assente).”

 

La difesa del settore raccontata dai dati. Lo Stato ne prenda atto.

Analizziamo le tematiche utilizzate per costruire la campagna di panico morale sul gioco lecito e la sua elevazione a “colpevole vicario” dei problemi del Paese, confutandole con le evidenze numeriche che sono a disposizioni di tutti.

Il G.A.P.

Il pronunciamento “formale” su tale fenomeno è stato emanato dal Ministero della Salute in data 9 settembre 2015, nell’ambito dell’ultima relazione al Parlamento sull’andamento delle dipendenze in Italia.

In tale relazione si legge che nessun numero “certo” e “accreditato” è disponibile (tranne ovviamente il numero di malati che i SERD hanno in cura, che è di circa 7.000 persone), per identificare l’estensione epidemiologica del fenomeno.

Anni sono trascorsi dall’emersione del fenomeno come “presunta peste del momento”, ma solo “stime” “proiezioni”, “opinioni”, “valutazioni” sono stati acquisiti, e addirittura la stessa “definizione di G.A.P.” risulta altamente sottoposta ad aleatorietà per il rischio di confondere il “malato”, ovvero l’”affetto dalla malattia”, dal problematico (colui che “potrebbe” ammalarsi in quanto giocatore non sporadico).

“Ad ogni modo”, il Ministero della Salute ritiene di poter “classificare” il fenomeno come “in linea” con gli altri Paesi, osservando come le “stime” e “le ipotesi” traccino comunque un impatto del gioco patologico in Italia “non molto distante” da quello censito in Europa, Canada, Stati Uniti.

Di allarme sanitario, quindi, neanche l’ombra, di allerta sociale primaria neppure, benché si sia al cospetto di un fenomeno da non sottovalutare per la serietà “in quanto tale” della dipendenza da G.A.P.

A tale “quadro” si può aggiungere quanto evincibile da plurime note e informative rese pubbliche dai SERD, dalle quali emerge il “rapporto” (oltre il 50%) che lega la dipendenza da gioco patologico del soggetto “in cura”, con il riscontrato “multi-uso” di sostanze (alcool-droga-farmaci psico -attivi), ovvero con la presenza di pregresse malattie/disturbi (mentali – relazionali). Ciò “testimonia” come nel 50% del campione “malati in cura”, il gioco (non si sa se quello lecito o quello illecito), ha agito come fattore conseguente (evento) e non come genesi.

La mancata distinzione tra gioco lecito e gioco illecito, che “le stime” e le “proiezioni” scontano non è, un dato secondario.

Se si “separa” il gioco legale da quello “illegale” (le cui stime di fatturato sull’ordine dei 23 miliardi di euro-annui, effettuate dalla G.D.F. , non sono mai state smentite o rettificate), si è in grado di rimarcare (a chi di competenza) che “la sola spesa agli apparecchi da gioco lecito” non “supporta” 23,8 milioni di giocatori “non a rischio”, 1 milione di giocatori “a rischio dipendenza” e 2-300.000 già malati di G.A.P. che “dovrebbero” andare in cura (stimati da chi non può comunque fornire un dato accreditabile di tali numeri).

Ecco il calcolo:

  • la spesa di gioco agli A.D.I. nel 2014 è stata di 9,8 miliardi, con un bacino di utenti che raggiunge 25 milioni di persone (stima prudenziale) per questo specifico segmento: la spesa media per giocatore (e non per componente della popolazione) è quindi di 1,3 caffè al giorno.

  • 1 milione di giocatori già a rischio si presume spendano 10,9 euro al giorno (10 caffè); significa che già questo “campione” totalizza una spesa di 3,97 miliardi. Se sommiamo i presunti 2-300.000 affetti da G.A.P. (la asserita base dell’iceberg) a cui imputare – patologicamente – 20 euro di spesa al giorno – arriviamo a 2,19 miliardi di euro (sommando 3,97 + 2,19 = 6,16) .

  • E’ verosimile che agli “altri 23,8 milioni” di persone che giocano “costantemente” ai congegni legali spendano “solo” 3,68 miliardi di euro, ovvero 42 centesimi / giorno ?

  • Delle due quindi l’una: o non esiste (per dipendenza da gioco agli apparecchi) il milione e 200 mila persone tra “soggetti a rischio e già affetti da GAP”, oppure questi giocano ad apparecchi non-leciti.

La prova del nove si ottiene rovesciando l’impostazione di calcolo:

  • 23,8 milioni di persone (un maggiorenne su tre) giocano agli apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro secondo modalità “innocue”. L’esempio tipico è la spesa di 19 euro ad una slot di una ricevitoria effettuata il sabato mattina all’atto di acquistare una lotteria da 1 euro.

  • 23, 53 miliardi di euro è la risultanza di tale fenomeno.

  • Tuttavia, la spesa totale – di tutto il gioco lecito, on line compreso, – è stata di 18,3 miliardi nel 2012, 17,45 miliardi nel 2013, 17,53 miliardi nel 2014.

  • E’ quindi evidente che è molto poco verosimile imputare al gioco lecito, e quindi anche agli apparecchi leciti, una capacità drenante di spesa idonea a generare i bacini di patologia/quasi patologia stimati o ipotizzati, i quali, invece, diventano ampiamente “confermati” se conteggiamo i 23 miliardi di euro totalizzati da congegni illegali, scommesse illegali, lotterie illegali, gioco on line illegale.

  • L’ulteriore “controprova” si può ottenere sommando 23 miliardi di gioco illegale ai 17,5 miliardi di spesa al gioco lecito. La somma genera il dato allarmante di 40,5 miliardi di euro che distribuita sulla base generale di utenti di 25 milioni di persone dedite a una qualche forma di “sfida di sorte”, genera una spesa che – già al livello di media più assoluta – può suscitare un allarme “oggettivo” sotto molteplici profili. Il dato di 1620 euro/annui/giocatore, che emerge dall’annunciata divisione, rivela l’impatto catastrofico che sta generando il gioco illegale, sia sotto il profilo sociale, sia sotto il profilo dell’ordine pubblico, sia sotto il profilo industriale. L’Erario perde una fetta di “finanziaria” ogni anno (c.a. 10 miliardi tra tributi speciali, e fiscalità ordinaria statale/locale), un bacino crescente di popolazione si fidelizza a prodotti illegali, non controllati, e predisposti su criteri di addiction, le imprese del gioco lecito vedono scendere i loro fatturati al di sotto della soglia di break even, con impossibilità conseguente di mantenere la loro mission di antagonisti istituzionali al gioco non autorizzato.

  • E’ ancora più evidente, infine, che ogni scelta politica di penalizzare quel circuito “legale”, che sino a 4 anni fa è stato in grado di emarginare il mercato illegale senza generare alcun “allarme” sanitario-mediatico (performando volumi di raccolta peraltro mai più “bissati”) è quantomeno “eccentrica”.

Nel 2010, nel 2011, e per lunghi tratti del 2012, infatti, nessuno parlava di emergenza ludopatia, o emergenza G.A.P., eppure le “famigerate” slot nei bar e nelle tabaccherie producevano, all’epoca, una raccolta lorda superiore di svariati miliardi di euro rispetto all’attuale.

A tutto ciò si aggiunge l’effetto di moltiplicatore epidemiologico che si è registrato nelle aree territoriali più interessate da iniziative di contrasto al gioco lecito, non accompagnate da politiche straordinarie di controllo sulla “prevedibile” riviviscenza delle offerte illegali di gioco.

Nella terza parte si svilupperà il tema, unitamente agli altri profili.

Tutelare il gioco lecito “ora” si può.

Sembra difficile dar torto a quelle Amministrazioni Locali che, in nome della lotta al gioco d’azzardo, introducono il distanziometro metrico tra apparecchi da gioco lecito e luoghi sensibili, oppure stabiliscono che le slot (lecite) debbono restare accese solo qualche ora. Il loro ragionamento è semplice e lineare ma i dati dimostrano, invece, che è semplicistico e sbagliato. Se la “slot infernale” (ma lecita) è lontana e/o spenta il cittadino è più tutelato (si pensa). Il ragionamento “fila” se non esistesse il gioco illegale a riempire il vuoto con un servizio altamente più aggressivo di quello lecito, potenzialmente devastante in tempi enormemente più rapidi dei prodotti autorizzati. Una slot a moneta metallica – per quanto la si voglia utilizzare in forma patologica – ha dei limiti strutturali: non poi introdurre più di due euro, e non ne puoi spendere più di uno alla volta, usando solo la moneta metallica, in una sfida di sorte che non potrà prometterti una vincita superiore ai 100 euro all’esito della partita. Persino le “mitiche” VLT hanno dei limiti (benché essi non emergano direttamente da vincoli normativi imposti al loro funzionamento strutturale, ma dalla concreta attuazione delle complesse regole tecniche che le caratterizzano). Il congegno illegale, invece, non ha alcun limite, né di posta né di vincita, può permettersi di “farsi provare gratuitamente (come fosse una “prima dose”), e sicuramente ti condanna in ogni secondo a pensare che puoi rifarti con la partita successiva (benché ciò sia “artatamente” possibile, immaginiamo infatti di giocare al lotto con l’urna che contiene 90 palline tutte con il numero 1 e che per tale numero non sia ammessa la puntata, e prendiamo atto di quanto poco tempo occorre al giocatore per entrare in una spirale senza uscita).

Un “ragionamento approfondito”, quindi inizia a considerare il fatto che l’allontanamento dell’apparecchio lecito dall’utenza seguito dall’avvicinamento di quello illegale, oppure dalla maggiore accessibilità del siti illegali di gioco, possa creare effetti sanitari gravi e impellenti.

Così è stato:

Lombardia, Regione con distanziometro metrico entrato in vigore il 24 gennaio 2014:

Numero malati presi in cura dal Sert nel 2013: 1.564.

Numero malati presi in cura dal Sert nel 2014: 2.222 (+ 42,1%).

(fonte: Regione Lombardia, Giunta, deliberazione X/ 3398 del 10.04.2015)

 Liguria, Regione con distanziometro metrico entrato in vigore il 30 aprile 2012:

Numero malati presi in cura dal Sert nel 2011: 116;

Numero malati presi in cura dal Sert nel 2013: 347 (di cui il 53% certificati come affetti da dipendenza per gioco online.

(Fonte www.comune.genova.it).

 Provincia di Bolzano: Legge istitutiva del distanziometro metrico: gennaio 2013:

Numero malati presi in cura dai servizi nel 2010: 139

Numero malati presi in cura dai servizi nel 2014: 297

(Fonte: Assessore Stoker in www.pressgiochi.it del 4 giugno 2015).

Ecco quindi che “lo Stato” dovrebbe, e non solo “potrebbe”, riappropriarsi della riserva di legge statale sul gioco per evitare che “certi poco approfonditi” approcci adottati localmente possano determinare allarmi sanitari, allarmi di ordine pubblico, allarmi erariale, allarmi industriali. La demagogia “può reggere” sino a quando la verifica empirica non l’abbia smentita. Proseguire oltre detta soglia diventa atto imperdonabile. Ne ha subito preso atto il T.A.R. di Latina nella recente ordinanza cautelare emessa contro il Comune di Formia, una delle tante Amministrazioni Locali a decidere l’accensione contingentata degli apparecchi. Il Tribunale non ha accettato la tesi del Comune secondo la quale si possa valutare “notorio” il fatto che gioco patologico sia una peste endemicamente in diffusione tra tutta la popolazione a causa delle slot. “Fuori i dati, dice il Tribunale, esibite le statistiche di incidenza, e le prove di quelle che sostenete. Se questo coraggio l’ha avuto persino un T.A.R. che ben poteva rimandare alla fase di merito ogni valutazione, astenendosi dal farsi subito carico delle esigenze economiche delle imprese, significa che “l’odore della demagogia” si è rivelato con così tanta persistenza da non poter essere più compatibile con la Giustizia.

Anche sull’impatto degli apparecchi da gioco lecito su “giovani e minori” il Ministero della Sanità smentisce i fautori del panico morale sulle slot.

“….. (pagina 672 della Relazione Annuale al Parlamento sulle Dipendenze ) In Italia poco meno della metà (46,7%) degli studenti di 15-19 anni ha giocato d’azzardo almeno una volta nella vita e sono il 39,3% quelli che l’hanno fatto nell’anno antecedente la rilevazione (giocatori recenti), evidenziando, per questi ultimi, un decremento delle prevalenze che dal 47% del triennio 2009-2011 passano al 45% del 2012 e al 44% del 2013. ….. (pagina 674) Sono i Gratta & Vinci ad interessare la maggior parte dei giovani giocatori: tra tutti i giocatori il 71% ci ha giocato durante l’anno. Sono il 49% coloro che hanno puntato soldi su eventi sportivi, un terzo ha giocato a Bingo/Tombola ed il 28% a Totocalcio/Totogol. Gli studenti che hanno scommesso giocando a carte sono stati quasi 1 ogni 4 giocatori (24%), il 21% a Lotto/Superenalotto, il 14% alle New Slot/VLT ed il 19% a Poker Texano. Se le studentesse preferiscono i giochi non strategici, come Gratta & Vinci e Bingo/Tombola, i ragazzi, oltre a questi, scommettono soldi su eventi sportivi, giocano a Totocalcio/Totogol, a Poker texano e ad altri giochi con le carte, non evidenziando differenze rilevanti a livello di età”

Giusto per completezza, si ricorda come lo studio Nomisma- Alma Mater, presentato a Bologna il primo luglio 2015 aveva già ampiamente anticipato queste rilevazioni, evidenziando la “strutturale distanza” che separa il giovane giocatore dalla slot, ovvero congegno non connesso a internet, inidoneo a premiare una strategia personalizzata, totalmente avulso dal calcio e dallo sport in genere, incapace di far proseguire a casa l’evento iniziato altrove attraverso i dispositivi di connettività.

Come volevasi dimostrare il gioco lecito non è perfetto, ma per migliorarlo bisogna prima “elevarlo” a realtà industriale di cui occuparsi, e “riconoscere” nelle imprese che ancora lo esercitano (a dispetto dell’oblio e dell’avversa campagna a cui sono sottoposte) come valori aggiunti per il Paese.

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